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Il country report Ue bacchetta l’Italia: quota rinnovabili “in stallo”

Tra le richieste di Bruxelles quelle di spingere sull’efficienza energetica, nelle infrastrutture energetiche e nella mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici

L’Italia è ben al di sopra della traiettoria verso il raggiungimento del proprio obiettivo in materia di rinnovabili per il 2020 grazie a una quota pari al 18,3% nel 2017. Ma rispetto allo scorso anno, la quota della produzione di energia elettrica da fonti verdi “è in stallo, ferma al 34%, mentre la quota delle energie rinnovabili nei trasporti è diminuita del 13% circa (dal 7,4 % nel 2016 al 6,5 % nel 2017)”. È quanto ha certificato, nero su bianco, la Commissione europea nel Country Report sul nostro paese, messo a punto da Bruxelles più in generale per analizzare l’andamento macroeconomico del nostro paese e fornire una serie di raccomandazioni per riallineare la politica economica italiana.

NELLE RINNOVABILI SONO NECESSARI ULTERIORI SFORZI NEI SETTORI ELETTRICO, TRASPORTI E RISCALDAMENTO/RAFFRESCAMENTO

Secondo Bruxelles, solo la quota di energie rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento è aumentata notevolmente nello stesso periodo (dal 18,9% al 20,1%). In ogni caso, riconosce l’Ue, il settore “è il più sviluppato in Europa dopo quello della Germania in termini di posti di lavoro diretti e indiretti (179.000 nel 2016); ulteriori politiche in linea con i nuovi obiettivi per il 2030 possono stimolare la crescita e creare fino a 115.000 nuovi posti di lavoro all’anno”. Tuttavia, “sono necessari ulteriori sforzi in tutti e tre i settori al fine di garantire una crescita costante delle energie rinnovabili e il raggiungimento degli obiettivi per il 2020 e il 2030”, avverte la Commissione europea.

NECESSARI ULTERIORI SFORZI NELL’EFFICIENZA ENERGETICA

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, ricorda Bruxelles nel report, “gli obiettivi di consumo di energia per il 2020 sono pari a 158 Mtep espressi in consumo di energia primaria (124 Mtep espresso in consumo di energia finale)”. “L’obiettivo è stato fissato a un livello tale da consentire l’aumento del consumo dell’energia nei prossimi anni. Dopo la crescita del consumo di energia sia primaria che finale nel periodo 2013-2014, il consumo di energia nel paese è diminuito tra il 2015 e il 2016, anche se il consumo di energia primaria ha registrato nuovamente un leggero aumento, passando da 148,0 Mtep nel 2016 a 148,94 Mtep nel 2017. Il consumo finale di energia è diminuito lievemente da 115,9 Mtep nel 2016 a 115,2 Mtep nel 2017. Alla luce della possibile ripresa economica in Italia e della recente tendenza al rialzo del consumo di energia primaria – avverte il country report – sono tuttavia necessari ulteriori sforzi per rimanere entro i livelli stabiliti per il conseguimento dell’obiettivo di efficienza energetica del 2020 e in vista dei nuovi obiettivi per il 2030”.

ALTAMENTE PRIORITARI INVESTIMENTI PER LA PROMOZIONE DI INTERVENTI DI EFFICIENZA ENERGETICA E NELLE RINNOVABILI

L’Italia “ha ottenuto buoni risultati rispetto agli obiettivi 2020” in materia di clima ed energia. Tuttavia, evidenzia ancora la Commissione Ue, “la dissociazione della crescita economica dal consumo di energia è ancora marginale e i recenti progressi nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica sono modesti. Sono pertanto altamente prioritari – secondo Bruxelles – investimenti per la promozione di interventi di efficienza energetica e investimenti prioritari a favore delle energie rinnovabili, in particolare per: promuovere l’efficienza energetica mediante la ristrutturazione degli alloggi sociali e degli edifici pubblici, dando priorità alle ristrutturazioni radicali, alle tecnologie innovative e alle prassi e agli standard più avanzati; promuovere le tecnologie rinnovabili innovative e meno mature, in particolare per il riscaldamento e il raffreddamento, negli edifici pubblici, nell’edilizia sociale e nei processi industriali nelle piccole e medie imprese; promuovere tecnologie come lo stoccaggio di energia per integrare più energia rinnovabile nel sistema e aumentare la flessibilità e l’ammodernamento della rete, anche accrescendo l’integrazione settoriale in ambito energetico”.

INVESTIMENTI PER 10 MILIARDI IN 10 ANNI PER MIGLIORARE LE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE

“Sono necessari investimenti per migliorare le infrastrutture energetiche. Tali investimenti possono contribuire a rendere il sistema energetico più resiliente, sicuro e flessibile, rafforzando nel contempo l’integrazione del mercato e riducendo i divari di prezzo. La rete elettrica italiana non è ancora sufficientemente attrezzata per far fronte all’aumento degli scambi transfrontalieri e alla diffusione delle energie rinnovabili variabili previsti per il 2030. Si stima che nei prossimi 10 anni saranno necessari 10 miliardi di euro per modernizzare la rete di trasmissione dell’energia elettrica”, spiega la commissione Ue.

