Il livello dei depositi scende al 33,97%, segnando un distacco netto dalla media quinquennale. L’Italia resiste sopra il 51% mentre la Germania scivola sotto la soglia del 24%.
L’Unione Europea si avvia verso la conclusione della stagione fredda con i depositi di gas naturale ridotti ai minimi termini. Dall’inizio del periodo di riscaldamento, i prelievi netti dagli stoccaggi sotterranei (UGS) hanno superato la soglia critica dei 54 miliardi di metri cubi (bcm), una cifra che rappresenta il 99% dell’intero volume di combustibile che era stato iniettato durante la scorsa estate. È quanto emerge dalle ultime rilevazioni di Gas Infrastructure Europe (GIE), secondo quanto riportato da Tass, che fotografano una situazione di forte pressione sulle riserve continentali in un momento di rinnovata instabilità climatica.
IL BILANCIO DEI DEPOSITI E L’ANDAMENTO DEI PRELIEVI
La fotografia scattata dall’ente certificatore evidenzia che, alla data del 14 febbraio, il prelievo giornaliero nei paesi dell’UE si è attestato a circa 493 milioni di metri cubi. Questo ritmo serrato ha portato il volume totale di combustibile ancora disponibile a soli 37,5 miliardi di metri cubi. Se si guarda all’intero arco stagionale iniziato il 13 ottobre 2025, i paesi membri hanno complessivamente attinto alle riserve per circa 59,5 miliardi di metri cubi. Attualmente, il tasso di riempimento degli impianti europei è al 33,97%, un dato che preoccupa gli analisti poiché risulta inferiore di ben 16,2 punti percentuali rispetto alla media degli ultimi cinque anni per questo stesso periodo, quando lo scorso anno le scorte erano ancora al 45,2%.
DISPARITÀ NAZIONALI TRA ITALIA E CENTRO EUROPA
L’analisi territoriale mostra un continente spaccato in due. L’Italia si conferma l’area più resiliente tra le grandi economie europee, mantenendo i propri stoccaggi al 51,12% della capacità totale. Una situazione decisamente più confortante rispetto alla Germania, dove il livello è crollato al 23,95%, o alla Francia, ferma al 24,50%. Più solida la posizione della Spagna, che vanta riserve piene al 57,97%. Questa marcata eterogeneità riflette le diverse strategie di approvvigionamento e i differenti impatti delle ondate di gelo che hanno colpito le regioni centrali e settentrionali del Vecchio Continente.
DINAMICHE DEI PREZZI E RUOLO DELLE RINNOVABILI
Sul fronte dei mercati, si registra una tendenza al ribasso dei costi nonostante la scarsità delle riserve. È quanto emerge dai dati di acquisto medi: a febbraio il gas in Europa è stato scambiato a circa 407 dollari per 1.000 metri cubi (pari a circa 379 euro), in calo rispetto ai 415 dollari (circa 386 euro) registrati nel mese di gennaio. Nelle contrattazioni odierne presso l’hub TTF di Amsterdam, il prezzo si attesta sui 30,8 euro al megawattora (MWh). A contenere parzialmente la domanda di combustibile fossile è stato il contributo dell’energia eolica, la cui quota nella produzione elettrica dell’UE è salita dal 19% di gennaio al 20% medio di febbraio.
PROSPETTIVE METEO E CONSUMI FUTURI
Le previsioni meteorologiche per i prossimi giorni indicano una settimana caratterizzata da temperature sensibilmente più rigide rispetto alla precedente in gran parte d’Europa. Questo scenario comporterà inevitabilmente un ulteriore incremento dei consumi domestici e industriali, accelerando il prelievo dalle scarse riserve rimanenti. Tuttavia, la pressione dovrebbe allentarsi verso il fine settimana, quando è atteso il ritorno di un clima più mite nella regione. La gestione delle ultime scorte sarà cruciale per evitare criticità tecniche e per preparare il terreno alla nuova fase di iniezione estiva, che quest’anno partirà da livelli di base eccezionalmente bassi.

