Gli analisti di Washington bocciano i tagli delle accise a pioggia e chiedono un aggiustamento extra dell’1% del Pil per blindare i conti pubblici.
L’economia italiana si trova ad affrontare una fase di estrema incertezza, stretta tra l’aumento dei prezzi energetici e un debito pubblico che resta pericolosamente elevato. Al termine della missione per le consultazioni dell’Articolo IV, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha tracciato un quadro rigoroso per il futuro del Paese.
Secondo il team guidato da Lone Christiansen, la priorità assoluta deve essere la revisione delle misure contro il caro-energia: il Fondo chiede esplicitamente di abbandonare i tagli generalizzati alle accise sui carburanti a favore di trasferimenti monetari diretti e mirati solo alle famiglie più vulnerabili. Una strategia necessaria non solo per garantire la sostenibilità dei conti, ma anche per non disincentivare la riduzione dei consumi energetici in un momento di forte instabilità globale.
ENERGIA E FISCALITÀ: IL MONITO SULLE ACCISE
Per gli esperti di Washington, la gestione dello shock energetico derivante dai conflitti in Medio Oriente non può più passare per misure a pioggia. “Le misure per mitigare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia dovrebbero essere neutrali per il bilancio, temporanee, ben mirate e non dovrebbero attenuare l’incentivo a ridurre il consumo di energia”, sottolinea il Fondo.
In questo senso, l’attuale riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina viene giudicata inefficiente: il FMI suggerisce di sostituirla con “trasferimenti di contante mirati alle famiglie più vulnerabili”. Parallelamente, viene ribadita l’urgenza di accelerare la transizione verde attraverso l’espansione delle rinnovabili, il potenziamento dei sistemi di stoccaggio e una maggiore integrazione dei mercati elettrici a livello europeo, elementi considerati vitali per ridurre la volatilità dei prezzi e rafforzare la sicurezza energetica nazionale.
CRESCITA MODESTA E RISCHI GEOPOLITICI
Lo scenario macroeconomico resta condizionato da una crescita definita “modesta”. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) reale, dopo l’espansione dello 0,5% nel 2025, è destinato a mantenere lo stesso ritmo sia per il 2026 che per il 2027. A pesare sono soprattutto i fattori esterni: l’inflazione è salita al 2,8% su base annua ad aprile, riflettendo l’alta dipendenza dell’Italia dalle importazioni di combustibili fossili.
Nonostante il sostegno garantito dagli investimenti del PNRR, i rischi al ribasso stanno aumentando. Un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe spingere ulteriormente i prezzi, restringendo le condizioni finanziarie e minando la fiducia di consumatori e investitori. Nel medio termine, inoltre, l’invecchiamento della popolazione e la debole crescita della produttività rischiano di inchiodare il potenziale di crescita del Paese intorno allo 0,6%.
DEBITO PUBBLICO E RIFORMA DEL FISCO
Nonostante i progressi nella riduzione del deficit — sceso al 3,1% del PIL nel 2025 — il debito pubblico italiano è risalito a circa il 137%, rimanendo vulnerabile a shock sui tassi di interesse. Il Fondo suggerisce un aggiustamento fiscale più incisivo di circa l’1% del PIL nel biennio 2026-2027 rispetto a quanto attualmente pianificato dal Governo.
Per raggiungere questo obiettivo, la ricetta del FMI passa per un “allargamento della base imponibile e un miglioramento della fedeltà fiscale”. Tra le misure più delicate proposte figurano l’eliminazione della flat tax per i lavoratori autonomi, l’aggiornamento dei valori catastali degli immobili e una razionalizzazione delle agevolazioni fiscali. Ogni nuova spesa, inclusa quella per la difesa, dovrà essere interamente compensata per non compromettere la stabilità finanziaria.
RESILIENZA DEL SETTORE BANCARIO E STABILITÀ FINANZIARIA
Il sistema bancario italiano viene promosso dal programma di valutazione FSAP 2026, risultando resiliente grazie a profitti record e solide riserve di capitale. Tuttavia, il FMI avverte che persistono vulnerabilità in alcuni segmenti, specialmente tra le istituzioni meno significative (LSI) con modelli di business specializzati.
Resta inoltre elevato il volume dei crediti deteriorati ereditati dal passato fuori dal sistema bancario. Il Fondo accoglie con favore l’introduzione del “Systemic Risk Buffer” (SyRB), un cuscinetto contro i rischi sistemici, suggerendo però di estenderne la portata. Viene inoltre raccomandata una maggiore agilità nella vigilanza, una protezione legale più forte per il personale addetto alla supervisione e l’integrazione della vigilanza assicurativa all’interno di Banca d’Italia.
RIFORME STRUTTURALI E PRODUTTIVITÀ
Per rilanciare la crescita nel lungo periodo, il FMI insiste sulla necessità di riforme strutturali profonde. È necessario semplificare le barriere normative, rendere più prevedibili le politiche economiche e proseguire nel miglioramento del sistema giudiziario, in particolare per le procedure di insolvenza.
Sul fronte del lavoro, l’obiettivo è aumentare la partecipazione di donne e giovani, investendo nella qualità dell’istruzione e nelle competenze STEM e digitali, fondamentali per l’adozione delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. “Un progresso decisivo sulle riforme nazionali, insieme agli sforzi per approfondire il mercato unico dell’UE, sosterrebbe la crescita delle imprese e promuoverebbe l’innovazione”, conclude il comunicato, indicando nel PNRR un laboratorio essenziale le cui lezioni dovranno essere incorporate nella pianificazione politica post-2026.


