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Fusione nucleare ed energia pulita: l’allarme Ue su costi fuori controllo e cantieri lumaca

La Corte dei conti europea promuove i bilanci della ricerca ma avverte: il reattore ITER rischia nuovi rincari miliardari e l’idrogeno avanza a rilento.

I partenariati dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione hanno chiuso l’esercizio finanziario 2025 mantenendo i conti in buono stato, ma sul futuro delle tecnologie strategiche, in primis la fusione nucleare del reattore ITER e i programmi di transizione energetica come l’idrogeno pulito, i biocarburanti e i trasporti sostenibili, pesano incertezze progettuali, ritardi esecutivi e rischi di pesanti rincari finanziari. È il quadro complessivo che emerge dall’audit annuale della Corte dei conti europea (ECA), , relativo alle 12 imprese comuni (IC) e organismi assimilati dell’Ue.

A fronte di una dotazione per pagamenti attuata salita a 4 miliardi di euro (rispetto ai 3,2 miliardi del 2024) e di una forza lavoro complessiva pari a 833 unità (erano 790 nel 2024, corrispondenti a circa il 2% del totale del personale Ue), l’organo di controllo ha confermato la piena affidabilità contabile di tutte le entità e la legittimità complessiva delle entrate e dei pagamenti al di sotto della soglia di rilevanza del 2%.

Tuttavia, i magistrati contabili hanno emesso un giudizio con rilievi specifico sui pagamenti dell’impresa comune Salute globale EDCTP3 e acceso un faro critico sui progetti energetici chiave dell’Unione. Il quadro analitico è stato commentato da Lucian Romașcanu, Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit annuale: “Le imprese comuni dell’UE fanno confluire miliardi di euro in settori essenziali per la competitività e l’autonomia strategica dell’UE. Presentano conti affidabili e spese regolari nel complesso, ma è necessaria una migliore analisi dei rischi per evitare errori ricorrenti nei pagamenti”.

L’ALLARME SU FUSION FOR ENERGY: IL CANTIERE ITER VERSO I 27,5 MILIARDI

Il fulcro delle criticità in materia di ricerca energetica riguarda Fusion for Energy (F4E), l’impresa comune istituita dall’Euratom nell’aprile 2007 per una durata di 35 anni. Con quartier generale a Barcellona e le infrastrutture operative localizzate a Cadarache, in Francia, F4E è l’agenzia incaricata di gestire il contributo europeo a favore dell’Organizzazione internazionale per l’energia da fusione ITER (ITER-IO), oltre a cooperare su reattori dimostrativi come nell’accordo di approccio allargato con il Giappone.

La compagine dei membri comprende Euratom (rappresentata dalla Commissione europea e titolare di circa l’82% dei finanziamenti), la Francia in qualità di Stato ospitante (circa il 17%), gli altri Stati membri e i Paesi associati (al momento la Svizzera, con circa l’1% complessivo fra contributi di adesione e volontari). L’organico conta 437 unità a fine 2025 (442 nel 2024). La relazione di audit mette formalmente in evidenza come la revisione progettuale avanzata a giugno 2024 da ITER-IO — che sostituisce lo scenario del 2016 — stia esponendo F4E a crescenti rischi giuridici, tecnici, economici, finanziari e di sostenibilità. Nel paragrafo d’enfasi sui conti, la Corte evidenzia che la stima a completamento per gli obblighi di realizzazione assunti da F4E è lievitata da 25,8 miliardi di euro (valore 2024) a 27,5 miliardi di euro (valore 2025).

L’aggravio deriva direttamente dalla dilatazione dei cronoprogrammi: la fase di costruzione del reattore è stata posticipata dal 2025 (traguardo in cui era originariamente previsto il “primo plasma”) al 2035, anno in cui dovrebbero avviarsi le operazioni di ricerca. Questo slittamento decennale comporta un incremento dei contributi annuali in denaro che F4E deve versare a ITER-IO, mentre il Consiglio dell’Unione europea ha approvato il finanziamento Euratom unicamente fino al 2028. A ciò si aggiunge un secondo paragrafo d’enfasi relativo al contributo della Francia, che ha ridotto il proprio stanziamento di pagamento da 126,6 a 60 milioni di euro, somma che stando alle interlocuzioni con la Commissione dovrà essere regolarizzata prima della chiusura del quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Per contenere l’esposizione, la Corte ha emanato la raccomandazione formale F4E-2025-1, ingiungendo di intensificare entro fine 2027 la cooperazione con ITER-IO per ridurre al minimo le modifiche strutturali alla portata dell’opera e stabilizzare la progettazione.

