Il rapporto ACER evidenzia come gli Stati Uniti coprano ormai un quarto dell’intero fabbisogno di gas dell’Unione. Pesa l’incognita geopolitica in Medio Oriente, con il rischio di un deficit di offerta di 27 miliardi di metri cubi.
L’Unione Europea ha consolidato nel 2025 il suo primato come principale acquirente mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), raggiungendo la quota record di 146 miliardi di metri cubi (bcm). Il dato, che certifica il sorpasso storico ai danni di giganti come Cina e Giappone, emerge dal “2026 Monitoring Report” pubblicato oggi dall’ACER (Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione fra i regolatori dell’energia).
Nonostante il successo nel processo di affrancamento dalle forniture russe, scese ad appena il 7% del mix totale, l’Agenzia lancia un monito sulla crescente vulnerabilità del blocco: la sicurezza energetica europea appare oggi strettamente legata alla stabilità delle rotte marittime globali e alla massiccia dipendenza dagli Stati Uniti. L’attuale chiusura dello Stretto di Hormuz, in particolare, rappresenta uno shock che minaccia di sottrarre al mercato circa il 20% dell’offerta globale, spingendo le istituzioni a invocare una rapida accelerazione verso la decarbonizzazione e l’efficienza energetica.
L’EUROPA AL CENTRO DELLO SCACCHIERE MONDIALE DEL GAS
La trasformazione del sistema energetico continentale tra il 2019 e il 2025 è stata radicale. Se prima dell’invasione dell’Ucraina il gas russo via tubo copriva il 47% del fabbisogno, oggi quella quota è stata quasi interamente sostituita dal GNL, che rappresenta ora il 47% dell’intera fornitura europea. L’incremento degli arrivi nel 2025 è stato favorito non solo dalla necessità di sostituire il combustibile di Mosca, ma anche dall’esigenza di ricostruire le riserve strategiche: al 1° aprile 2025, infatti, gli stoccaggi sotterranei erano pieni solo al 33,8%, contro il 58,5% dell’anno precedente.
Questo ha imposto un ritmo di importazioni sostenuto che ha portato l’UE a ricevere ben 1.650 carichi di GNL nell’arco di dodici mesi. Sebbene i consumi totali di gas naturale mostrino un trend decrescente dal 2019 a causa dell’elettrificazione e dei prezzi elevati, la flessibilità garantita dai terminali di rigassificazione rimane un pilastro fondamentale per la resilienza del sistema, specialmente durante i picchi di domanda invernale.
LA CRESCENTE DIPENDENZA DAGLI STATI UNITI E I RISCHI DI CONCENTRAZIONE
Un elemento di criticità evidenziato con forza dall’ACER riguarda l’estrema concentrazione del portafoglio fornitori. Gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo egemone, fornendo 84,4 bcm di gas, pari al 58% delle importazioni di GNL e a un quarto del consumo complessivo di gas dell’Unione. Questa tendenza è destinata a rafforzarsi con l’entrata in funzione di nuovi impianti di esportazione americani e la progressiva messa al bando del GNL russo prevista per la fine del 2026.
Tuttavia, tale esposizione solleva dubbi sulla sicurezza degli approvvigionamenti: la concentrazione delle infrastrutture nella Costa del Golfo espone l’Europa a rischi climatici, come gli uragani, oltre che a dinamiche commerciali legate a un unico fornitore. ACER suggerisce che un portafoglio più diversificato sia essenziale, poiché eventuali interruzioni operative in un mercato globale ancora caratterizzato da scarsi margini di manovra potrebbero innescare nuove e violente impennate dei prezzi.
LO SHOCK DI HORMUZ E L’IMPATTO SULLE DINAMICHE DI PREZZO
Il contesto geopolitico attuale è dominato dalla crisi in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per le esportazioni di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ha rimosso dal mercato una capacità di esportazione di circa 112 bcm annui. Anche ipotizzando un aumento della produzione in altre regioni, ACER stima che una chiusura prolungata per tutto il 2026 comporterebbe un deficit netto di 27 bcm a livello mondiale rispetto al 2025.
