Scenari

Il confronto nello stretto di Hormuz non smuove i prezzi del petrolio (per ora)

Il mercato è attualmente ben rifornito grazie anche al ritorno in produzione di Sharara, al fatto che il petrolio iraniano si sta accumulando nei depositi in Cina e l’Aie è pronta a dar fondo alle sue riserve in caso di necessità

Si intensifica il confronto nello stretto di Hormuz tra Regno Unito e Iran per garantire una navigazione sicura dopo il sequestro da parte di Teheran di una petroliera battente bandiera britannica, la Stena Impero. L’aumento delle tensioni però non ha provocato uno spostamento significativo dei prezzi del petrolio per il momento.

LONDRA PROPONE UNA MISSIONE NAVALE A GUIDA EUROPEA

Nonostante i discorsi del governo britannico e le minacce di “gravi conseguenze” per l’Iran, il ministro della Difesa britannico Tobias Ellwood ha gettato acqua sul fuoco. Il Regno Unito è intenzionato a usare la diplomazia per risolvere la situazione di stallo, anche se, ha rivelato Reuters, Londra è intenzionata a chiedere sostegno per una missione navale a guida europea per garantire la navigazione sicura attraverso lo stretto di Hormuz. Francia, Italia, Spagna e Danimarca hanno già dato il loro assenso, e si aspetta la risposte anche della Germania.

IL REGNO UNITO A OTTO NAVI NELLA REGIONE

Per il momento il governo britannico ha detto alle proprie petroliere di evitare lo stretto di Hormuz: ma secondo il Wall Street Journal, almeno otto navi sono già presenti nella regione e per ora sono bloccate nei porti.

COMMERZBANK: REAZIONE SUI PREZZI CONTENUTA, MA I RISCHI GIUSTIFICHERANNO PRESTO UN PREMIO ULTERIORE

Malgrado la difficile situazione, i prezzi del petrolio non hanno ricevuto scossoni e hanno guadagnato appena l’1 per cento. Ma è anche vero che i rialzi sono arrivati dopo che il greggio aveva perso più del 6% la scorsa settimana. “Alla luce di questo e delle crescenti tensioni tra Occidente e Iran per le petroliere sequestrate, la reazione dei prezzi di oggi è ancora relativamente contenuta – ha scritto Commerzbank in una nota -. Il fatto di passare attraverso lo stretto di Hormuz comporta notevoli rischi per le petroliere internazionali, il che, a nostro avviso, giustifica un premio di rischio sul prezzo del petrolio notevolmente più alto di quanto non avvenga attualmente”.

SI IMPENNANO I COSTI ASSICURATIVI

Naturalmente la situazione ha portata a un’impennata del costo di assicurazione per i trasporti. “Alcuni manager britannici del settore navale hanno riferito che i costi assicurativi dei trasporti lungo lo stretto di Hormuz sono in ascesa – ha sottolineato The Guardian -. Una normale superpetroliera tra le 200.000 e le 400.000 tonnellate, ha visto lievitare i costi di circa 500.000 dollari. Si teme che le compagnie di navigazione inizino a non battere bandiera britannica, temendo che la bandiera trasformi la nave in un bersaglio iraniano. Alcuni deputati di Teheran hanno anche proposto di far pagare pedaggi alle navi britanniche e statunitensi che attraversano lo stretto”.

L’AGENZIA INTERNAZIONALE PER L’ENERGIA MONITORA LA SITUAZIONE ED È PRONTA A INTERVENIRE

“L’Agenzia internazionale per l’energia sta monitorando da vicino gli sviluppi nello stretto di Hormuz, compreso il recente sequestro di una petroliera battente bandiera britannica, ed è pronta ad agire in caso di necessità – ha dichiarato l’Aie -. I paesi dell’Aie detengono 1,55 miliardi di barili di scorte petrolifere pubbliche di emergenza. Inoltre, 650 milioni di barili sono detenuti dall’industria in virtù di obblighi governativi, e possono essere rilasciati se necessario”. L’Agenzia ha chiarito che questi volumi sono più che sufficienti per coprire eventuali interruzioni nello Stretto di Hormuz, anche per “un periodo prolungato”. iran nucleare

UN QUINTO DELL’OFFERTA MONDIALE PASSA PER HORMUZ

Circa 20 milioni di barili di petrolio passano ogni giorno attraverso Hormuz, il che equivale a circa un quinto di un’offerta globale. Anche quasi un quarto del commercio globale di Gnl transita attraverso lo stretto. Tuttavia, nonostante l’elevato rischio, tutte le parti sembrano intenzionate a limitare il confronto a manovre piuttosto secondarie, con le leadership di Teheran e di Washington che hanno dichiarato esplicitamente di voler evitare la guerra. “Il presidente è stato molto chiaro che vuole agire attraverso i canali diplomatici ed economici”, ha detto un alto funzionario americano al WSJ. “Non vuole un’altra guerra in Medio Oriente”.

PETROLIO IRANIANO SI STA ACCUMULANDO NEI DEPOSITI DOGANALI CINESI

Ci sono anche altri elementi non collegati tra loro che portano a non ritenere immediata una pressione rialzista sul greggio. Come riferito da Bloomberg, il petrolio iraniano si sta accumulando nei depositi in Cina. Il petrolio viene messo in “deposito doganale”, hanno detto alcune fonti, il che significa che le riserve si stanno riempiendo anche se il petrolio non viene riportato nei dati. Il petrolio può in effetti essere tenuto fuori dalla circolazione per un certo periodo di tempo, ma il fatto che l’Iran riesca ad esportare petrolio avrà comunque un effetto ribassista visto che alla fine sarà immesso sul mercato. “Le spedizioni di petrolio iraniano confluiscono ormai da alcuni mesi nello stoccaggio doganale cinese, e continuano a farlo nonostante l’aumento dei controlli”, ha dichiarato Rachel Yew, analista della società di consulenze con base a Singapore FGE in un’intervista a Bloomberg. In risposta a questa mossa, il governo degli Stati Uniti ha annunciato nuove sanzioni contro la società cinese Zhuhai Zhenrong che acquista e sposta il petrolio in violazione delle sanzioni americane. Non è chiaro però quanto questa mossa sarà efficace nel dissuadere gli acquirenti dall’acquisto di petrolio iraniano.

MERCATO BEN RIFORNITO, SCORTE GLOBALI A 900 MILA BARILI AL GIORNO

A incidere sul mancato rialzo dei prezzi petroliferi, infine, incidono la produzione petrolifera del più grande giacimento libico, quello di Sharara, sta per tornare in pista secondo Noc che qualche giorno fa aveva invocato cause di forza maggiore per giustificare la mancata produzione del sito libico. E la consapevolezza che il mercato del greggio stia ‘soffrendo’ di un surplus complessivo, che potrebbe peggiorare solo l’anno prossimo, ha dichiarato Brian Hook, rappresentante speciale del Dipartimento di Stato americano per l’Iran a S&P Global Platts. Un elemento confermato anche da Aie: “I consumatori possono essere rassicurati sul fatto che il mercato petrolifero è attualmente ben rifornito, con una produzione che nella prima metà del 2019 ha superato la domanda, aumentando le scorte globali di 900 mila barili al giorno”.