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Comunità energetiche Corte dei Conti UE

Entro luglio i Paesi UE chiederanno una riforma del mercato del carbonio

Al prossimo vertice del 19 marzo i leader UE chiederanno a Bruxelles di “presentare una revisione del sistema di scambio delle quote di emissione al più tardi entro luglio 2026, per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità”

I governi dell’Unione Europea sono pronti a chiedere alla Commissione Europea di proporre delle riforme al mercato del carbonio entro luglio, come indica la bozza delle conclusioni per il vertice dei leader UE della prossima settimana.

IL VERTICE EUROPEO DEL 19 MARZO

Secondo la bozza delle conclusioni, visionata da Reuters, al vertice del 19 marzo i leader dell’Unione Europea chiederanno a Bruxelles di “presentare una revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) al più tardi entro luglio 2026, per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità”.

PRESERVARE IL RUOLO CENTRALE DEL MERCATO UE DEL CARBONIO

La bozza delle conclusioni afferma che la riforma dovrebbe preservare il ruolo centrale dell’ETS nella transizione energetica dell’Unione europea. Questo, nonostante le richieste a Bruxelles di alcuni governi, tra cui Slovacchia e Repubblica Ceca, di sospendere o indebolire il sistema, al fine di ridurre le bollette energetiche. La Commissione europea ha dichiarato che intende proporre la riforma dell’ETS nel terzo trimestre dell’anno, ma non ha fornito una data specifica.

I PUNTI DI SCONTRO DEL MECCANISMO ETS

Il punto di attrito emerge con particolare evidenza nei settori energivori, dove il prezzo del carbonio si traduce in un costo industriale immediato. Acciaio, chimica, cemento, carta, ceramica e produzione elettrica sono comparti che operano su margini sensibili al prezzo dell’energia. In questo contesto, l’Ets viene osservato con crescente attenzione da governi e imprese, mentre il confronto tra politiche climatiche e competitività industriale si sposta dal piano strategico a quello operativo.

LA PROPOSTA DEL MINISTRO ADOLFO URSO

In questo contesto l’Italia, attraverso il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nelle recenti riunioni europee sulla competitività industriale, ha chiesto la sospensione temporanea del sistema ETS, in attesa di una revisione più ampia dei meccanismi di funzionamento.

Secondo Urso, infatti, “il sistema ETS, così com’è concepito, rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, incidendo sui costi e limitandone la competitività”.

La richiesta italiana riguarda sia l’impostazione generale del sistema sia alcuni elementi specifici, come i parametri di riferimento utilizzati per calcolare le emissioni e le modalità di assegnazione delle quote.

LA QUESTIONE DELLE QUOTE DI EMISSIONE GRATUITE

Uno dei nodi principali riguarda la progressiva eliminazione delle quote gratuite, lo strumento – introdotto per proteggere i settori industriali più esposti alla concorrenza internazionale – che consente ad alcune imprese di ricevere una parte dei permessi di emissione senza doverli acquistare sul mercato. Tuttavia, la riforma europea prevede una riduzione graduale di queste assegnazioni.

Il processo è collegato all’introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il sistema UE per compensare il differenziale di prezzo del carbonio tra aziende europee e produttori extraeuropei. In base al CBAM, alcune importazioni industriali saranno soggette ad un prezzo del carbonio equivalente a quello pagato all’interno dell’Unione Europea.

UN MIGLIORE COORDINAMENTO TRA ETS E CBAM

Secondo Urso, il passaggio da un sistema all’altro presenta alcuni elementi di incertezza operativa, e per questo il governo italiano sostiene ci sia bisogno di un coordinamento più stretto tra la revisione dell’ETS e l’implementazione del CBAM, evitando che la fase di transizione produca effetti penalizzanti per le imprese europee.

“La chimica, industria fondamentale in Europa, oggi è sotto pressione a causa degli alti costi energetici. Il sistema ETS, alle condizioni attuali, è inefficace e dannoso, in quanto si traduce in un mero costo aggiuntivo, inevitabile e che erode la competitività”, ha concluso Urso.

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