Rincari shock per gas e petrolio minacciano la crescita, mentre l’intelligenza artificiale promette di stravolgere il lavoro: tutti i dati dell’ultimo rapporto che i risparmiatori devono conoscere.
L’economia mondiale e quella italiana si trovano ad affrontare una nuova fase di profonda incertezza, segnata dal recente conflitto nel Golfo Persico che ha bruscamente interrotto la fase di distensione dei prezzi energetici osservata nel 2025. Nonostante la tenuta del sistema produttivo e il ruolo cruciale degli investimenti legati al PNRR e all’intelligenza artificiale, l’Italia sconta una crescita rallentata e un peggioramento della competitività esterna, mentre il panorama internazionale appare sempre più frammentato. Queste analisi emergono dalle “Considerazioni finali del Governatore” della Banca d’Italia,Fabio Panetta presentate oggi in occasione della Relazione annuale relativa all’esercizio 2025. Il documento offre una panoramica dettagliata sullo stato di salute della finanza pubblica, del sistema bancario e delle sfide tecnologiche e ambientali che attendono il Paese.
L’EMERGENZA ENERGETICA E IL PESO DEGLI IDROCARBURI
La situazione geopolitica è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico scoppiato all’inizio del 2026. Il blocco dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita solitamente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas liquefatto, ha provocato carenze d’offerta e forti rincari. Se nel 2025 il prezzo del petrolio era sceso per un eccesso di offerta e il gas in Europa era tornato ai livelli pre-invasione russa, a marzo 2026 le quotazioni del greggio sono balzate sopra i 100 dollari al barile. Il gas naturale in Europa è aumentato di oltre il 50 per cento alla metà di maggio 2026. L’Italia rimane particolarmente esposta: la dipendenza dal gas naturale nella generazione elettrica è ancora elevata e i prezzi dell’elettricità nel nostro Paese restano superiori alla media europea. Un azzeramento di tale divario ridurrebbe i costi della manifattura dell’1 per cento. In questo contesto, le nuove tecnologie nucleari in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione, coerentemente con l’esame del disegno di legge delega attualmente in corso in Parlamento.
TRANSIZIONE GREEN E MERCATO DELLE QUOTE DI EMISSIONE
L’Italia ha ridotto le emissioni di gas serra del 30 per cento rispetto al 1990, ma il passo deve accelerare. La quota di consumi elettrici coperta da fonti rinnovabili (FER) è salita al 41 per cento nel 2025, ma l’obiettivo del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) è il 63 per cento entro il 2030. Per raggiungerlo, servirebbe raddoppiare il flusso annuo di nuova capacità di accumulo. Sul fronte dei costi, il sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU-ETS) ha visto i prezzi medi dei permessi salire a 76 euro nel quadriennio 2022-25. Questo meccanismo, pur incentivando le rinnovabili, incide sui costi delle centrali a gas, che in Italia rimangono i produttori marginali che determinano il prezzo di equilibrio per il 46 per cento delle ore annue. La Commissione europea ha proposto il piano “AccelerateEU” per ridurre la dipendenza dall’estero, ma resta il rischio di nuove dipendenze tecnologiche dalla Cina per la produzione di pannelli e batterie.
RISCHI CLIMATICI E VULNERABILITÀ DEL TERRITORIO
Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia concreta per la stabilità economica. In Italia, gli eventi meteorologici estremi hanno causato danni medi per 2 miliardi di euro all’anno tra il 2005 e il 2024. Il 37 per cento del territorio e il 30 per cento della popolazione sono soggetti a rischio idrogeologico. Si stima che il 34 per cento delle imprese italiane abbia almeno un’unità operativa esposta a alluvioni, frane o incendi, con punte critiche in Emilia-Romagna e Toscana. Nonostante l’introduzione dell’obbligo di polizze assicurative per le imprese contro le catastrofi naturali, l’Italia resta, insieme alla Grecia, il Paese europeo con il maggior grado di sottoassicurazione. Gli intermediari finanziari iniziano a incorporare questi rischi nei modelli di valutazione, poiché eventi estremi possono erodere il valore delle garanzie reali e aumentare le perdite in caso di insolvenza.
L’ATTUAZIONE DEL PNRR E L’EFFICIENZA PUBBLICA
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato la principale discontinuità degli ultimi anni, sostenendo il prodotto annuale per quasi un punto percentuale nel quinquennio. Al termine del 2025, l’Italia ha ricevuto circa 166 miliardi di euro, completando 261 traguardi e 155 obiettivi. Gli investimenti pubblici hanno raggiunto il 3,8 per cento del PIL, il valore più alto dall’inizio del secolo. Il Piano ha migliorato l’efficienza delle Amministrazioni: i contratti PNRR sono stati aggiudicati con tempi più celeri e procedure semplificate. Tuttavia, il pagamento della decima e ultima rata da 28,4 miliardi dipende dal raggiungimento di 125 obiettivi nel primo semestre del 2026, inclusi nodi complessi come la riforma della giustizia civile e la digitalizzazione dei piccoli Comuni.
