Il 20esimo pacchetto di sanzioni colpisce le rotte dell’oro nero e i metalli critici del Cremlino. Stop totale ai servizi LNG dal 2027 e schiaffo commerciale alle triangolazioni con la Cina e il Kirghizistan.
Il cuore energetico della Russia è finito nel mirino di Bruxelles. Con il via libera definitivo al ventesimo pacchetto di misure restrittive, adottato oggi, il Consiglio dell’Unione Europea ha sferrato quello che Kaja Kallas, Alto Rappresentante per la Sicurezza, definisce un colpo “alla macchina da guerra di Putin” che non può più essere ignorato. Non si tratta solo di diplomazia, ma di un attacco frontale ai forzieri del Cremlino: petrolio, gas liquefatto e materie prime sono i bersagli principali di una manovra che punta a soffocare i flussi finanziari che alimentano il conflitto in Ucraina.
PETROLIO E FLOTTA OMBRA: ASSEDIO ALLE ROTTE CLANDESTINE
La vera notizia è l’offensiva senza precedenti contro la cosiddetta “flotta ombra“, quel network di petroliere fantasma che Mosca utilizza per aggirare il tetto al prezzo del greggio. L’Unione Europea ha messo al bando l’accesso ai porti e la fornitura di servizi per altre 46 navi, portando il totale della lista nera a 632 unità. Ma la mossa più audace riguarda i porti: Bruxelles ha vietato ogni transazione con gli scali russi di Murmansk e Tuapse, ma anche con il terminal indonesiano di Karimun, identificato come un hub nevralgico per il trasbordo illegale di greggio. Da oggi, vendere una nave cisterna richiederà controlli di “due diligence” obbligatori, rendendo molto più complicato per la Russia espandere la propria capacità di trasporto marittimo.
GAS LIQUEFATTO: IL COUNTDOWN PER IL 2027
Sul fronte del gas, l’Europa alza ufficialmente un muro contro l’LNG (gas naturale liquefatto) russo. A partire dal gennaio 2027, sarà illegale fornire servizi ai terminal europei per entità russe o controllate da Mosca. Non solo: il pacchetto colpisce duramente la capacità tecnologica di trasporto, proibendo la manutenzione delle navi cisterna e, soprattutto, delle navi rompighiaccio russe, fondamentali per mantenere aperte le rotte artiche. L’obiettivo è chiaro: rendere il gas di Putin una risorsa fisicamente difficile da esportare, colpendo le infrastrutture necessarie al suo movimento globale.
METALLI E MATERIE PRIME: LO STOP AI RICAVI STRATEGICI
L’analisi del Consiglio UE ha individuato nel settore dei minerali un’altra boccata d’ossigeno per l’economia russa. Le nuove restrizioni bloccano l’importazione di metalli, rottami d’acciaio e materie prime specifiche che garantivano al Cremlino entrate per oltre 570 milioni di euro. Parallelamente, sul versante delle esportazioni verso la Russia, il bando tocca strumenti per la produzione metallurgica e componenti tecnologiche del valore di 360 milioni di euro. Per la prima volta, l’UE ha attivato un meccanismo “anti-elusione” contro il Kirghizistan, bloccando l’invio di macchinari industriali e radio che venivano sistematicamente riesportati verso il fronte russo.
TECNOLOGIA MILITARE, CINA E CRIPTOVALUTE IN BREVE
Oltre alla morsa energetica, il pacchetto interviene pesantemente sulla filiera militare. Sono state sanzionate 16 entità con sede in Cina, Emirati Arabi, Uzbekistan e Kazakistan che fornivano droni e sistemi d’arma a Mosca. Anche il settore delle valute digitali è sotto assedio: l’UE ha imposto un bando totale alle piattaforme crypto stabilite in Russia e ha vietato ogni supporto allo sviluppo del rublo digitale, colpendo inoltre la criptovaluta RUBx.
Sul piano dei diritti umani, la scure è caduta su chi ha permesso la deportazione e l’indottrinamento di 20.000 bambini ucraini e sul sequestro del patrimonio culturale di Kiev. Infine, le sanzioni contro la Bielorussia sono state estese fino al 2027, colpendo per la prima volta un’azienda statale cinese attiva nella produzione bellica di Minsk. “Russia e Ucraina stanno vivendo momenti opposti,” ha concluso Kaja Kallas, “mentre l’economia di guerra di Putin è sotto pressione, Kiev riceve un impulso decisivo con nuovi prestiti e sanzioni più dure.”


