Prezzi di elettricità e gas giudicati non più sostenibili per la siderurgia italiana. Federacciai chiede la sospensione temporanea dell’Ets per il comparto termoelettrico. Il tema si intreccia con la partita ex Ilva e con le condizioni per il rilancio degli impianti
Federacciai lancia l’allarme sul costo dell’energia e avverte del rischio di fermate degli impianti siderurgici nei prossimi mesi, chiedendo la sospensione temporanea dell’Ets per il comparto termoelettrico. È quanto emerge dalla riunione dell’Ufficio di presidenza e del Consiglio generale dell’associazione: secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la situazione viene definita “gravissima” e le imprese siderurgiche prevedono “possibili ripercussioni sulla continuità produttiva e il rischio di fermate degli impianti” a causa dell’insostenibilità economica dei costi energetici.
La richiesta riguarda in particolare l’applicazione del sistema Ets alle emissioni delle centrali termoelettriche alimentate a gas. Federacciai ritiene “sempre più difficile da comprendere” questo meccanismo nel quadro dell’attuale emergenza energetica. L’associazione chiede quindi che “l’Italia si impegni in tutte le sedi per ottenere la sospensione temporanea dell’Ets per il comparto termoelettrico durante il periodo emergenziale” e che, insieme agli altri Paesi europei, lavori “al superamento di un sistema che, in assenza di un vero mercato unico europeo dell’energia, rischia di alimentare ulteriori asimmetrie tra le diverse economie dell’Unione”.
IL COSTO DELL’ELETTRICITÀ E IL DIVARIO EUROPEO
Nel documento citato da Il Sole 24 Ore, Federacciai sottolinea che “le imprese energivore italiane continuano a sostenere costi per l’energia elettrica significativamente più elevati rispetto ai concorrenti europei”. L’associazione considera inoltre “fondamentale” che il Governo italiano confermi gli strumenti “tra cui interrompibilità, interconnector ed energy release, che remunerano i servizi resi al sistema elettrico nazionale e che negli ultimi anni hanno contribuito a mitigare l’impatto del caro energia sulle industrie europee”.
Il quadro europeo resta caratterizzato da prezzi energetici superiori ai livelli storici precedenti alla crisi. La Commissione europea rileva che i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas si sono in larga parte stabilizzati rispetto alla crisi del 2021-2023, ma che i prezzi finali per famiglie e imprese restano superiori a quelli precedenti al 2021. Per l’industria europea, secondo la Commissione, i prezzi industriali di gas ed elettricità sono ancora 2-4 volte superiori a quelli dei principali partner commerciali dell’Unione.
Sul meccanismo Ets, la Commissione europea ha proposto il 17 luglio 2026 una revisione mirata del sistema, dichiarando tra gli obiettivi anche il rafforzamento della competitività industriale europea. L’Ets copre le emissioni della produzione di elettricità e calore, della manifattura industriale e di altri comparti e interessa circa il 40% delle emissioni complessive dell’Unione.
ETS E PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
Il nodo sollevato da Federacciai riguarda anche il trasferimento del costo della CO2 sul prezzo dell’elettricità quando gli impianti a gas partecipano alla formazione del prezzo marginale. Un’analisi della Commissione europea rileva che i prezzi dell’Ets vengono principalmente trasmessi attraverso i prezzi dell’elettricità e che, quando una centrale a combustibili fossili è l’impianto marginale, il prezzo di mercato incorpora il costo della CO2. La stessa analisi evidenzia inoltre che il gas continua ad avere un ruolo importante nella determinazione del prezzo elettrico nell’Unione, pur rappresentando circa il 17,6% della generazione elettrica Ue nel 2025.
Nel 2025 le emissioni coperte dall’Ets sono diminuite dell’1,3% rispetto al 2024, secondo i dati verificati pubblicati dalla Commissione europea il 10 aprile 2026. Per le industrie energivore la riduzione è stata del 2,5%, con un contributo del settore del cemento e della produzione di ferro e acciaio. Nello stesso anno le emissioni della generazione elettrica da combustibili fossili sono diminuite dello 0,4%, mentre la generazione da gas naturale è aumentata dell’11,4%.
IL NODO EX ILVA
L’allarme di Federacciai arriva mentre è ancora aperta la partita industriale dell’ex Ilva. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riferito che il 5 agosto al Tavolo Taranto sono stati presentati 17 progetti per oltre 2 miliardi di euro di investimenti, nell’ambito del percorso avviato dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano.
Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi è direttamente coinvolto nel percorso: il 18 agosto Federacciai ha presentato una manifestazione di interesse per gli stabilimenti ex Ilva insieme a 14 imprese associate. La proposta riguarda, secondo quanto riportato da ANSA, gli stabilimenti e resta subordinata alla verifica di condizioni necessarie all’intervento industriale. Al 15 settembre la cordata non era interessata all’area a caldo, lasciando tuttavia aperta la possibilità di un futuro coinvolgimento nella produzione di acciaio in presenza delle condizioni indicate nel percorso istituzionale.
Il tema dell’energia assume quindi un rilievo anche per la sostenibilità industriale delle ipotesi sull’ex Ilva: la posizione espressa da Gozzi sulla necessità di intervenire sul costo energetico e sull’Ets si inserisce nello stesso quadro nel quale Federacciai ha manifestato interesse per una soluzione industriale sugli impianti.