CRESCITA STRUTTURALE E NODO DELLA PRODUTTIVITÀ
Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, meno della media dell’area dell’euro. Sebbene l’economia abbia mostrato tenuta dal 2019, con un incremento complessivo superiore al 6 per cento, lo slancio si sta attenuando. Il problema di fondo resta la produttività: dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata è cresciuto solo del 6 per cento, contro incrementi fino al 34 per cento in altri Paesi europei. La demografia aggrava il quadro: con una popolazione in età da lavoro in diminuzione, lo sviluppo non potrà più contare sull’aumento del numero di occupati. Gli investimenti fissi lordi sono ripresi (+3,5 per cento nel 2025), ma restano ostacolati da un tessuto produttivo frammentato in piccole imprese che adottano le nuove tecnologie più lentamente.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UNA LEVA DA GOVERNARE
L’intelligenza artificiale non è più in una fase sperimentale. Se adottata diffusamente, potrebbe aumentare la produttività del lavoro di oltre un punto percentuale all’anno, compensando gli effetti dell’invecchiamento demografico. Tuttavia, in Italia solo il 5 per cento delle imprese ne fa un uso intensivo e il ritardo rispetto alla Germania si sta ampliando. L’impatto sul lavoro sarà profondo: per la prima volta l’automazione interessa compiti cognitivi elevati. Sebbene la storia insegni che le innovazioni creano nuove professioni, la transizione non sarà priva di costi e potrebbe accentuare le disuguaglianze in assenza di una riqualificazione delle competenze. Lo Stato deve agire come “committente primario”, orientando la domanda pubblica verso soluzioni IA in sanità e sicurezza.
DINAMICHE DEL LAVORO E DIVARI GENERAZIONALI
Il mercato del lavoro presenta luci e ombre. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1 per cento, il minimo dal 2007, ma questo calo riflette minori flussi in uscita piuttosto che una maggiore facilità nel trovare impiego. Un dato positivo è la riduzione dello svantaggio retributivo dei giovani: tra il 2015 e il 2024 il divario salariale tra gli under 30 e gli over 50 è sceso dal 36,7 al 33,5 per cento. Tuttavia, la fuga dei cervelli resta un’emorragia costante: tra il 2020 e il 2024 oltre 100.000 giovani laureati hanno lasciato l’Italia. Inoltre, un giovane non laureato su cinque rientra nella categoria dei NEET, una percentuale doppia rispetto agli altri Paesi avanzati.
SOLIDITÀ DEL SISTEMA BANCARIO E RISCHI CIBERNETICI
Le banche italiane godono di una posizione di solidità, con redditività e capitalizzazione elevate. Nel 2025 i profitti hanno raggiunto i livelli più alti dal 2008, grazie a commissioni e costi contenuti. Tuttavia, la digitalizzazione espone il settore a nuovi pericoli: tra il 2023 e il 2025 gli incidenti informatici sono raddoppiati. L’IA rende il quadro più complesso, poiché nuovi modelli possono individuare vulnerabilità nei sistemi con rapidità senza precedenti. La Banca d’Italia ha avviato contatti con le principali aziende tecnologiche globali per preparare difese adeguate. Resta inoltre fondamentale rafforzare il mercato del capitale di rischio, poiché il credito bancario non basta a finanziare l’innovazione e le imprese italiane faticano ancora ad aprirsi a soci esterni.
SCENARIO MONDIALE E NUOVO PROTEZIONISMO
L’economia globale è cresciuta del 3,4 per cento nel 2025, superando le previsioni nonostante i conflitti in Ucraina e a Gaza. Negli Stati Uniti l’impulso è arrivato dall’IA, mentre la Cina ha reagito ai dazi riducendo i prezzi e diversificando i mercati. Tuttavia, l’insediamento della nuova amministrazione Trump ha segnato una rottura, con il ritiro degli USA da numerose organizzazioni internazionali e l’imposizione di un dazio globale temporaneo del 10 per cento. Questa frammentazione rischia di indebolire il commercio internazionale, con una crescita degli scambi prevista sotto il 3 per cento nel 2026. La risposta europea non deve essere la chiusura, ma una maggiore unità strategica per evitare che “la ricerca di protezione si trasformi in isolamento”.


