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Fonti rinnovabili, il problema dei costi di sistema

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Quando si parla del calo dei prezzi delle fonti rinnovabili, non sempre si tiene conto dei “costi di sistema” legati alla loro intermittenza e alle necessità di bilanciamento dell’output

La transizione energetica in atto verso le fonti rinnovabili è parte di un processo più ampio di riorganizzazione economica e infrastrutturale. Una volta terminata, ci consegnerà – questo è l’obiettivo – modelli di sviluppo più sostenibili e società a basse emissioni di gas serra.

Ma la transizione ha anche i suoi punti critici: il più discusso è quello relativo all’affidabilità delle reti elettriche, che dipenderanno per una quota sempre maggiore dall’energia prodotta dall’eolico e dal solare. E che quindi, in ultima istanza, saranno dipendenti dalle condizioni meteo.

IL PROBLEMA METEREOLOGICO

Jonathan Ford, editor del Financial Times, ha scritto che la “questione metereologica” è in effetti un problema. Se per mancanza di sole o di vento – i tedeschi hanno una parola per descrivere questa situazione: dunkelflaute – gli impianti eolici e fotovoltaici non dovessero funzionare, oppure se non dovessero riuscire a produrre abbastanza energia, la fornitura di elettricità sarebbe a rischio.

Ford cita l’esempio del gennaio 2017, quando il Belgio ha rischiato il blackout a causa di nove giorni consecutivi di cielo nuvoloso e assenza di vento: anche se solo il 9 per cento dell’elettricità era generata da fonti rinnovabili, il paese ha comunque dovuto attrezzarsi per evitare un’interruzione della fornitura. Nelle scorse settimane si è invece parlato molto della California – lo stato americano con gli obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi –, anche se la crisi elettrica non può essere ricondotta esclusivamente alla quota di rinnovabili nel mix energetico.

LA SOVRAPPRODUZIONE

Le fonti rinnovabili non hanno solo un problema di sottoproduzione, ma anche quello opposto: raffiche di vento o periodi di forte irraggiamento solare possono cioè portare alla generazione di troppa elettricità, rendendo necessaria la chiusura degli impianti per evitare il sovraccaricamento della rete.

I COSTI DI SISTEMA

Quando si parla del calo dei prezzi delle fonti rinnovabili – prosegue Ford –, non sempre si tiene conto dei cosiddetti “costi di sistema”, legati proprio alla loro intermittenza e alle necessità di bilanciamento dell’output degli impianti.

Il governo del Regno Unito stima che entro il 2035 i parchi eolici offshore produrranno energia per 41 sterline per megawattora; i grandi impianti fotovoltaici, invece, per 33 sterline/MWh. Se a questi valori vengono però aggiunti i costi di sistema, le cifre passano a 59-79 sterline per l’eolico offshore e a 45-61 sterline per il solare. Benché le stime non siano accuratissime, indicano comunque che la transizione alle rinnovabili potrebbe essere più costosa di quanto comunemente immaginato.

L’articolo del Financial Times presenta però il suggerimento dell’economista britannico Dieter Helm. Invece di dare agli operatori la libertà di vendere tutta l’energia che producono, dice Helm, si potrebbero stabilire delle regole per la fornitura di precise quantità in precisi momenti della giornata, con penalità in caso di sforamento per eccesso o per difetto. Questo meccanismo incentiverebbe gli operatori a ridurre i costi di sistema degli impianti.