Gli operatori storici dell’idroelettrico hanno cercato di evitare le aste competitive per conservare le concessioni. Ora, la Manovra rischia di imporre loro vincoli ancora più stringenti. L’analisi di Carlo Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi dell’Istituto Bruno Leoni
La Manovra inguaia i concessionari dell’idroelettrico più di qualsiasi gara. E la colpa è delle barricate degli operatori contro le procedure competitive. È l’analisi di Carlo Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi dell’Istituto Bruno Leoni, sugli sviluppi dell’articolo 78 della Legge Finanziaria, pubblicata su ItalyPost.
IDROELETTRICO, LA TRAPPOLA DEL MECCANISMO CFD
A forza di costruire barricate contro le aste competitive, gli operatori storici si ritrovano ora a fare i conti con un intervento statale assai più invasivo di qualsiasi gara aperta, secondo Carlo Stagnaro. L’economista dell’Istituto Bruno Leoni sostiene infatti che il settore si è infilato da solo in una trappola logica. Secondo Stagnaro, l’articolo 78 della legge finanziaria non si limita a prorogare o risistemare i titoli, ma introduce un sistema di Contratti per Differenza a due vie (CfD) per una quota della produzione. Il presupposto è un piano di risorse pari a circa 800 milioni nel triennio 2028-2030, destinato al recupero, alla manutenzione e alla sicurezza dei bacini idrici. Sulla carta è uno scudo contro la volatilità poiché si fissa a monte un prezzo di riferimento per l’energia e l’eventuale eccedenza rispetto al valore di mercato ritorna nelle casse degli operatori – se i prezzi sul mercato all’ingrosso sono inferiori rispetto alla soglia – oppure dello Stato.
Tuttavia, secondo l’economista i CfD funzionano come una lama a doppio taglio. Le indiscrezioni sul testo rivelano che tra il 50% e l’80% dell’energia prodotta dagli impianti aderenti dovrà essere forzatamente ceduta al Gestore dei Servizi Energetici (GSE), con l’obiettivo di abbattere gli oneri generali di sistema in bolletta. Un limite che rischia di comprimere il margine e la strategia di vendita degli operatori.
L'”ESPROPRIO ECONOMICO” E IL PARADOSSO DEI CONCESSIONARI
È in questo perimetro che Stagnaro individua una manovra “al limite dell’esproprio”. Secondo l’economista, infatti, l’impresa ha investito impianti e assunto rischi sul mercato libero, ma oggi si vedrebbe sfilare via la facoltà di valorizzare autonomamente la propria produzione. In questo quadro si inserisce il vero nodo politico ed economico della vicenda: gli operatori hanno preteso troppo e oggi rischiano di perdere molto di più, secondo Stagnaro.
Per anni le utility insediate hanno ostacolato il ricorso al libero mercato per tutelare gli impianti costruiti negli anni, portando a un paradosso emblematico, secondo l’economista. Con una regolare procedura di gara, l’operatore uscente avrebbe rischiato di perdere la concessione, ma vincendo avrebbe conservato l’integrità commerciale del proprio asset. Invece, per Stagnaro, rifiutando la sfida competitiva e accettando l’ombrello protettivo dello Stato, l’operatore conserva l’impianto ma ne perde il controllo strategico, trasformandosi di fatto in un mero esecutore per conto dell’amministrazione pubblica.
IDROELETTRICO, I RISCHI PER IL MERCATO
Stagnaro individua tre storture di lungo periodo per il sistema energetico italiano. La prima è la sostituzione della concorrenza con la burocrazia. Secondo l’economista, invece di lasciar decidere a una procedura aperta chi sia il soggetto più efficiente a gestire la risorsa pubblica al canone migliore, ci si affida a condizioni economiche calate dall’alto.
Il secondo problema individuato da Stagnaro è la distorsione delle dinamiche di prezzo. Secondo l’economista, togliere dal libero mercato quote di energia fino all’80% altera le strategie dei produttori, riducendo gli incentivi a spingere la produzione proprio nelle fasi di picco della domanda. Infine, Stagnaro denuncia il rischio di minare la certezza del diritto e la prevedibilità del quadro normativo, creando un precedente istituzionale che potrebbe allontanare gli investitori.
LA POSIZIONE DEL GOVERNO
Dall’altra parte della barricata, la posizione dell’Esecutivo poggia su esigenze concrete di politica industriale. Il Governo vede nei bacini idrici infrastrutture strategiche che necessitano di interventi urgenti per la sicurezza nazionale e la tenuta idrica. La logica di fondo è tradurre la concessione di risorse pubbliche in un beneficio diretto sui costi dell’energia per famiglie e imprese. Tuttavia, l’analisi di Stagnaro mostra che il tentativo di sfuggire alla concorrenza per preservare una rendita di posizione rischia, alla fine, di consegnare l’impresa al controllo rigido dello Stato.

