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Green deal, G7, Superbonus e rinnovabili: cosa c’è sui giornali di oggi

Gli ultimi provvedimenti europei sul green deal, l’attesa su nucleare e biocarburanti al G7 italiano, il dossier del Ragioniere dello Stato sul superbonus e le oltre 5mila pratiche in attesa di via libera sulle rinnovabili: la rassegna dei giornali

Il Parlamento europeo, riunito fino a giovedì 25 nell’ultima seduta plenaria a Strasburgo, si appresta al rush finale sulle norme per mitigare l’impatto ambientale con quattro provvedimenti del green deal: il regolamento Ecodesign (Espr) e le direttive Corporate social due diligence (Csddd), Ambient air quality and cleaner air for Europe e Packaging and packaging waste. Intanto, al G7 Clima, energia e ambiente, che si svolge sotto la presidenza italiana a Torino il 29 e 30 aprile, sono due i temi su cui Roma cercherà la sponda: i biocarburanti, di cui il nostro Paese è un grande produttore ma che sono rimasti esclusi tra le fonti previste da Bruxelles per l’auto dopo il 2035, e il nucleare, che invece è rientrato a pieno titolo nella tassonomia verde europea, da cui siamo usciti da oltre 35 anni e a cui ora siamo tornati a guardare. Mentre in Parlamento è pronta a difendersi il Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta con un promemoria di 49 pagine sul superbonus. Infine, sulle rinnovabili, i numeri di Terna, aggiornati al 31 marzo, dicono che in Italia ci sono 336 GW di richieste di connessione alla rete in alta tensione per nuovi impianti da fonte rinnovabile (Fer), praticamente più di tre volte la nuova potenza prevista dal “vecchio” Piano energetico nazionale (Pniec) al 2030 (130 GW, di cui circa 80 GW fotovoltaici e circa 28 GW eolici). Richieste che si traducono in 5.678 “pratiche” in attesa di essere approvate

GREEN DEAL, POKER DI INTERVENTI AL VOTO IN SETTIMANA A STRASBURGO

“Proprio nella settimana di iniziative per la Giornata mondiale della Terra, che ricorre oggi, con gli occhi già puntati alle elezioni dell’8 e 9 giugno, il Parlamento europeo, riunito fino a giovedì 25 nell’ultima seduta plenaria a Strasburgo, si appresta al rush finale sulle norme per mitigare l’impatto ambientale”. È quanto si legge su Il Sole 24 Ore di oggi. “Nei prossimi giorni infatti verranno votati quattro provvedimenti che rappresentano altrettanti tasselli chiave del pacchetto di norme meglio conosciuto come Green Deal: il regolamento Ecodesign (Espr) e le direttive Corporate social due diligence (Csddd), Ambient air quality and cleaner air for Europe e Packaging and packaging waste. (…) In questo contesto, il regolamento Ecodesign accelera sul fronte della circolarità: aggiorna la direttiva omonima in vigore dal 2009 imponendo dal 2030 la progettazione ecocompatibile, la durabilità e la tracciabilità (attraverso per esempio il passaporto digitale) a quasi tutte le categorie di prodotti, inclusi quelli tessili. (…) L’iter del regolamento è stato decisamente meno tortuoso rispetto a quello di altri tasselli del Green Deal come per esempio la Csddd, anche detta Supply Chain Act, che verrà rivotata a Strasburgo mercoledì 24 dopo una riduzione sensibile del perimetro del provvedimento (che toccherà aziende con oltre mille dipendenti e 450milioni di fatturato). (…)”, si legge sul quotidiano.

“Accanto a Espr e Csddd questa settimana a Strasburgo si votano altri due provvedimenti chiave: ‘La direttiva sulla qualità dell’aria è cruciale perché aggiorna significativamente i nostri standard, che hanno 15-20 anni, quasi dimezzando i valori-limite di inquinamento atmosferico ammessi dalla legge’, commenta il relatore Javi López. Per la prima volta, si aprono le porte anche a un diritto di risarcimento per i cittadini che subissero un danno di salute a causa della violazione degli standard nazionali. (…) Infine, la proposta di regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Il target principale riguarda la riduzione dei rifiuti (-5% nel 2030 e -15% nel 2040), ma vengono anche vietati gli Pfas negli imballaggi a contatto con alimenti, e fissati livelli minimi di contenuto di materiale riciclato. Riguardo alla plastica – tema della Giornata della Terra di quest’anno – entro il 2029 tutti i Paesi dovranno garantire la raccolta differenziata di almeno il 90% annuo delle bottiglie monouso e, entro il 1 gennaio 2030, saranno vietati alcuni formati di imballaggi in plastica monouso e sacchetti. (…)”, conclude il quotidiano.

