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La Grecia punta sull’esplorazione di gas e petrolio

I programmi di ricerca in acque profonde hanno acceso le speranze di una importante scoperta nel settore del gas naturale, mentre lo sviluppo del petrolio onshore sta progredendo più lentamente.

La scoperta dell’enorme giacimento di Zohr nell’offshore egiziano da parte di Eni rappresenta qualcosa di più della semplice produzione e commercializzazione di gas. Rappresenta l’avvio di una corsa verso le esplorazioni nel Mediterraneo orientale che ha visto uno ad uno, tutti i paesi costieri partire alla ricerca di nuovi giacimenti. In prima linea, per il momento, ci sono Israele, Cipro e in misura minore Turchia e Libano. Ma da qualche tempo a questa parte anche la Grecia si è buttata a capofitto nel settore dell’E&P grazie alla Hellenic Hydrocarbons Resources Management (HHRM). Dal 2011, questa società di proprietà statale sta rivitalizzando quello che era diventato un settore moribondo in Grecia.

PER ORA AL VIA PARTNERSHIP DI HHRM CON EXXOMOBIL E TOTAL

Per ora la HHRM ha “agganciato” Exxomobil e Total, già presente nell’upstream greco. L’obiettivo è quello di trasformare la Grecia in un attore importante nel Mediterraneo orientale, tanto che il vice ministro greco dell’energia Michalis Verroiopoulos ha detto a Petroleum Economist che in questi giorni ci si sta concentrando “sulla promozione dell’esplorazione degli idrocarburi in Grecia” su cui è evidente un rinnovato dinamismo. “Siamo molto felici di avere grandi aziende come Exxon e Total che decidono di investire qui”.

IL GRANDE CAMBIAMENTO DOPO LA SCOPERTA DEL GIACIMENTO DI ZOHR

Il grande cambiamento è arrivato proprio con la scoperta di Zohr. Secondo l’amministratore delegato di HHRM Yannis Bassias, lo stesso strato geologico di Zohr “è presente in diverse aree del Mediterraneo orientale, non solo al largo di Cipro, ma anche al largo della Grecia. Quindi, c’è una buona probabilità di avere scoperte simili”, ha ammesso a Petroleum Economist. Questo, naturalmente, ha stuzzicato l’appetito di Exxon e Total, che hanno entrambi acquisito partecipazioni nell’offshore cipriota. All’inizio di luglio, il governo greco ha assegnato un contratto ad un consorzio Exxon-Total-Hellenic Petroleum per la ricerca di idrocarburi a ovest di Creta e a sud-ovest dei blocchi di Creta. Repsol e Hellenic hanno manifestato interesse, invece, per un terzo blocco nel Mar Ionio ad ovest che ha caratteristiche simili a quelle al largo di Creta. Le due licenze al largo di Creta coprono insieme un’area enorme (per un totale di 40.000 kmq) in acque molto profonde, in media 3.200 metri, molto di più di quanto accade al largo del Brasile e del Golfo del Messico. Malgrado si siano individuate zone interessanti, esistono dei problemi tecnologici, ammette Bassias: “Non abbiamo le navi da trivellazione per farlo”. Exxon e Total stanno lavorando sodo per superare i problemi tecnologici. Ma passerà parecchio tempo prima che la Grecia possa beneficiare di eventuali scoperte: almeno tre anni serviranno solo per la raccolta dei dati sismici e per gli studi in 3D. Poi l’avvio vero e proprio. In sostanza secondo Bassias ci vorranno almeno cinque-sei anni per iniziare le perforazioni: “Ma entro il 2025 la tecnologia di cui abbiamo bisogno sarà pronta a consentire la perforazione in questo tipo di ambienti”.

ATTUALMENTE IN GRECIA C’È SOLO UN GIACIMENTO DI IDROCARBURI ATTIVO, PRINOS

Attualmente, la Grecia ha un solo blocco di idrocarburi attivo, Prinos, nel Golfo di Kavala, al largo dell’isola di Taso, nell’estremo nord-est. Prinos è stato scoperto nel 1974 e ad un certo punto ha prodotto 30.000 barili al giorno. Ma poi è entrato in declino. Con l’esaurimento della licenza, sembrava destinato ad essere abbandonato. Nel 2007 invece, la società privata greca Energean, che a marzo si è quotata alla Borsa di Londra, ha acquisito Prinos e ha iniziato a ristrutturarla. Oggi la produzione si aggira intorno ai 4.200 barili al giorno ma Energean spera di raddoppiare gradualmente questa cifra. Mathios Rigas, amministratore delegato di Energean ha dichiarato che secondo le loro stime, le riserve del campo si attestano sui 58 milioni di barili di petrolio. Per questo Energean prevede di continuare ad aumentare la produzione perforando altri pozzi e collegando il campo satellite di Epsilon.n

KATAKOLON PROSSIMO OBIETTIVO

È probabile che uno dei prossimi blocchi esplorativi di Energean sarà situato a Katakolon, al largo delle coste del Peloponneso occidentale. Il governo ha rilasciato una licenza di sfruttamento di 25 anni per il piccolo campo che si stima abbia riserve per 10,5 milioni di barili. La perforazione è prevista per il 2019, utilizzando una tecnologia a raggio esteso per la perforazione da terraferma a offshore, evitando così la costruzione di un impianto di perforazione in un’area di bellezza naturale e di importanza culturale. Gli esperti ritengono che dall’area si estrarranno 2-3000 barili di petrolio al giorno.

È ARRIVATO IL MOMENTO PER UN TERZO GIRO DI OFFERTE?

Nel 2014 è stata lanciata la seconda gara del paese (la prima era stata negli anni ’90) con circa 20 blocchi in offerta. Alla fine, solo tre blocchi sono stati assegnati, due a Hellenic e uno (blocco 2) a una joint venture tra Total, Edison e Hellenic. Ma questo per colpa del momento storico caratterizzato da prezzi del petrolio in calo. Energean ha acquisito il blocco di Ioannina sulla terraferma nell’Epiro settentrionale nel 2014 e tre anni dopo ha ceduto il 60% della licenza a Repsol, che ne è diventato operatore. Nel 2017, Repsol ha poi acquisito il 60% del blocco onshore di Energean Aitoloakarnania, nella Grecia occidentale, dove nel 2018-19 si svolgerà un’indagine 2D. Per il futuro è previsto un altro giro di offerte, ma probabilmente non prima di altri due-tre anni, quando alcuni blocchi cioè saranno stati abbandonati, e arriveranno dati aggiornati e approfonditi sugli altri. Anche perché, ha ammesso Bassis, “in Africa ma anche altrove si è scoperto che quando si va molto in profondità, 3.000 metri in acqua e 2.000 metri in roccia, si può trovare petrolio. Per questo pensiamo che al largo delle coste greche ne troveremo ancora”.