Energie del futuro

I big dell’energia gareggiano per l’idrogeno verde

Idrogeno

Mentre le grandi compagnie petrolifere come Shell, BP ed Equinor dominano il settore dell’idrogeno in termini di gigawatt, le utility pubbliche stanno dando loro filo da torcere, in particolare in Europa, negli Stati Uniti e in Canada.

L’idrogeno verde è pronto a spiccare il grande salto. Pubblicizzato come una fonte praticamente inesauribile di energia pulita, con zero emissioni di Co2, si sta facendo sempre più largo come combustibile per l’economia decarbonizzata del futuro. L’idea di un nuovo ordine energetico ha guadagnato attenzione soprattutto sulla scia del coronavirus, con organizzazioni influenti come il World Economic Forum che ha chiesto un “grande reset”.

Non tutto l’idrogeno viene creato in maniera uguale, però. L’idrogeno di per sé non è una novità; è già ampiamente utilizzato nei comuni processi industriali come la produzione di ammoniaca, nelle raffinerie e come materia prima per i prodotti chimici. L’idrogeno standard utilizzato in questi processi di produzione, tuttavia, non è così “verde” come si potrebbe pensare. Viene creato attraverso l’uso di combustibili fossili, principalmente carbone e gas naturale. Questa forma di idrogeno è conosciuta come “idrogeno grigio”, ed è essenzialmente inutile in termini di riduzione delle emissioni di gas serra.

Anche l’idrogeno verde, che viene prodotto utilizzando energie rinnovabili, è attualmente in produzione, ma è ancora estremamente costoso rispetto al grigio. Ma molti progetti di energia rinnovabile cercano da anni di renderlo competitivo e il settore ha ottenuto un grande successo all’inizio di quest’anno, quando la Royal Dutch Shell, si è impegnata nell’iniziativa di un parco eolico offshore. La rivoluzione dell’idrogeno verde è alle porte. E ora si è trovata al centro del dibattito sul futuro dell’energia.

LE UTILITIES SI MUOVONO SULL’IDROGENO

“Nel giro di una settimana, le principali utilities Iberdrola, Uniper e NextEra si sono tutte mosse nel mercato dell’idrogeno, ricordando che la molecola non è l’unico dominio del settore del petrolio e del gas – ha riferito Greentech Media proprio questa settimana -. Ma se le utilities avranno la capacità – o la necessità – di competere con le compagnie petrolifere nel mercato emergente dell’idrogeno rimane una questione aperta”.

Mentre le grandi compagnie petrolifere come Shell, BP ed Equinor dominano il settore dell’idrogeno in termini di gigawatt, le utility pubbliche stanno dando loro filo da torcere, in particolare in Europa, negli Stati Uniti e in Canada.

“Negli Stati Uniti, NextEra ha recentemente annunciato un elettrolizzatore da 20 megawatt, progettato essenzialmente per produrre idrogeno verde per l’autoconsumo in un impianto a gas in Florida – riferisce i media di Greentech -. Il pilot da 65 milioni di dollari sarà alimentato dalle ampie risorse solari dello Stato con l’idrogeno miscelato nella materia prima per l’impianto a gas di Okeechobee da 1,75 gigawatt. Potrebbe essere operativo nel 2023, se l’approvazione regolamentare sarà effettuata a breve”.

Allo stesso tempo, l’utility tedesca Uniper ha creato una partnership verde per l’idrogeno con GE e Siemens che mira alla totale decarbonizzazione dell’utility. “I due colossi industriali aiuteranno Uniper a convertire gradualmente il suo parco macchine a gas all’idrogeno, e Siemens lavorerà anche alle infrastrutture di elettrolisi per l’azienda”.

GUADAGNO ZERO PER ORA

Nonostante tutti questi progressi e questi grandi progetti siano stati presentati in tempi rapidi, l’idrogeno verde non è ancora un’alternativa competitiva in termini di costi ai combustibili fossili. Infatti, un grande progetto di idrogeno verde recentemente annunciato dalla spagnola Iberdrola, non prevede di realizzare alcun profitto. Il progetto dell’elettrolizzatore da 150 milioni di euro (176 milioni di dollari) da 20 megawatt per una fabbrica di ammoniaca in Spagna dovrebbe entrare in funzione l’anno prossimo, ma non farà guadagnare nulla. “Si tratta di un progetto innovativo, per testare la tecnologia, aiutare a ridurre i costi per il futuro e aumentare le conoscenze e l’esperienza di Iberdrola”, ha dichiarato un portavoce di Iberdrola, citato da Greentech Media.

“Al momento, l’economia dell’idrogeno verde non può competere con le alternative derivate dai combustibili fossili – continua il report Greentech Media-. Perché l’idrogeno verde funzioni, i prezzi dell’elettricità dovranno essere vicini allo zero e i tassi di utilizzo degli elettrolizzatori dovranno essere elevati”. Questo significa che le aziende del petrolio e del gas rimarranno al timone del settore dell’idrogeno verde finché l’industria avrà bisogno di fondi per sopravvivere. Ma man mano che la tecnologia diventerà più raffinata ed efficiente, e sempre più governi in tutto il mondo si allineeranno agli stimoli ‘green’, le utilities potrebbero avere un vantaggio.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia, a guidare la rivoluzione ci sono Eni e Snam: l’azienda guidata da Claudio Descalzi risulta infatti tra i firmatari della lettera che l’associazione europea Eurogas ha inviato ai vertici della Commissione UE, chiedendo l’adozione di una strategia europea per l’idrogeno basata su un approccio “inclusivo” che tenga in considerazione tutte le tipologie di “idrogeno pulito”. Compresa quella prodotta con SRM unita alla CCS. Eni, infatti, vuole creare il più grande centro di cattura e stoccaggio della CO2 per sfruttare giacimenti ormai esauriti e infrastrutture esistenti.

Chi ci crede di più in Italia è però Snam che ha effettuato il primo test in assoluto in Europa, di immissione in rete una miscela al 5% di idrogeno destinata a due clienti industriali, un pastificio e un impianto di imbottigliamento di acque minerali a Contursi Terme (Salerno). Stesso luogo dove nei mesi scorsi (dicembre 2019), sempre per la fornitura diretta ad un altro cliente industriale, Snam ha effettuato un nuovo test, raddoppiando questa volta la quantità di idrogeno fino al 10%. La società guidata da Marco Alverà ha anche concluso i test per il funzionamento della prima turbina “ibrida” a idrogeno al mondo progettata per un’infrastruttura di trasporto del gas naturale da Baker Hughes. La turbina testata, progettata e realizzata nell’impianto di Firenze di Baker Hughes, si chiama NovaLT12 ed è alimentata con una miscela di idrogeno fino al 10% e gas naturale (H2NG): sarà installata, entro il 2021, nell’impianto di spinta di Snam a Istrana, in provincia di Treviso.