LA GESTIONE FINANZIARIA DI F4E E LE DEBOLEZZE NEGLI APPALTI

Nel corso del 2025, la dotazione finanziaria complessiva disponibile di F4E si è attestata a 1.066 milioni di euro per gli impegni (eseguiti al 92%, a fronte degli 812 milioni e 92% del 2024) e a 849 milioni di euro per i pagamenti (eseguiti al 93%, rispetto ai 694 milioni e 93% del 2024), con un riporto dell’8,6% per gli 87 milioni di bilancio amministrativo non dissociato. L’audit ha passato al setaccio 20 operazioni di pagamento operative e una amministrativa: pur non riscontrando errori finanziari quantificabili nel campione specifico, l’organo di controllo ha individuato un errore non quantificabile legato a debolezze nella gestione di un contratto quadro, per il quale non era stata bandita una nuova gara nonostante un aumento sostanziale del tetto massimo iniziale (benché i pagamenti eseguiti fossero rimasti inferiori a tale soglia).

Sul fronte dell’intera popolazione di spesa per appalti delle imprese comuni, ammontante a 825 milioni di euro (il 40% del totale controllato), un errore quantificabile legato all’attuazione di un contratto quadro di F4E ha interessato 25 operazioni correlate. L’agenzia ha comunque completato entro il 2025 l’attuazione di due raccomandazioni pregresse del 2023: la centralizzazione della gestione dei fornitori esterni nel dipartimento di controllo e finanza e l’integrazione della gestione del rischio nel sistema di controllo interno, corredato dal completamento dell’audit interno a febbraio 2026.

IDROGENO PULITO: PERFORMANCE INDUSTRIALE, VALLI DELL’IDROGENO E REPOWER EU

Sul fronte dei combustibili alternativi, il report analizza nel dettaglio l’impresa comune “Idrogeno pulito” (Clean H2), subentrata alle precedenti iniziative FCH 1 ed FCH 2 istituite a partire dal 2008. Attiva a Bruxelles con mandato fino al 2031, la partnership vede alleati l’Unione europea (DG RTD) e il settore industriale e accademico rappresentato dalle associazioni di categoria Hydrogen Europe e Hydrogen Europe Research. Oltre alla consueta dotazione di Orizzonte Europa, l’ente ha ricevuto 200 milioni di euro a valere sul piano RePowerEU per il periodo 2023-2025, finalizzati a moltiplicare sul territorio le “valli dell’idrogeno”, ecosistemi locali che integrano la filiera dalla generazione fino agli usi finali.

I dati finanziari 2025 evidenziano una dotazione di bilancio disponibile di 203 milioni di euro in impegni (eseguiti al 99%, contro i 215 milioni e il 98% del 2024) e di 195 milioni di euro in pagamenti (eseguiti al 93%, rispetto ai 151 milioni e all’84% del 2024, con un balzo del 29% per far fronte ai pagamenti accumulati dai bandi 2022-2025), a fronte di un organico stabile di 32 effettivi. Per quanto attiene al raggiungimento dei target di contribuzione dei partner, l’idrogeno registra performance superiori alla media: nell’ambito di Orizzonte 2020 i membri hanno raggiunto il 181% dell’obiettivo (1.890 milioni di euro a fronte di un target di 1.045 milioni), mentre per Orizzonte Europa e RePowerEU il traguardo è stato superato toccando il 124% (2.735 milioni su 2.206 milioni previsti).

La Corte rileva tuttavia che tale sovraperformance è legata in gran parte a contributi in natura (IKAA) per attività aggiuntive esterne ai progetti direttamente finanziati. In sede di audit su cinque operazioni (due Orizzonte 2020 e tre Orizzonte Europa), la Corte ha rintracciato errori con impatto finanziario in due pagamenti di Orizzonte Europa, originati da costi non registrati nella contabilità del beneficiario, dall’applicazione indebita delle regole di Orizzonte 2020 per le spese di personale e da rimborsi viaggio non pertinenti al periodo. Clean H2 ha comunque stimato un tasso di errore dell’1,7% su Orizzonte Europa e un tasso residuo dello 0,3% su Orizzonte 2020.

I PARTENARIATI PER I TRASPORTI: AVIAZIONE SOSTENIBILE E FERROVIE EUROPEE

La revisione contabile fotografa lo stato di avanzamento delle altre alleanze industriali mirate alla decarbonizzazione dei trasporti:

– “Aviazione pulita”: subentrata ai programmi Clean Sky 1 e Clean Sky 2 e partecipata da Commissione (DG RTD) e filiera aeronautica per traguardare la neutralità climatica del volo, disponeva nel 2025 di 473 milioni di stanziamenti di impegno (eseguiti al 90%) e 473 milioni di pagamenti (eseguiti al 71%), con 42 addetti (+8%). Gli inviti a presentare proposte del 2025 hanno mobilitato circa 378 milioni di euro. Sul piano dei contributi Orizzonte Europa, l’impresa ha raggiunto il 46% del target (1.907 milioni su 4.139 milioni).Su nove pagamenti campionati dalla Corte, un errore finanziario ha riguardato il calcolo errato delle tariffe giornaliere del personale. L’ente ha calcolato un tasso di errore stimato dello 0,9%.

