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Germania

Idrogeno: Report Ewi, Germania accelera su reti e produzione ma l’industria frena per i nodi regolatori

In crescita i piani per la capacità interna a 10 GW e i corridoi d’importazione al 2030, ma oltre il 50% dei progetti di consumo industriale resta bloccato nelle fasi preliminari.

La transizione energetica della Germania accelera il passo lungo la via della decarbonizzazione, ma la strada verso un’economia a zero emissioni presenta ancora diverse incognite. Il nuovo rapporto trimestrale denominato “Wasserstoffmonitor Q2/2026”, curato dall’Istituto per l’energia economica dell’Università di Colonia (Ewi), un centro di ricerca privato riconosciuto per la sua autorevolezza nell’analisi dei mercati energetici europei, traccia una radiografia accurata sullo stato dell’arte del vettore pulito.
Lo studio mette in luce una crescita significativa nelle pianificazioni della produzione domestica e delle infrastrutture di collegamento, ma evidenzia contemporaneamente come oltre la metà dei progetti industriali legati al consumo sia ancora bloccata nella fase preliminare a causa di persistenti incertezze sul fronte regolatorio.

PRODUZIONE NAZIONALE E OBIETTIVI AL 2030

I dati raccolti dagli analisti dell’istituto renano confermano che la strategia di Berlino si poggia “in modo prioritario sullo sviluppo dell’elettrolisi interna”. L’obiettivo nazionale della Germania resta quello di “raggiungere una capacità installata complessiva di 10 gigawatt entro la fine del decennio”.
Il monitoraggio mappa capillarmente gli impianti sul territorio, catalogandoli in base al loro stato di avanzamento tra strutture già operative, cantieri aperti e impianti ancora sulla carta. Emerge un quadro in movimento, dove gli investimenti privati cercano di agganciare le scadenze del governo, ma scontano “la complessità dei processi autorizzativi”.

Per garantire che l’idrogeno rinnovabile diventi il pilastro del sistema, gli esperti dell’ateneo di Colonia sottolineano che il ritmo di realizzazione della capacità domestica dovrà subire una netta accelerazione nei prossimi anni.

LA RETE DELLE IMPORTAZIONI: PORTI E NUOVI CORRIDOI

Consapevole che la generazione interna non potrà soddisfare l’intero fabbisogno del sistema manifatturiero, il comparto energetico tedesco sta potenziando i canali di approvvigionamento dall’estero.

I piani per la realizzazione di nuovi gasdotti dedicati e di terminali portuali di ricezione mirano a consolidare una capacità di importazione complessiva stimata in 65,3 gigawattora termici all’ora entro il 2030.

Questa rete di collegamento logistico servirà a connettere la Germania con i centri di produzione dell’Europa settentrionale e delle altre aree strategiche. L’architettura delle importazioni viene descritta come “un elemento indispensabile per colmare il divario strutturale tra l’offerta interna e la domanda potenziale delle filiere produttive, riducendo i rischi di strozzature nell’approvvigionamento energetico”.

NODI REGOLATORI E CONSUMI INDUSTRIALI

Il vero banco di prova per il successo della strategia tedesca si gioca però “sui consumi dell’industria pesante ad alta intensità energetica”, comparto che “necessita di ampi volumi di vettore ecologico per rimpiazzare i combustibili fossili”.

La nuova banca dati industriale introdotta dall’istituto rivela che “più del cinquanta per cento dei progetti di riconversione dei consumatori finali si trova ancora in una fase di pianificazione non definitiva”.

A frenare le decisioni finali di investimento sono soprattutto i “dubbi legati alla regolamentazione dei costi delle reti di trasporto” e la “definizione dei criteri normativi per la certificazione dell’idrogeno verde”. In conclusione, gli analisti rimarcano che, nonostante i progressi infrastrutturali, l’assenza di un quadro politico stabile e chiaro rischia di rallentare la nascita del mercato. Diventa quindi “cruciale un rapido adeguamento delle politiche governative per rimuovere i colli di bottiglia normativi e sbloccare gli investimenti della manifattura”.

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