L’Italia apre un confronto su due tavoli chiave con le istituzioni europee per tutelare i conti pubblici e il sistema produttivo. Tra flessibilità di bilancio e regole Ets, la parola passa ora ai prossimi vertici comunitari
L’impatto dell’inflazione sui parametri di spesa e la pressione dei costi energetici sulle imprese spingono il governo italiano a sollecitare un chiarimento con le istituzioni comunitarie. La strategia di Roma si articola su due binari paralleli che intrecciano le regole di bilancio e la gestione della transizione ecologica nell’Unione europea.
IL NODO DELLE QUOTE DI CO2 E DELL’ETS
Parallelamente alla stabilità finanziaria, l’Italia sta portando avanti con la Repubblica Ceca un’iniziativa congiunta sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) per ridurre l’impatto dei costi della CO2 sulle imprese maggiormente esposte ai prezzi dell’energia. Roma e Praga chiedono un «rilascio straordinario e regolamentato di quote dalla riserva», il rinvio dell’eliminazio ne delle quote gratuite e lo slittamento dell’entrata in vigore dell’Ets2, che riguarderà i combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in altri settori e la cui piena operatività è attualmente indicata dalla Commissione europea per il 2028. Italia e Repubblica Ceca chiedono inoltre maggiore regolamentazione e controllo del mercato delle quote per accompagnare la decarbonizzazione senza aggravare i costi per l’industria europea.
LA LETTERA SUL PATTO DI STABILITÀ
La premier Giorgia Meloni ha inviato giovedì 1° ottobre 2026 una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che l’inflazione venga considerata nella valutazione del rispetto del percorso di spesa concordato dall’Italia nell’ambito del nuovo Patto di stabilità. Come riporta stampaparlamento.it, il problema nasce dal funzionamento delle nuove regole fiscali europee, che utilizzano come parametro principale la crescita della spesa primaria netta. Nella lettera la premier sottolinea che «Il tetto massimo della crescita netta della spesa è fissato in termini nominali e, di conseguenza, potrebbe non includere pienamente l’impatto di bilancio dell’inflazione che supera materialmente le proiezioni alla base del percorso concordato», citando ad esempio «i pagamenti pensionistici, che sono collegati, seppur con un ritardo temporale, ai prezzi al consumo». Nel caso italiano «l’insieme delle spese direttamente colpite dall’inflazione, che superano le proiezioni alla base del piano di bilancio equivale al 20,4% del Pil». La questione era stata anticipata dal ministro Giancarlo Giorgetti, che l’aveva definita «puramente tecnica, che però diventa di sostanza». La richiesta italiana non costituisce una nuova deroga per aumentare la spesa, ma punta a modificare i criteri con cui l’aumento dei prezzi incide sulle verifiche del percorso di bilancio.
LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA
La prima risposta della Commissione europea è arrivata lo stesso giorno, prima ancora che la lettera fosse formalmente recapitata a Bruxelles, attraverso le dichiarazioni della portavoce Paula Pinho. L’istituzione comunitaria ha ricordato che agli Stati membri è già stata concessa maggiore flessibilità attraverso la clausola di salvaguardia nazionale, il cui ambito di applicazione è stato esteso dalla difesa all’energia nell’agosto 2026 per consentire ai governi di adottare misure legate alla crisi energetica. Ma, come chiosa Marcello Sorgi su La Stampa, richiamando il passaggio della partita ai livelli politici dell’Unione, i primi “no” dei portavoce della Commissione non esauriscono necessariamente il confronto sulle richieste.
I PROSSIMI APPUNTAMENTI ISTITUZIONALI
I due percorsi, distinti sul piano tecnico ma collegati dall’impatto della crisi energetica sull’economia, si sposteranno nei prossimi giorni nelle sedi decisionali dell’Unione europea. Il primo passaggio istituzionale si terrà a Lussemburgo giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026, dove la questione della spesa e dell’inflazione sarà affrontata dai ministri delle Finanze degli Stati membri nelle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Successivamente, sia il tema della flessibilità del Patto di stabilità sia il dossier sulla riforma dell’Ets promosso da Italia e Repubblica Ceca arriveranno sul tavolo dei capi di Stato e di governo in occasione del Consiglio europeo in programma giovedì 15 e venerdì 16 ottobre 2026.

