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Strategie ESG ESMA

Finanza sostenibile, ESMA mette al bando il greenwashing nelle strategie ESG

Nuove linee guida per proteggere gli investitori al dettaglio: l’Autorità impone chiarezza e accuratezza su integrazione ed esclusioni dei criteri di sostenibilità.

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha sferrato un colpo decisivo contro l’opacità nel settore degli investimenti sostenibili. Con la pubblicazione di una nuova nota tematica lo scorso 14 gennaio 2026, l’organismo di vigilanza dell’Unione Europea ha definito le coordinate per l’utilizzo corretto delle affermazioni legate alla sostenibilità, puntando i riflettori su due concetti chiave spesso abusati: l’integrazione ESG e le esclusioni ESG. L’obiettivo dell’autorità di Parigi è proteggere i risparmiatori dal rischio di greenwashing, garantendo che le comunicazioni di marketing, specialmente quelle rivolte agli investitori al dettaglio, siano corrette, chiare e non fuorvianti. Si tratta di un documento che si configura come uno studio educativo basato sull’osservazione delle pratiche di mercato. Che mostra come le informazioni sulla sostenibilità siano diventate determinanti nelle scelte dei risparmiatori, caricando i partecipanti al mercato di una responsabilità comunicativa senza precedenti.

I QUATTRO PILASTRI DELLA TRASPARENZA

Per evitare che le affermazioni sulla sostenibilità si trasformino in una mera operazione di facciata, l’ESMA ha delineato quattro principi fondamentali che ogni operatore deve seguire. Il primo è l’accuratezza: le affermazioni devono rappresentare fedelmente il profilo dell’entità o del prodotto, evitando esagerazioni, omissioni o la selezione arbitraria dei soli dati positivi (cherry-picking). In secondo luogo, l’informazione deve essere accessibile, ovvero facile da consultare e dotata di un livello di dettaglio comprensibile, senza cadere in una semplicità eccessiva che possa trarre in inganno. Il terzo pilastro è la comprovata fondatezza (substantiation), che richiede ragionamenti credibili, fatti e processi basati su metodologie e soglie chiare. Infine, le comunicazioni devono essere aggiornate tempestivamente per riflettere qualsiasi cambiamento materiale, indicando con precisione data e perimetro delle analisi condotte.

INTEGRAZIONE VS ESCLUSIONI: UN CONFINE DA DEFINIRE

Il rischio di greenwashing è particolarmente elevato quando si parla di strategie di investimento. È quanto analizzato dall’autorità di vigilanza, che distingue tra “Integrazione ESG” ed “Esclusioni ESG”. L’integrazione è una strategia volta a migliorare i rendimenti corretti per il rischio incorporando fattori di sostenibilità nell’analisi finanziaria, sia attraverso una materialità finanziaria singola che doppia. Al contrario, le esclusioni mirano a evitare esposizioni verso settori o attività ritenuti rischiosi o non allineati a determinati valori e norme. L’ESMA avverte che questi termini possono avere significati diversi e livelli di ambizione molto distanti tra loro a seconda dell’operatore, rendendo indispensabile l’uso di un linguaggio semplice che chiarisca se tali criteri siano vincolanti o puramente opzionali.

LA FOTOGRAFIA DELLE PRATICHE DI MERCATO

Dall’analisi delle prassi correnti, emerge una discrepanza significativa nel modo in cui le strategie vengono attuate. Per quanto riguarda l’integrazione, alcuni prodotti considerano i fattori ESG come elementi vincolanti che innescano decisioni di portafoglio, mentre per altri rimangono considerazioni marginali con un impatto quasi nullo sulla composizione finale degli asset. In molti casi, l’ESMA ha osservato “versioni ESG” di fondi flagship che condividono fino al 90% dei titoli con le versioni tradizionali, presentando un profilo di rischio e rendimento identico. Sul fronte delle esclusioni, le differenze riguardano l’uso di soglie assolute o relative e la mancata trasparenza sulla riduzione effettiva dell’universo investibile, che a volte risulta trascurabile rispetto a una strategia priva di tali filtri.

GUIDA PRATICA PER EVITARE ERRORI COMUNICATIVI

Il documento tecnico non si limita alla teoria, ma offre una guida pratica su “cosa fare e cosa non fare”. Tra le buone pratiche, l’Autorità cita le società di gestione che chiariscono come l’integrazione ESG avvenga solo in fase di selezione dei titoli e spiegano perché alcuni emittenti siano inclusi nonostante le sfide ambientali, fornendo link diretti alle analisi di materialità. Tra le cattive pratiche, invece, vengono stigmatizzate le brochure che usano l’integrazione ESG come un termine “ombrello” vago per descrivere strategie diverse, o le piattaforme online che promettono “emissioni zero” o vantano metodologie avanzate senza però escludere i grandi produttori di combustibili fossili della regione. L’ESMA sottolinea che non è sufficiente piantare un albero per ogni investimento se poi non si è trasparenti sull’obsolescenza dei dati utilizzati o sulla reale ambizione delle soglie di esclusione applicate.

IL RUOLO DELLA VIGILANZA E LA TUTELA DEGLI INVESTITORI

L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio avviato con i Progress Report sul greenwashing, riconoscendo che le affermazioni fuorvianti rappresentano una minaccia per la fiducia dei consumatori e l’integrità dei mercati. Secondo quanto dettagliato nelle note tematiche, queste linee guida si applicano a tutte le comunicazioni non regolamentari, inclusi i materiali di marketing e la rendicontazione volontaria. L’Autorità invita i gestori di fondi, gli amministratori di benchmark e i fornitori di servizi di investimento a utilizzare un approccio “a strati” (layering) per le informazioni digitali, rendendo le prove a supporto delle proprie affermazioni facili da reperire e difficili da fraintendere. Solo attraverso questa rigorosa chiarezza sarà possibile garantire che il capitale fluisca verso investimenti realmente sostenibili.

ESMA36-429234738_-165_Thematic_notes_on_sustainability-related_claims-_ESG_strategies

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