I mercati energetici toccano i massimi da un anno mentre lo stop ai transiti nello stretto annulla l’effetto dell’aumento di produzione OPEC+. Allerta rincari per le bollette europee.
L’apertura dei mercati ha fatto registrare una violenta impennata dei prezzi energetici, proiettando l’economia globale in una fase di profonda incertezza. I dati in tempo reale dei listini certificano un balzo immediato delle quotazioni del gas naturale e del petrolio a seguito dell’operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La notizia dominante riguarda la paralisi dello Stretto di Hormuz: il timore di un blocco prolungato delle rotte marittime ha innescato un’ondata di acquisti speculativi, portando le materie prime a livelli di prezzo che non si vedevano da oltre un anno.
SHOCK ENERGETICO AD AMSTERDAM: IL GAS VOLA AI MASSIMI DA UN ANNO
La fotografia scattata in avvio di contrattazioni sulla piattaforma TTF di Amsterdam, punto di riferimento per il mercato europeo, è allarmante. Le quotazioni del gas sono schizzate del 25%, toccando quota 39,85 euro al megawattora. Si tratta del valore più alto registrato dal febbraio 2025 ad oggi. Nel corso della giornata si è poi registrato un balzo repentino del 50%, poi sceso al 46,8%, a 46,91 euro al megawattora registrato al TTF di Amsterdam.
Questa impennata riflette la vulnerabilità del sistema europeo che, nonostante la fine dell’inverno, vede minacciata una delle sue principali fonti di approvvigionamento alternative alla Russia. La tensione geopolitica agisce da moltiplicatore sui prezzi all’ingrosso, con il rischio concreto che questo shock si trasferisca rapidamente sulle componenti delle bollette elettriche e del riscaldamento nei prossimi mesi.
L’ESCALATION NEL GOLFO PERSICO TRAVOLGE IL MERCATO DEL GREGGIO
Non meno drammatica è la situazione sul fronte petrolifero. L’attacco all’Iran ha spinto molte compagnie armatrici a ordinare alle proprie petroliere di evitare lo Stretto di Hormuz per motivi di sicurezza. Questa decisione ha messo le ali ai prezzi, nonostante il tentativo dei paesi produttori dell’Opec+ di calmierare il mercato annunciando un aumento della produzione per il mese di aprile superiore alle aspettative. I numeri parlano chiaro: il barile di Brent (riferimento per l’Europa) è balzato dell’8,57% a 78,69 dollari, mentre il Wti americano ha segnato un progresso del 7,4%, attestandosi a 71,98 dollari. Per avere un termine di paragone, basti pensare che solo venerdì scorso i contratti viaggiavano rispettivamente a 72,5 e 66,6 dollari.
STRETTO DI HORMUZ: L’ARTERIA VITALE CHE TIENE L’EUROPA COL FIATO SOSPESO
Per comprendere la portata della crisi, bisogna guardare alla geografia energetica globale. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del petrolio consumato in tutto il mondo. Sebbene gran parte di questo flusso (circa il 38%) sia destinato alla Cina, l’Europa ne riceve direttamente il 3%. Tuttavia, il vero nodo critico per il Vecchio Continente è il gas naturale liquefatto (GNL): il Qatar, uno dei maggiori esportatori mondiali, fa passare un quinto del suo export globale proprio da questo angusto braccio di mare. La chiusura, anche parziale, di questo passaggio significa interrompere il flusso di energia che l’Europa ha faticosamente cercato per sostituire il metano siberiano.
LA MOSSA DI OPEC+ NON BASTA A CALMARE LA SPECULAZIONE
Neanche la mossa di Opec+ è bastata a calmare la situazione: il premio per il rischio geopolitico sta prevalendo sui fondamentali economici. La decisione dell’Opec+ di aprire i rubinetti ad aprile, solitamente interpretata come un segnale ribassista, è stata totalmente oscurata dai tamburi di guerra. Finché la navigazione nel Golfo Persico rimarrà sconsigliata o impedita, l’eccesso di offerta promesso dai produttori non potrà raggiungere i centri di consumo, mantenendo i prezzi in una bolla speculativa. La stabilità energetica dell’Italia e dell’Ue resta dunque legata a doppio filo all’evoluzione del conflitto e alla capacità della diplomazia internazionale di riaprire in sicurezza le rotte marittime mediorientali.