– “Ferrovie europee” (EU-Rail): subentrata a Shift2Rail con la partecipazione di DG MOVE, DG RTD e comparto ferroviario, contava su un organico di 29 effettivi. Gli impegni sono ammontati a 151 milioni (98% di esecuzione), trainati da 140 milioni di bandi pluriennali, mentre i pagamenti disponibili sono scesi a 86 milioni (79% eseguito). Al termine del 2025 l’attuazione dei contributi Orizzonte Europa era al 57% (696 milioni su 1.230 milioni). L’impresa applica alle sovvenzioni esclusivamente il modello forfettario (lump sum) ex art. 125 del regolamento finanziario; pur non rilevando errori monetari su cinque pagamenti controllati, l’ECA ha censurato l’assenza di valutazioni preventive solide sul costo del personale preventivato e la scarsa specificità del contributo tangibile dei beneficiari, formulando la raccomandazione EU-Rail-2025-1 (da attuare entro metà 2027) per stimare e pubblicare il tasso d’errore a rischio.

– SESAR 3: deputata alla gestione del cielo digitale unico europeo (DG MOVE, Eurocontrol e oltre 50 attori), ha impegnato il 98% di 170 milioni disponibili (con 254 milioni di bandi avviati), ma ha liquidato appena il 37% dei 121 milioni di pagamenti per via del ciclo pluriennale, riportando 76 milioni al 2026. L’avanzamento dei contributi dei membri è al 53%. Riscontrato un errore di spesa del personale su cinque operazioni verificate per uso di stime anziché costi effettivi; anche per SESAR 3 è stata formulata la raccomandazione di stimare il tasso d’errore entro metà 2027.

LE BIOINDUSTRIE CIRCOLARI E I DIVARI DI BILANCIO NEGLI ALTRI SETTORI

Nel ventaglio degli impegni per la sostenibilità spicca l’impresa comune “Europa biocircolare” (CBE), creata in cooperazione con DG RTD, DG AGRI, DG GROW e il consorzio industriale per sviluppare le bioindustrie. CBE ha gestito 182 milioni di impegni (eseguiti al 99%) e 185 milioni di pagamenti (eseguiti all’87%), con 28 addetti. Tuttavia, il target dei contributi Orizzonte Europa è fermo al 26% (531 milioni sui 2.067 milioni previsti), a causa della lenta partenza dei progetti che ha costretto l’ente a rivedere l’ampiezza delle attività integrative private per i bandi 2022-2024.

Su sette pagamenti campionati è emerso un errore finanziario sulle spese del personale calcolate con la vecchia disciplina di Orizzonte 2020; a CBE è stata indirizzata la raccomandazione di quantificare il tasso di errore entro metà 2027. Nel complesso delle 12 entità esaminate, il tasso medio di esecuzione dei pagamenti si è attestato al 73%, con divari che oscillano dal 18% di SNS (Reti e servizi intelligenti 5G/6G, bloccata a 23 milioni spesi su 126 per le verifiche di sicurezza Ue ex art. 22 sui Paesi terzi ammessi ai bandi) e dal 42% di Chip (381 milioni spesi su 901 a causa della complessità delle gare per le linee pilota di semiconduttori, con liquidità in eccesso salita a 831 milioni), fino ai picchi del 99% toccati da IHI (salute) e dalla stessa Salute globale EDCTP3.

Quest’ultima, pur eseguendo 122 milioni su 124, è l’unica ad aver incassato un giudizio con rilievi: quattro dei cinque pagamenti esaminati hanno mostrato anomalie gravi tra tassi di cambio alterati, calcolo errato delle giornate, bonus indebiti e diaria versata a personale non dipendente, portando un’operazione a un tasso d’errore del 67%. Quanto alle altre realtà, EuroHPC (supercalcolo e fabbriche IA) ha attuato pagamenti per 422 milioni (88%), ma sconta un ritardo strutturale nei contributi privati (fermi al 25% su Orizzonte Europa) ed è stata invitata a stimare il tasso di rischio entro il 2027, così come il Centro di cibersicurezza ECCC (Bucarest), che ha eseguito 182 milioni (69%) in attesa dei contributi volontari statali.

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