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L’Iraq è il quarto produttore di greggio mondiale ma i problemi restano

Il paese non riesce ancora a fornire i servizi base alla popolazione come acqua pulita ed energia elettrica. Stop intanto al trasferimento della proprietà di nove compagnie petrolifere statali dal ministero alla neonata Iraq National Oil Company

L’Iraq si sta rapidamente avviando a diventare uno dei paesi più importanti per la produzione petrolifera mondiale e sta lentamente scalando posizioni nell’Opec, tanto da aver scalzato il Canada come quarto produttori di greggio. Malgrado la sua ascesa però, il paese non può gioire troppo dei suoi successi.

LA PRODUZIONE PETROLIFERA PROCEDE A GONFIE VELE

Nel momento in cui si registrano tensioni internazionali sui mercati del greggio, con le preoccupazioni legate alla capacità dell’Arabia Saudita di aumentare la propria produzione e alle imminenti sanzioni statunitensi nei confronti delle esportazioni iraniane, l’Iraq sta aumentando tranquillamente le spedizioni verso l’Asia, l’Europa e la regione del Mediterraneo per compensare i barili mancanti della produzione iraniana. Attualmente l’Iraq sta producendo al ritmo record di 4,78 milioni di barili di petrolio al giorno, ha detto sabato il ministro del Petrolio del paese Jabbar Al-Luaibi secondo quanto riferisce Bloomberg. La produzione, secondo le sue previsioni, salirà a 5 milioni di barili al giorno nel 2019 e 7,5 milioni nel 2024. La società di consulenza Wood Mackenzie prevede, invece, che il paese possa pompare 6 milioni di barili al giorno entro il 2025 e che la sua produzione nei prossimi sei anni sia destinata a crescere più velocemente rispetto a tutti gli altri paesi ad eccezione degli Stati Uniti.

L’IRAQ NON RIESCE A FORNIRE I SERVIZI ESSENZIALI

Ma in questa serie di previsioni dove tutto pare procedere per il meglio, esiste un rovescio della medaglia. Pur con tutta la sua ricchezza petrolifera, l’Iraq non dispone, infatti, di una fornitura costante di energia elettrica e ha difficoltà ad attirare i tipi di investimenti necessari per creare posti di lavoro e stimolare le imprese locali. “Un aumento della produzione del greggio è una buona notizia, ma l’Iraq non riesce ancora a fornire servizi di base come acqua pulita ed energia elettrica ai suoi cittadini, anche a Bassora, dove si estrae la maggior parte del petrolio”, ha detto Ziad Daoud, l’economista capo di Bloomberg in Medio Oriente. ampere elettricità

TENSIONI POLITICHE

La maggior parte degli indicatori che vanno oltre il petrolio mostrano poche prospettive per il paese. Le tensioni politiche continuano a ribollire a causa dello stallo di Baghdad con i curdi, del senso di emarginazione della minoranza sunnita e del malcontento della maggioranza sciita per i servizi pubblici inaffidabili nel cuore meridionale della provincia di Bassora. Malgrado il prezzo del petrolio sia raddoppiato dal 2016, rafforzando le finanze dell’Iraq, l’indice azionario del paese è sceso del 30% nello stesso periodo. Secondo i dati delle Nazioni Unite, negli ultimi cinque anni, più di 32 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri sono usciti dal paese. In sostanza, quindici anni dopo la guerra che vide gli Stati Uniti a capo di una coalizione militare per cacciare il regime di Saddam Hussein, “la gente è frustrata dal fatto che non ha elettricità 24 ore su 24, che le infrastrutture e la sanità sono scarse”, ha detto Ali Al-Mawlawi, capo della ricerca del think tank Al-Bayan Center di Baghdad a Bloomberg sottolineando come la ricchezza non venga distribuita in modo equo e corretto a causa di una corruzione persistente e una burocrazia ingombrante nel paese.

IL PETROLIO IRACHENO È IN MANO ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE STRANIERE

totalAlcune grandi compagnie petrolifere come Exxon Mobil, Total, Lukoil e Gazprom si sono aggiudicate l’ultima asta per i blocchi di petrolio e gas iracheni in aprile, ma anche le compagnie più piccole degli Emirati Arabi Uniti e della Cina sono riuscite ad assicurarsi svariati contratti. Le compagnie petrolifere internazionali sono responsabili, in sostanza, dei due terzi della produzione attuale dell’Iraq, e il loro capitale e la loro tecnologia sono fondamentali per mantenere e aumentare la produzione, ha detto Ian Thom, analista principale di Wood Mackenzie per l’upstream in Medio Oriente. Finché il governo continuerà a pagare le compagnie petrolifere straniere per intero e in tempo, i produttori possono estrarre ragionevoli profitti dai giacimenti iracheni a basso costo, anche se il greggio scenderà a 30 dollari al barile, ha detto Thom.

STOP AL TRASFERIMENTO DI PROPRIETÀ DI NOVE COMPAGNIE PETROLIFERE STATALI DAL MINISTERO ALLA NEONATA IRAQ NATIONAL OIL COMPANY

Nel frattempo lo stesso ministro del petrolio Al-Luaibi ha ribaltato la decisione di trasferire la proprietà di nove compagnie petrolifere statali dal ministero alla neonata Iraq National Oil Company. Durante un’intervista televisiva raccontata da Reuters, Al-Luaibi aveva auspicato di produrre 7 milioni di barili di petrolio al giorno attraverso la Compagnia petrolifera nazionale irachena ed esportare 4 milioni di barili di petrolio al giorno nel 2019. Il rovesciamento della decisione di trasferimento permetterebbe invece al governo entrante del Primo Ministro designato Adel Abdul Mahdi di prendere direttamente le proprie decisioni nel settore petrolifero. Luaibi è infatti il ministro del petrolio nel governo uscente guidato dal primo ministro Haider al-Abadi. Luaibi aveva emanato il decreto di trasferimento delle nove compagnie petrolifere statali alla National Oil Company giovedì scorso ma lo stesso giorno Abdul Mahdi, che ha il compito di formare il nuovo governo dopo le elezioni di maggio, ha invitato i funzionari del governo uscente ad astenersi dal firmare provvedimenti urgenti, assumere personale non essenziale, o prendere altre decisioni chiave.