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Gas nell’Adriatico, l’Italia rinuncia e le Grecia ne approfitta

trivelle

Mentre l’Italia rinuncia al gas di Fortuna Prospect, giacimento interterritoriale che  si trova nell’Adriatico, la Grecia ha già dato le autorizzazioni per la realizzazione di pozzi esplorativi

Uno stop definitivo alle nuove concessioni di estrazione di idrocarburi. Questo è stato annunciato dal Presidente Conte durante la fiducia, come scritto nel programma di governo giallorosso. In questo momento in Italia ci sono 133 concessioni assegnate, mentre i permessi sono 72. Significa che molte aziende sono a metà del guado e su di loro pende una spada di damocle che coinvolge oltre alle società e agli investimenti già spesi, anche 15 mila lavoratori.

Il nuovo governo vorrebbe dunque rendere definitivo il decreto dello scorso gennaio con il quale ha stabilito una moratoria di 18 mesi per tutti i nuovi permessi, il che vuol dire anche il blocco del rinnovo di quelli in scadenza.

Il tutto rinnegando uno dei decreti fondanti dell’iniziativa politica e amministrativa di Matteo Renzi che dello Sblocca Italia (il decreto confermato dal referendum notriv bocciato) aveva fatto la sua identità sulla strategia dello sviluppo del Paese. E che non sappiamo se abbia nel frattempo rinnegato sostenendo questa alleanza e questo programma di governo.

Per verificare plasticamente la dabbenaggine populista del nuovo provvedimento, oltre alla banale considerazione che l’Italia dipende per l’80 per cento dalla fornitura di idrocarburi estera e che se si considerano i giacimenti pericolosi dovrebbero esserlo anche quelli aldilà della penisola, uno degli esempi piu concreti riguarda uno giacimento al largo del mar ionio.

GAS IN ADRIATICO: IL FORTUNA PROSPECT

Si tratta del Fortuna Prospect, situato nelle acque a sudest di Santa Maria di Leuca, un giacimento cosiddetto unitizzato, ovvero interterritoriale metà in Italia metà in Grecia.

La società Global Med aveva presentato le istanze per i permessi nel dicembre 2013, la conferenza dei servizi si è tenuta il 7 novembre 2016 e subito dopo il Ministero dello Sviluppo economico ha espresso il suo parere positivo.

Il 26 settembre 2017, l’allora ministro dell’Ambiente, di concerto con il ministro dei Beni culturali, ha riconosciuto poi la compatibilità ambientale dei progetti.

Il 31 dicembre 2018, sul bollettino ufficiale di settore, è stato pubblicato il decreto del 7 dicembre 2018 con il quale il direttore generale per la Sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito il permesso.

Il permesso era valido per sei anni: fino al 7 dicembre 2024, per un totale di 68.830 euro di canoni annui pagati in anticipo.

Ma subito dopo è subentrato il decreto moratoria che ha bloccato tutto.

COSA FA LA GRECIA PER IL GAS IN ADRIATICO

Nel frattempo invece il Governo di Atene ha autorizzato sullo stesso giacimento, un pozzo esplorativo in un’area divisa tra Total al 50 per cento, Edison al 25 ed Hellenic al 25. Al termine di questa prima fase esplorativa la Grecia potrà estrarre gas anche dal versante italiano del Fortuna prospect.

I dati del carotaggio prospettivo sono già disponibili. Si stima che questo potenziale giacimento possa avere una dimensione assimilabile a quello egiziano di Zohr, e dunque il gas in esso contenuto, a quel punto, avrebbe un peso specifico determinante per la bilancia energetica nazionale, contribuendo sostanzialmente all’indipendenza energetica.

E invece L’Italia importa energia per circa 43 miliardi di euro all’anno, e rinuncia inspiegabilmente agli idrocarburi presenti nel suo territorio.
Preferendo con una scelta deleteria dal punto di vista economico, strategico e geopolitica, di dipendere totalmente dagli altri Paesi. Quelli che invece il gas lo estraggono. Il nostro. Dal nostro mare. Solo un miglio piu in là. Quello che separa l’intelligenza ecologica dal populismo ambientale.