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Gli incendi in California e il problema delle fonti rinnovabili

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Gli incendi in California hanno messo in crisi la tenuta delle rete elettrica. La colpa sarebbe anche delle energie rinnovabili

In questi giorni i giornali anglosassoni hanno commentato molto le interruzioni di corrente in California, dove si sta facendo fatica a contenere i grandi incendi che hanno bruciato centinaia di migliaia di ettari di terreno e costretto all’evacuazione di un numero altrettanto grande di persone.

A causa delle alte temperature e del forte aumento della richiesta di energia da parte della popolazione, le autorità della California hanno dovuto ricorrere ad interruzioni programmate della fornitura di elettricità nel tentativo di bilanciare domanda e offerta.

Diversi articoli di opinione – usciti ad esempio sul Financial Times e su Reuters – hanno preso spunto dalla situazione in California per avvertire dei rischi legati ad una transizione energetica troppo affrettata che non tenga conto dei “punti deboli” delle fonti rinnovabili.

GLI OBIETTIVI RINNOVABILI DELLA CALIFORNIA

Il 12 per cento dell’elettricità negli Stati Uniti viene generata a partire dall’energia eolica e da quella solare. A guidare la nazione c’è la California, che rispetto al resto del Paese ha attualmente obiettivi più ambiziosi in materia di rinnovabili: entro l’anno, il 33 per cento dell’elettricità californiana dovrà essere generata da fonti rinnovabili (escluso il grande idroelettrico). La quota dovrà raggiungere il 50 per cento entro il 2030, per poi giungere alla decarbonizzazione completa della rete elettrica per il 2045.

COS’È SUCCESSO ALLA RETE ELETTRICA CALIFORNIANA

In un momento di crisi, però, la rete elettrica californiana non si è dimostrata resiliente e affidabile, ha scritto l’analista John Kemp su Reuters. Ed è un problema, perché la fornitura di elettricità è una priorità per ogni economia e deve essere garantita ad ogni ora e in ogni momento dell’anno.

In California la domanda di elettricità è generalmente più alta durante le ore pomeridiane dei mesi estivi, quando c’è un maggiore utilizzo dei condizionatori d’aria.

Le centrali a gas, scrive Kemp, riescono a rispondere in maniera molto efficace – più di quelle a carbone – ai picchi improvvisi della domanda perché sono in grado di aumentare e diminuire rapidamente la loro produzione. Lo stesso non può dirsi per gli impianti eolici e solari, perché il loro output è determinato da fattori esterni quali l’ora del giorno, la stagione e le condizioni metereologiche. L’aumento della quota di rinnovabili nella rete elettrica californiana l’avrebbe dunque resa meno flessibile e meno affidabile.

Secondo Kemp, la California ha gestito la transizione energetica in maniera frettolosa, ritirando la capacità di generazione elettrica da combustibili fossili e puntando sull’eolico e il solare senza un adeguato sistema di stoccaggio dell’energia.

L’IMPORTANZA DELLO STOCCAGGIO

Lo stoccaggio è considerato il game-changer della transizione energetica, come ha scritto anche il Los Angeles Times.

Prendendo come riferimento la California, durante il giorno gli impianti fotovoltaici producono più elettricità di quanta ne viene richiesta; le batterie permettono di immagazzinare questa energia “in eccesso”, che può essere utilizzata nei momenti di maggiore domanda o di scarso o nullo soleggiamento (durante l’inverno, oppure di notte). Lo stoccaggio permette così di risolvere il problema dell’intermittenza delle fonti rinnovabili.

UNA COMBINAZIONE DI FATTORI

La crisi della rete elettrica californiana non può però essere imputata esclusivamente alla maggiore quota di rinnovabili nel mix energetico. È piuttosto il risultato della combinazione di tanti fattori.

Le temperature record, innanzitutto: nella Death Valley si sarebbero toccati i 54,4 gradi, il dato più alto mai registrato sulla Terra dal 1913. Il governo americano ha dichiarato lo stato di calamità naturale per la situazione in California.

Il caldo estremo ha fatto crescere di molto la domanda di elettricità per l’aria condizionata. A questo bisogna poi sommare il calo della produzione di energia idroelettrica provocato dalla siccità.

Infine, ci sono stati dei problemi ad una centrale a gas e ad alcuni impianti eolici che hanno ridotto ulteriormente la capacità di generazione elettrica dello stato.