Scenari

Terre rare, perché le elezioni in Groenlandia sono importanti

groenlandia

La Groenlandia ha un PIL molto piccolo, ma anche le più grandi riserve non sfruttate al mondo di terre rare

Martedì 6 aprile in Groenlandia si terranno le elezioni generali, che – nonostante il basso numero di abitanti: appena 56mila persone circa – saranno seguitissime soprattutto dall’industria mineraria internazionale.

I DEPOSITI DI TERRE RARE

Il sottosuolo dell’isola contiene infatti, secondo lo Geological Survey degli Stati Uniti, i più grandi depositi non sfruttati al mondo di terre rare: si tratta di metalli dal grande valore strategico, fondamentali per la produzione di dispositivi elettronici, veicoli militari ma anche di tecnologie per le energie pulite, come le turbine eoliche o le batterie.

Lo sfruttamento di queste risorse potrebbe contribuire al miglioramento delle prospettive economiche della Groenlandia e anche dare più forza alla richiesta di indipendenza dalla Danimarca, da cui dipende politicamente, sebbene goda di una larga autonomia di governo.

UN PROBLEMA DI IMPATTO AMBIENTALE

Accanto a tutto questo, però, c’è una parte di opinione pubblica che guarda con preoccupazione alle miniere di terre rare, per via dell’impatto ambientale delle attività estrattive, in un territorio peraltro particolarmente vulnerabile all’impatto dei cambiamenti climatici.

Proprio lo scioglimento dei ghiacciai sta rendendo più semplice ed economico l’accesso all’Artico, stimolando la corsa delle compagnie minerarie internazionali per accaparrarsi i diritti di estrazione di terre rare in Groenlandia: l’isola ospita anche depositi di neodimio, utilizzato nelle turbine eoliche e nei veicoli elettrici.

Stando ai sondaggi, il partito in vantaggio alle elezioni è l’Inuit Ataqatigiit (Comunità Inuit), che si oppone al progetto minerario di terre rare di Kvanefjeld per via della presenza di materiali radioattivi.

I PROBLEMI ECONOMICI E SOCIALI

Se Inuit Ataqatigiit dovesse ottenere la maggioranza nel parlamento groenlandese, da solo o attraverso una coalizione di governo, il progetto potrebbe venire sospeso, con grandi ripercussioni – anche al di là del singolo sito minerario – per le aziende e gli investitori internazionali.

L’attuale ministro delle Risorse minerali, Vittus Qujaukitsoq, ha detto che se la Groenlandia rinuncia al progetto potrebbe disincentivare nuovi investimenti: in gioco c’è non soltanto “la credibilità dell’intero paese” ma anche il suo futuro della sua economia.

Jess Berthelsen, a capo della principale organizzazione sindacale groenlandese, il SIK, ha detto all’agenzia Reuters che “se non attiriamo capitali e creiamo nuovi posti di lavoro, non sono certo di quale sarà il futuro per il nostro paese”.

Al contrario, un miglioramento della situazione economica della Groenlandia sarebbe utile al rafforzamento delle sue richieste di indipendenza dalla Danimarca. La Groenlandia ha un prodotto interno lordo di appena 3 miliardi di dollari e la sua popolazione dipende essenzialmente dalla pesca e dagli aiuti che arrivano da Copenaghen.

Una crescita dell’economia potrebbe aiutare la Groenlandia a risolvere i suoi problemi sociali, come alcolismo, violenze sessuali e suicidi (di cui ha il tasso più alto al mondo).