Skip to content
porti

Il Mase dimezza i fondi per i porti. Togni (Anev): “Il problema è che manca un piano per l’eolico offshore”

Dimezzate le risorse per Taranto e Augusta, ma il ministro Pichetto Fratin promette di ripristinarle nel 2027. Il presidente Anev: “Dispiace per la riduzione, ma il vero problema è un altro”

Il Mase dimezza i fondi per il restyling infrastrutturale dei porti, salvo poi promettere di ripristinarli l’anno prossimo. Con il Decreto Ministeriale del 21 settembre 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha applicato la scure dei “tagli lineari” sui capitoli di spesa destinati all’adeguamento delle banchine e altri interventi di ammodernamento di due pilastri della strategia marina nazionale: i porti di Taranto e Augusta.

SCATTANO I TAGLI LINEARI PER I PORTI

La scure dei tagli di spesa orizzontali si abbatte sul Mase. Il casus belli che ha spinto il Ministero a decidere per una rideterminazione sono i ritardi che si sono accumulati nello stato di avanzamento dei progetti, tra gare d’appalto a singhiozzo, iter autorizzativi complessi per i dragaggi dei fondali e l’adeguamento statico dei piazzali. Di fronte alle scadenze di spesa e ai vincoli di finanza pubblica, il ministero dell’Ambiente ha preferito riallineare verso il basso le dotazioni finanziarie piuttosto che rischiare di lasciare risorse preziose immobilizzate, proprio mentre il Governo è alla ricerca di risorse per finanziare misure come l’esenzione dal bollo auto e i decreti contro il caro energia e carburanti. Il provvedimento del 21 settembre 2026 prevede una riduzione dei contributi statali dedicati al restyling infrastrutturale dei porti di Taranto e Augusta.

“La comunicazione del Mase fa riferimento al taglio lineare di tutti i capitoli di spesa del ministero che riguardano i fondi disponibili. C’è anche una seconda questione da leggere: il direttore chiede alle Autorità di sistema portuali di proporre come utilizzare i fondi. L’adeguamento dei porti è una delle partite da giocare rispetto allo sviluppo di capacità per l’eolico offshore, che avrà tempistiche lunghe. Naturalmente dispiace che anche i capitoli di spesa allocati per l’infrastruttura logistica legata all’eolico offshore siano ridotti. Ma è importante chiarire che i fondi sono stanziati non solo per l’eolico offshore, ma anche per il dragaggio dei fondali, la predisposizione di banchine e altri lavori infrastrutturali”, commenta Simone Togni, presidente di Anev.

LE CONSEGUENZE DEI TAGLI AI FONDI PER I PORTI

Il paradosso è evidente. Proprio mentre gli studi di settore e le associazioni di categoria sottolineano che l’Italia potrebbe trattenere fino al 90% dell’impatto occupazionale ed economico realizzando la componentistica dell’offshore sul proprio territorio, la filiera rischia di rimanere azzoppata sul piano della capacità logistica. Infatti, senza banchine attrezzate, piazzali ad altissima portata ed escavi di profondità nei porti chiave del Sud, i progetti eolici galleggianti autorizzati nei mari italiani rischiano di dover guardare all’estero per la cantierizzazione e il montaggio.

“Gli operatori non sono impattati direttamente da questi tagli. La rimodulazione potrebbe essere l’occasione per rivedere le tempistiche dei lavori, come mi sembrerebbe ragionevole fare. Quindi più che il taglio in sé dei fondi è importante sottolineare il fatto che, ad oggi, manca un piano organico di sviluppo della filiera dell’eolico offshore, in particolare flottante”, aggiunge Togni.

LA PROMESSA DI PICHETTO FRATIN

L’anno prossimo i fondi tagliati saranno ripristinati. È la promessa fatta dal ministro Gilberto Pichetto Fratin questa mattina nel corso della conferenza stampa presso Confindustria.

Il ministro ha sottolineato che i fondi eliminati potranno essere stanziati nuovamente nel corso del 2027 in base all’avanzamento dei cronoprogrammi dei lavori dei due porti di Taranto e Augusta.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su