Questa scarsità ha già alimentato la volatilità dei mercati, portando i prezzi intraday del TTF (il mercato di riferimento olandese) sopra i 70 euro/MWh. La situazione è aggravata dai danni subiti da alcuni impianti di liquefazione in Qatar a causa di attacchi con droni, che richiederanno anni per essere riparati. In questo scenario, l’Unione Europea si trova costretta ad aumentare il ricorso al mercato “spot”, esponendosi ulteriormente alle fluttuazioni dei prezzi internazionali, con l’Asia che torna a competere aggressivamente per accaparrarsi i carichi disponibili.
TRASPARENZA DEL MERCATO E IL RUOLO DEL BENCHMARK TTF
Per contrastare l’opacità del settore, ACER ha potenziato il monitoraggio quotidiano delle transazioni attraverso un sistema di valutazione dei prezzi che, nel 2025, ha analizzato un record di 980 operazioni spot. Questi dati confermano la centralità del TTF come indice di riferimento principale, utilizzato nel 74% delle transazioni GNL nell’Unione. Rispetto alla crisi del 2022, la volatilità è complessivamente diminuita, ma la stabilità del mercato resta apparente.
Nel 2025, oltre l’80% delle transazioni è avvenuto sotto la soglia dei 45 euro/MWh, ma gli eventi geopolitici recenti hanno bruscamente interrotto questo trend di normalizzazione. ACER sottolinea come la trasparenza garantita dai nuovi strumenti di reporting sia vitale per evitare rischi di liquidità e fornire agli operatori una base solida per le decisioni di investimento, specialmente in una fase in cui i contratti a lungo termine faticano a coprire l’intera domanda prevista.
DECARBONIZZAZIONE E REGOLAMENTAZIONE: LE SFIDE VERSO IL 2030
Il futuro del gas in Europa sarà inevitabilmente condizionato dal ritmo della transizione ecologica. Il pacchetto legislativo “Fit for 55” e il piano REPowerEU impongono traguardi ambiziosi, come la riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica al 2050. Nuove normative, come il regolamento sulle emissioni di metano che entrerà pienamente a regime tra il 2025 e il 2030, imporranno obblighi severi anche ai fornitori extra-UE, con sanzioni fino al 20% del fatturato per chi non rispetta gli standard di trasparenza lungo la filiera.
ACER raccomanda tre azioni prioritarie: incrementare il risparmio energetico per abbassare la domanda strutturale, diversificare le rotte di transito per evitare che un singolo conflitto paralizzi l’economia continentale e accelerare sulla diffusione delle rinnovabili. Solo riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati l’Europa potrà proteggersi efficacemente dagli shock esterni e dalla volatilità dei prezzi del GNL.
FLESSIBILITÀ DEL SISTEMA E GESTIONE DEGLI STOCCAGGI INVERNALI
In attesa del completamento della transizione, la gestione coordinata degli stoccaggi rimane l’arma principale di difesa. Il Regolamento sugli stoccaggi di gas, esteso fino alla fine del 2027, conferma l’obiettivo vincolante del 90% di riempimento entro il 1° novembre di ogni anno. ACER segnala però che l’integrazione tra rigassificatori e depositi sotterranei deve essere ottimizzata, considerando le specificità dei diversi Stati membri, inclusi i Paesi senza sbocco sul mare che dipendono dalla connettività transfrontaliera.
Nonostante l’espansione della capacità produttiva globale prevista per la fine del decennio possa portare a un eccesso di offerta, il rischio nel breve termine rimane elevato. Come evidenziato dal Commissario per l’Energia Dan Jørgensen, “nel breve e medio termine avremo ancora bisogno di una quantità considerevole di gas”, rendendo cruciale la capacità dell’Unione di muoversi come un acquirente unico e coeso sui mercati internazionali.


