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Fusione nucleare, Farina (CNR): A Culham risultato importante, progetto ITER ha già fruttato 1,6 mld per filiera industriale italiana

JET Energia Nucleare

 “Il risultato che portiamo a casa sarà importante anche per il progetto DTT (Divertor Tokamak Test) di Frascati”

Nel risultato della reazione nucleare al JET di Culham c’è “un grande know-how italiano che è stato messo a frutto” ed i ricercatori italiani hanno dato “un notevole contributo”. Ad affermarlo a Energia Oltre è la Dott.ssa Daniela Farina, direttrice dell’Istituto per la scienza e tecnologia dei plasmi (ISTP) del CNR, che ha commentato il risultato record ottenuto dai fisici e gli ingegneri di EUROfusion presso l’impianto europeo JET – Joint European Torus a Culham (Regno Unito), dove sono stati prodotti 59 megajoules di energia termica da fusione nucleare in un tempo di 5 secondi.

Cosa rappresenta il risultato di Eurofusion dei 59 megajoules in 5” per la ricerca italiana?

“Rappresenta un risultato molto importante, la ricerca italiana ha dato un grande contributo, soprattutto per il lavoro fatto per lunghi anni nel JET. Con l’ultimo esperimento abbiamo raccolto una grandissima mole di dati. C’è un grande know-how italiano che è stato messo a frutto in questo. Ad ogni modo noi siamo abituati a lavorare in collaborazione europea, quindi distinguere il risultato che porta a casa l’Italia dal risultato complessivo non è facile. Quel che è certo è che noi abbiamo dato un notevole contributo all’evento. Il risultato che portiamo a casa sarà importante soprattutto per il progetto DTT (Divertor Tokamak Test) di Frascati, perché tutto il know-how con cui abbiamo contribuito lo metteremo a frutto anche in questa grande esperienza italiana”.

Fino a poco tempo si diceva che sarebbero stati necessari almeno 20-30 anni prima di poter utilizzare la fusione nucleare per creare energia pulita. Con il risultato di Eurofusion le tempistiche restano le stesse o si accorciano?

“Ci sono scuole di pensiero diverse: per noi che lavoriamo in Eurofusion il risultato di Culham è una tappa prevista ed è importante nell’ambito delle tempistiche di cui stiamo parlando. Noi abbiamo la ‘European Roadmap for Fusion Energy’ che rispetta queste date. Ci sono altre realtà che hanno previsioni più brevi su strade diverse, come alcune realtà americane o altre compagnie private. Per quanto riguarda le tempistiche, l’evento di Culham era una tappa prevista, ciò che non ci aspettavamo erano i risultati. Adesso dovremo studiare i moltissimi dati scientifici che abbiamo ottenuto, servirà un’analisi approfondita”.

Quali risvolti potrà avere la fusione nucleare sulle imprese e sull’economia italiana in generale?

“Adesso nel sud della Francia si sta lavorando alla costruzione del reattore ITER, che ha già fruttato 1,6 miliardi di euro per la filiera industriale italiana, e l’Italia si è aggiudicata la quota maggiore delle commesse per la costruzione. C’è già un contributo molto forte all’economia del nostro Paese da questo trasferimento tecnologico diretto e indiretto della parte più scientifica del progetto, ma prevedere quale sarà lo scenario industriale futuro è difficile perché, appunto, parliamo di almeno 20-30 anni da oggi”.

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