NUCLEARE E BIOCARBURANTI, LE ALLEANZE VARIABILI DEL G7

“Al G7 Clima, energia e ambiente, che si svolge sotto la presidenza italiana a Torino il 29 e 30 aprile, sono due i temi su cui Roma cercherà la sponda: i biocarburanti, di cui il nostro Paese è un grande produttore ma che sono rimasti esclusi tra le fonti previste da Bruxelles per l’auto dopo il 2035, e il nucleare, che invece è rientrato a pieno titolo nella tassonomia verde europea, da cui siamo usciti da oltre 35 anni e a cui ora siamo tornati a guardare”. È quanto si legge sull’inserto Economia del Corriere della Sera. “Il governo italiano ha ‘aperto’ a un cambio di politica energetica e da stato di osservatore nell’alleanza lanciata dalla super nuclearizzata Francia — con Lega e Forza Italia che ne sono gli sponsor maggiori a fronte di un Fratelli d’Italia più cauto — vorrebbe abbracciare la linea a favore delle nuove tecnologie della nascente quarta generazione, di taglia più piccola e con meno rifiuti, su cui sono in corso diversi progetti di ricerca e sviluppo. È su quest’ultimo tema che i gruppi di lavoro si sono concentrati da oltre sei mesi e l’atomo dovrebbe comparire tra i temi al centro del comunicato finale, che traccerà il percorso verso le prossime scadenze globali della net-zero-agenda”, si legge sul quotidiano. “(…) Il corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung ha chiesto espressamente: ‘Ci sarà la parola nucleare nella dichiarazione finale? Immagino di no…’. ‘Il tema verrà trattato — ha risposto il ministro Gilberto Pichetto Fratin —,parleremo di fusione e fissione. Non so cosa emergerà dalla trattativa, il 30 aprile tireremo le somme’. (…) Poi c’è il dossier sui biocarburanti, dove il nostro Paese con Eni è il secondo produttore europeo dopo l’Olanda e il terzo nel mondo. L’Italia spinge per inserirli come fonte non solo per il trasporto aereo e marittimo, ma anche per le auto. Qui le alleanze cambiano: la Francia ha interesse a spingere maggiormente sull’elettrificazione, mentre la Germania punta sugli efuel. Ue a parte, a livello globale, il consenso è maggiore, con la Cop 28 che ha citato espressamente le fonti ‘low emission’ come i biofuel. Anche sul gas naturale, considerata fonte di transizione da Bruxelles, l’Italia ha un interesse nazionale per diventare hub, con l’infrastruttura di Snam che si prepara al reverse flow, cioè a mandare il flusso da Sud a Nord, Austria e Germania in testa. (…) I tre negoziatori per l’Italia sono il presidente dell’Enea Gilberto Dialuce, la capo Dipartimento Transizione ecologica e Investimenti verdi del Mase Laura D’Aprile e la dirigente Affari europei del ministero e direttrice di European Affairs Federica Fricano. La missione è chiara: arrivare — ha dichiarato Pichetto — con ‘la determinazione necessaria per rendere questo G7 portatore di risultati reali e ambiziosi’”, ha concluso il quotidiano.

