Il modello ordoliberale sbatte contro la crisi in Medio Oriente: stoccaggi vuoti e prezzi estivi alle stelle costringono il governo a una giravolta strategica. Spunta l’ipotesi di una riserva nazionale finanziata dalle famiglie.
Torna in primo piano l’allarme per le riserve nazionali: il riempimento degli stoccaggi di gas in vista della prossima stagione fredda si profila come una sfida sempre più complessa. Ora finisce nel mirino la ministra per l’Economia Katherina Reiche, che nelle scorse settimane aveva assunto un approccio tranquillizzante, evidenziando come la diversificazione dell’approvvigionamento di gas attraverso i rigassificatori avesse reso meno rilevante la questione dei livelli di stoccaggio del gas.
Reiche ha basato il suo mandato finora su due pilastri fondamentali: la sua posizione ordoliberale nello spirito di Ludwig Erhard, che la porta a intervenire sul mercato solo con la massima parsimonia, e il gas come elemento centrale dell’approvvigionamento energetico tedesco. Ora questi due pilastri entrano in contraddizione tra loro.
MERCATI INSTABILI E RISCHI PER L’APPROVVIGIONAMENTO
L’aumento dei prezzi internazionali e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno riducendo gli incentivi economici per acquistare gas da immagazzinare e operatori e politici discutono su come garantire la sicurezza energetica del Paese prima del prossimo autunno. Negli ultimi mesi i livelli degli impianti di stoccaggio tedeschi si sono ridotti sensibilmente e dovrebbero essere ricostituiti entro l’inizio del prossimo periodo di riscaldamento. Tuttavia, il quadro internazionale rende l’operazione più difficile del previsto. Le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente e i danni subiti dal principale impianto di produzione di gas naturale liquefatto in Qatar hanno limitato l’offerta globale, incidendo sui flussi diretti verso l’Europa.
Reiche ha ora riconosciuto apertamente la crescente fragilità del quadro energetico, sottolineando come l’energia sia ormai al centro di dinamiche geopolitiche sempre più marcate. “Quando le rotte di approvvigionamento vengono ostacolate, aumentano non solo i prezzi ma anche i rischi”, ha dichiarato, evidenziando le possibili ricadute su imprese, famiglie e sistema economico. Una giravolta totale rispetto a quanto la stessa ministra affermava solo un mese fa.
LA RICHIESTA DI UNA RISERVA STRATEGICA
All’interno del settore energetico le preoccupazioni sono in aumento. Diversi operatori segnalano un crescente rischio di carenze fisiche di gas qualora la disponibilità di GNL restasse limitata nei prossimi mesi. Senza incentivi economici o interventi pubblici, avvertono gli operatori, il raggiungimento di livelli di riempimento adeguati potrebbe risultare compromesso.
Le associazioni del comparto chiedono indicazioni rapide da parte del governo federale e auspicano la creazione di una riserva strategica nazionale, ritenuta uno strumento utile per stabilizzare mercati resi volatili dalle crisi internazionali: diventa sempre meno probabile che il mercato, da solo, riesca a garantire livelli sufficienti di riempimento degli stoccaggi.
Anche dal Bundestag arrivano proposte operative, specie dall’opposizione. I Verdi sostengono la necessità di nuovi strumenti flessibili per assicurare il riempimento dei depositi. In un documento programmatico il gruppo degli ecologisti propone la creazione di una riserva nazionale pari al 10–20% della capacità complessiva di stoccaggio, da utilizzare esclusivamente in caso di gravi interruzioni dell’approvvigionamento e non per calmierare i prezzi.
Il finanziamento, secondo l’ipotesi avanzata dai Verdi, ricadrebbe sui consumatori attraverso un contributo annuale stimato tra 7 e 18 euro per famiglia. L’obiettivo sarebbe rafforzare la resilienza del sistema energetico senza alterare le dinamiche di mercato.
UN MODELLO DI MERCATO IN TRASFORMAZIONE
La difficoltà attuale riflette un cambiamento strutturale del mercato del gas, osserva l’Handeslblatt. Prima della guerra in Ucraina, i prezzi tendevano a diminuire nei mesi primaverili ed estivi, rendendo conveniente acquistare gas a basso costo per rivenderlo durante l’inverno. Oggi questa dinamica si è invertita: prezzi elevati anche nei mesi caldi scoraggiano lo stoccaggio e favoriscono strategie di approvvigionamento a breve termine.
I gestori degli impianti segnalano una riduzione della domanda dei loro servizi e una redditività sempre più incerta, al punto che alcune infrastrutture potrebbero essere dismesse. Il problema, secondo il settore, non può essere compensato esclusivamente dall’espansione delle infrastrutture di importazione di GNL realizzate dopo la crisi del 2022. Sebbene i nuovi terminali aumentino la flessibilità del sistema, durante i picchi di consumo invernali la capacità di risposta resta legata soprattutto agli impianti di stoccaggio. È esattamente l’opposto di quanto Reiche e il suo staff sostenevano sino a ieri.
FRANCIA E AUSTRIA COME MODELLI
Il governo ha annunciato l’avvio di un “dialogo approfondito” con gli operatori per individuare possibili soluzioni, mentre il confronto guarda anche alle esperienze europee. La Francia, ad esempio, garantisce il riempimento degli stoccaggi attraverso un sistema di compensazione finanziato tramite le tariffe di rete, mentre l’Austria ha istituito una riserva strategica statale in grado di coprire circa due mesi di consumi invernali per utenti essenziali.
In Germania il dibattito si è riaperto: pressioni geopolitiche, mutamenti del mercato e nuove esigenze di sicurezza energetica spingono la ministra Reiche – e con lei tutto il governo – a riconsiderare la politica fin qui seguita. Il riempimento dei serbatoi di gas torna a essere una delle sfide centrali per la politica energetica nazionale nei mesi che precedono il prossimo inverno.


