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Auto elettriche, Glencore invita l’Occidente a non affidarsi alla Cina

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La società mineraria Glencore ha detto che le case automobilistiche occidentali devono prestare più attenzione alle filiere di materie prime, come il cobalto per le batterie

Ivan Glasenberg, amministrato delegato della società mineraria Glencore, ha detto al Financial Times che le case automobilistiche occidentali sarebbero ingenue se pensassero di poter fare sempre affidamento sulla Cina per le forniture di batterie per i veicoli elettrici.

LE FORNITURE DI COBALTO

Al contrario, l’industria automobilistica in Europa e negli Stati Uniti rischia di restare indietro rispetto a quella cinese se non si garantirà forniture adeguate di cobalto. Il cobalto è un metallo utilizzato nel catodo (l’elettrodo positivo) delle batterie agli ioni di litio: è utile perché garantisce quella densità energetica che aumenta l’autonomia delle auto elettriche tra una ricarica e l’altra. Glencore ne è il maggiore produttore al mondo.

Glasenberg sostiene che le aziende cinesi abbiamo colto in fretta la vulnerabilità delle loro filiere e si siano per questo garantite l’accesso a grandi quantità di cobalto nella Repubblica democratica del Congo, dove si concentrano le miniere e la produzione mondiale del metallo.

“Le aziende occidentali non lo hanno fatto. O non credono che questo sia un problema, oppure pensano che riceveranno sicuramente le batterie dalla Cina”, ha detto Glasenberg. “Ma che succede se questa cosa non dovesse accadere e i cinesi dicessero che non esporteranno batterie, ma veicoli elettrici? Da dove verranno le batterie?”.

IL RUOLO DELLA CINA IN CONGO

Gli avvertimenti di Glasenberg arrivano a seguito sia di un aumento del 50 per cento del prezzo del cobalto negli ultimi sei mesi, sia di una crisi globale delle forniture di microchip che sta avendo un impatto negativo anche sulla produzione automobilistica.

Il cobalto si ottiene come sottoprodotto dell’estrazione del rame e del nichel. Più del 60 per cento del suo output annuale (130mila tonnellate) proviene dalla Repubblica democratica del Congo, peraltro uno dei paesi più poveri d’Africa; l’estrazione mineraria è spesso associata a lavoro minorile e altre violazioni dei diritti umani.

Le società cinesi controllano circa il 40 per cento della produzione congolese e hanno anche firmato accordi di fornitura a lungo termine con Glencore, l’unico grande produttore occidentale attivo nel paese.

LA CINA DOMINA ANCHE LA LAVORAZIONE

Oltre a garantirsi l’accesso alla materia prima, la Cina è anche arrivata ad ottenere una posizione dominante nella fase di lavorazione del cobalto. Le aziende che producono batterie stanno anche investendo direttamente nelle miniere: CATL, ad esempio, ha pagato 137 milioni di dollari per una quota del 25 per cento nella miniera di cobalto di Kisanfu, in Congo, dove opera la compagnia cinese China Molybdenum.

Glasenberg ha detto che Glencore valuterebbe la vendita di una quota di una delle sue miniere in Congo ad una casa automobilistica occidentale, anche se finora nessuna si è fatta avanti.

INVESTIRE NELLE FILIERE

Glasenberg ha detto che investire nell’approvvigionamento di materie prime è “un’ottima idea” per le case automobilistiche. “Se guardi storicamente, Henry Ford lo fece. Vincolò la sua filiera, sia che si trattasse di piantagioni di gomma o di forniture di ferro in Brasile”.

I NUMERI DI GLENCORE

Glencore prevede di produrre circa 35mila tonnellate di cobalto nel 2021. Un volume che potrebbe aumentare di 25mila-30mila tonnellate se la società dovesse decidere di sviluppare un nuovo progetto nella miniera di Mutanda, nella Repubblica democratica del Congo.