SUPERBONUS, DOSSIER DEL RAGIONIERE SUGLI ERRORI DEI GOVERNI

“Un promemoria di 49 pagine. La sintesi nelle prime otto. Poi allegati di dettaglio. C’è tutto: gli allarmi inascoltati, le norme bocciate, quelle da riscrivere, gli scostamenti nella spesa, le interlocuzioni interne. Tre anni di Superbonus, tre governi diversi: Conte, Draghi, Meloni. E ora l’accusa più grave: “Il Ragioniere del buco da 219 miliardi”. Lui, Biagio Mazzotta, non ci sta. È pronto a rispondere al Parlamento. In trasparenza, per evitare disastri futuri. Come monito. E come difesa”. È quanto si legge su La Repubblica di oggi. “Non sono questi i giorni migliori, per Mazzotta. Nessuno l’ha chiamato. Nessuno gli ha proposto nulla, per ora. Ma le voci girano, i rapporti con Palazzo Chigi e con il ministro Giancarlo Giorgetti, titolare dell’Economia, sono ‘come sempre’. Freddi. Distanti. Sfibrati. (…) Non era mai successo che un Ragioniere generale dello Stato saltasse a metà mandato. (…) Ecco perché il disegno del governo per la “cacciata” del Ragioniere si è complicato. Al momento l’unico punto fermo è la buonuscita: la presidenza di Ferrovie. (…) C’è poi il problema del rimpiazzo. Chi mettere in quel ruolo chiave? I candidati in campo sono due: Daria Perrotta, fedelissima del ministro Giorgetti, ‘la più brava di tutti’, e il consigliere economico della premier Renato Loiero, spinto da Caputi. Perrotta non convince Palazzo Chigi perché ritenuta parte del problema ‘Superbonus fuori controllo’, nel suo ruolo di capo dell’ufficio legislativo del Mef. Loiero potrebbe non convincere l’Europa, con il passaggio ardito da Chigi alla Ragioneria. L’attuale direttore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini sembra fuori gara per limiti di età. Mentre non si esclude un “papa nero” suggerito da Bankitalia. (…)”, conclude il quotidiano,

RINNOVABILI, 5 MILA “PRATICHE” IN CODA

“Il futuro delle rinnovabili in Italia è complesso e pieno di insidie: crescita esigua, aste deserte o quasi, croniche difficoltà autorizzative, criticità legate alle tempistiche dei nuovi allacci alla rete per l’enorme quantità di richieste e molto altro ancora. È questo lo scenario con cui si devono confrontare oggi gli operatori della transizione energetica. Tutti ostacoli che mettono seriamente a rischio, già prima della sua definitiva stesura, gli obiettivi ambiziosi del nuovo Piano nazionale dell’energia (Pniec) che il governo dovrà ripresentare entro giugno dopo aver ricevuto la bocciatura della Commissione europea”. È quanto si legge sull’inserto Affari&Finanza de La Repubblica. “A quanto pare l’ipotesi più accreditata (o auspicata), dopo il ciclo di audizioni avviate dal governo, è di raggiungere al 2030 84 GW di nuova capacità (contro i 73 GW del vecchio Piano) per superare la soglia di 142 GW. Un obiettivo che Davide Chiaroni, co-fondatore e vicedirettore dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, considera ‘molto difficile da raggiungere’ (…)”, si legge sul quotidiano.

“Al momento, i numeri di Terna, aggiornati al 31 marzo, dicono che in Italia ci sono 336 GW di richieste di connessione alla rete in alta tensione per nuovi impianti da fonte rinnovabile (Fer), praticamente più di tre volte la nuova potenza prevista dal “vecchio” Piano energetico nazionale (Pniec) al 2030 (130 GW, di cui circa 80 GW fotovoltaici e circa 28 GW eolici). Richieste che si traducono in 5.678 “pratiche” in attesa di essere approvate, di cui quasi la metà (144 GW, 43,06%) riguarda il fotovoltaico, a seguire eolico offshore (90 GW, 30,07%) e onshore (90,41 GW, 26,88%). Pertanto, esisterebbe un ampio margine di intervento in Italia per raggiungere gli obiettivi sulle energie pulite previsti dal Pniec. Nei fatti però, l’impresa è assai ardua. ‘Innanzitutto, rispetto ai numeri di richieste di connessione, c’è da considerare quelli che effettivamente ottengono l’autorizzazione unica. Secondo i dati del Mase, nell’anno 2023 hanno superato per la prima volta i 10 GW (di cui 2 GW da eolico) per un totale di 221 procedure autorizzative. Il problema è che ora stiamo smaltendo le richieste di autorizzazione che giacevano nei cassetti da diversi anni’, premette Chiaroni. Non solo: ‘Di questi progetti, solo una parte entra nella fase di realizzazione perché nella maggioranza dei casi prima si deve ottenere una tariffa incentivante, partecipando ai bandi Fer del Gse (nel 2023 ci sono stati 2 bandi, di cui il primo è andato quasi deserto e nel secondo si sono assegnati poco più di 1 GW, ndr). E poi gli impianti devono essere realizzati, con le complessità legate alle tempistiche dei nuovi allacci che il Tso (Terna, per i grandissimi impianti) ed i vari Dso (tra cui Enel, per gli impianti medi e grandi) devono poi garantire’. (…)” conclude il quotidiano.

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