Scenari

Il 2020 un anno importante per le scoperte di petrolio?

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I migliori “esploratori” di petrolio del 2020 saranno le majors europee Total, Equinor, Shell e Eni, secondo Westwood

Le scoperta petrolifere e del gas non sono morte. Si sono spostate su un territorio che, geologicamente parlando, è più complesso, ma ciò non ferma l’impressionante progresso che si sta registrando negli ultimi tempi. Anzi. Secondo Rystad Energy, nonostante il crescente sentiment anti-petrolio, le compagnie petrolifere e del gas hanno portato alla luce 12,2 miliardi di nuovi barili di petrolio e petrolio equivalente l’anno scorso: una cifra che rappresenta il massimo risultato da quattro anni a questa parte con un particolare exploit dell’offshore dove si collocano la maggior parte di queste nuove scoperte.

Le cifre suggeriscono che il movimento anti-petrolio deve ancora dispiegare, insomma, degli effetti tangibili sul mondo dell’esplorazione, e per questo gli analisti prevedono un altro anno sorprendente per le scoperte di petrolio e gas.

IL 2019 È STATO UN FLOP PER L’ESPLORAZIONE AD ALTO IMPATTO?

Rystad ha indicato un anno deludente per i pozzi ad alto impatto, con oltre 10 miliardi di barili di volumi di pre-perforazione stimati che però non hanno incontrato idrocarburi. Ma si tratta della natura della perforazione ad alto impatto, che di per sé è più rischiosa. Tra i vincitori di questo particolare settore si può annoverare ExxonMobil.

Secondo Westwood Energy, l’anno scorso sono stati perforati 91 pozzi ad alto impatto , con un aumento del 36% rispetto al 2018. E il 2020 si sta preparando per eguagliare o addirittura battere questa cifra. Inoltre, i costi associati a questa perforazione sono diminuiti nel 2019. Le spese complessive di esplorazione – a quota 3,5 miliardi di dollari – per questo genere di pozzi sono state leggermente riviste lo scorso anno, proprio per effetto del calo del costo medio per pozzo. Secondo Westwood circa il 77% di queste scoperte ad alto impatto sono state nel gas.

IL RECORD DI EXXON E DELLA GUYANA

Quando si tratta di importanti scoperte petrolifere del 2019, viene in mente una sola zona: Guyana e subito dopo ExxonMobil. ExxonMobil, in collaborazione con Hess Corp e CNOOC, ha alzato la posta in gioco nel settore petrolifero offshore globale, trovando da solo quasi un decimo di tutto il petrolio mondiale scoperto nel 2019. Più precisamente la Guyana, considerando anche le scoperte messe a segno da Exxon e Tullow, ha rappresentato quasi il 15% di tutto il petrolio convenzionale trovato l’anno scorso.

Al secondo posto si è piazzata la Russia con Gazprom che ha scoperto 1,5 miliardi di boe nel mare di Kara , nei blocchi Rusanovsky e Nyarmeysky al largo della penisola di Yamal. Altri hotspot convenzionali includono Mauritania, Iran e Cipro nei primi cinque.

DOVE NON È ANDATA BENE

Al contrario, il Messico ha avuto un anno difficile per l’esplorazione petrolifera, con tutti e cinque i pozzi di esplorazione ad alto impatto che non hanno prodotto i volumi commerciali attesi. Per il 2020, le compagnie petrolifere internazionali in Messico hanno 10 pozzi da testare per 2,5 miliardi di barili di volume prospettico che non dovrebbero creare problemi. Altri flop per perforazioni ad alto impatto includono NorthWest Europe, che ha perforato 27 pozzi, con solo due di loro che si sono rivelati un successo.

LE COMPLICAZIONI OFFSHORE

Che il 2019 sia stato un anno record per l’esplorazione di petrolio e gas è un dato ancora più sorprendente se si considera che la maggior parte delle scoperte è avvenuta in mare aperto, che naturalmente sono più complicate da sfruttare. La scoperta della Guyana di Exxon, per esempio, era particolarmente ardua dal punto di vista geologico ma alla fine è stata la scoperta di maggior successo del 2019. E questo non farà che accelerare le opportunità di altre aziende che vorranno lanciarsi in situazioni simili.

IL 2020 E OLTRE

Il Medio Oriente potrebbe essere la prossima frontiera offshore quest’anno. Secondo Rystad, possiamo aspettarci un imporante aumento della spesa per le esplorazioni offshore in Medio Oriente, con gli Emirati Arabi Uniti che dovrebbero essere il primo paese per investimenti con 1 miliardo entro il 2025, seguiti dalla Turchia con 350 milioni di dollari.

Westwood stima che il livello di esplorazione del 2019 sarà sostenuto per tutto il 2020, ma vede rallentare l’esplorazione dei pozzi ad alto impatto nell’Europa nord-occidentale a causa della mancanza di successo dell’anno scorso. Per quest’anno Westwood prevede invece un rallentamento dell’esplorazione in Guyana, ma semplicemente a causa delle importanti scoperte dello scorso anno.

Il Messico da parte sua può contare su 10 pozzi di compagnie petrolifere internazionali che, come detto, dovrebbero contenere già riserve accertate per 2,5 miliardi di barili.
L’Africa si aspetta di ripetere l’andamento del 2019, come ha recentemente spiegato Jay Park, Ceo di Recon, in un’intervista a OilPrice.com. L’Australia, che ha avuto un 2019 piuttosto modesto in fatto di esplorazione, dovrebbe vedere un incremento nelle perforazioni ad alto impatto.
Complessivamente, Westwood vede nel 2020 attività di esplorazione simili a quelle dell’anno scorso, sebbene ci sarà uno spostamento dell’attenzione verso il Nord e il Sud America.

I migliori esploratori del 2020 saranno le majors europee Total, Equinor, Shell e Eni, secondo Westwood. I migliori esploratori del 2019, secondo Rystad, sono stati ExxonMobil, Hess, CNOOC e Total. Tutto ciò ambientalisti, proteste e disinvestimenti di combustibili fossili da parte di istituti finanziari a parte, che potrebbero minare le stime.