UNA RETE DEL GAS DIVERSIFICATA E FLESSIBILE PUÒ INTEGRARE LA DOMANDA

“Una rete del gas diversificata e flessibile, che comprenda rotte di importazione, può integrare più facilmente i diversi settori della domanda e il passaggio a combustibili diversi – si legge nel Country report -. Il gestore della rete di trasporto del gas italiano prevede 5,7 miliardi di investimenti aggiuntivi nel periodo 2018-2022”.
Infine, per quanto riguarda il piano nazionale integrato per l’energia e il clima è “attualmente in atto la revisione degli obiettivi della strategia energetica nazionale per il 2017, anche in considerazione dei nuovi obiettivi dell’Ue in materia di energia per il 2030. Nel suo progetto di piano nazionale per l’energia e il clima adottato il 31 dicembre 2018 l’Italia ha fornito una panoramica delle esigenze di investimento fino al 2030 per le diverse dimensioni dell’Unione dell’energia: gli investimenti necessari ammontano a 13,2 miliardi”.

NECESSARIO INTEGRARE LE POLITICHE IN MATERIA DI MITIGAZIONE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E DI ADATTAMENTO IN TUTTI I SETTORI

“È necessario integrare le politiche in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adattamento agli stessi in tutti i settori, compreso il settore dei trasporti. Le emissioni nei settori non coperti dal sistema ETS dell’UE dovrebbero diminuire del 21 % tra il 2005 e il 2020 (rispetto all’obiettivo del 13 %) e del 25 % tra il 2005 e il 2030 (rispetto all’obiettivo del 33 %). Anche se dare priorità alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio per gli investimenti a lungo termine rappresenta una soluzione efficiente sotto il profilo dei costi, i ritardi nell’intervento comporteranno un aumento dei costi necessari per rispettare gli obblighi imposti dal regolamento sulla condivisione degli sforzi, oltre a fornire disincentivi a un settore privato sempre più propenso a effettuare investimenti “verdi”. I fondi strutturali e di coesione sono già stati utilizzati per favorire l’attuazione di azioni connesse all’adattamento, anche nel settore delle risorse idriche. Occorre tuttavia fare di più per completare e attuare il piano nazionale di adattamento in modo coordinato in tutti i settori e a tutti i livelli di governance, anche sostenendo le città firmatarie del Patto dei sindaci. Investire nel trasporto e nelle infrastrutture sostenibili consente di affrontare non solo le sfide ambientali ma anche quelle connesse alla mobilità, ritenute dalle imprese un ostacolo importante alle attività di investimento, e di intervenire per ovviare al problema della carenza di investimenti, che riguarda il 50 % dei comuni (BEI, 2018)”.

REGIME AUTORIZZATORIO ANCORA POCO CHIARO E DISCREZIONALE

“Il regime per l’assegnazione delle autorizzazioni con limitazioni è ancora poco chiaro e ampiamente discrezionale. L’effettivo rilascio di concessioni per l’uso degli spazi pubblici per la fornitura di un’ampia gamma di servizi (connessi al commercio, al turismo, all’energia e alle attività industriali) non rispetta i principi della concorrenza e della trasparenza – si legge nel rapporto -. Inoltre, le riassegnazioni sono spesso soggette a proroghe ex lege ripetute. Ciò incide negativamente sull’ingresso e sugli investimenti in questi settori, come pure sulla gestione delle risorse limitate”.

PREZZI DELL’ENERGIA ALL’INGROSSO E AL DETTAGLIO ANCORA ELEVATI

“Nonostante le liberalizzazioni, i prezzi dell’energia restano elevati”. Secondo la Commissione, “a livello di mercato all’ingrosso la concentrazione del mercato dell’energia in Italia si è ridotta ed è inferiore alla media dell’Ue. Ciò ha indotto una riduzione dei prezzi all’ingrosso, che tra il 2005 e il 2015 sono calati rispettivamente del 14,3% e del 28,4% per il settore dell’energia elettrica e quello del gas. Tuttavia, a causa del mix energetico, della struttura della rete, degli oneri e della componente fiscale, tali prezzi sono ancora tra i più alti dell’Ue”. A livello della vendita al dettaglio, “l’elevato livello di concentrazione del mercato e le imposte e i prelievi pesanti contribuiscono a far sì che i prezzi siano ancora tra i più alti dell’Ue per entrambi i mercati. Tuttavia, tra il 2016 e il 2017 i prezzi al dettaglio dell’energia elettrica per le famiglie si sono notevolmente ridotti (-11,2 %) (ACER/CEER, 2018). Tale tendenza va letta unitamente all’aumento del tasso annuo di cambio di fornitore delle utenze domestiche (8 % nel 2015 per l’energia elettrica a fronte di una media Ue del 6,3 %). La strategia nazionale del 2017, attualmente in fase di revisione, propone di ridurre il divario di prezzo tra l’Italia e i paesi europei comparabili, anche con la piena liberalizzazione dei mercati finali e la progressiva riduzione degli oneri di sistema”.

LA GRADUALE ELIMINAZIONE DELLE TARIFFE REGOLAMENTATE NEL SETTORE DELL’ENERGIA È STATA RINVIATA

“Gli sforzi volti a eliminare gli ostacoli normativi si sono arenati dopo l’adozione nel 2017 della legge annuale del 2015 sulla concorrenza, mentre potrebbero essere introdotte nuove restrizioni. Poco dopo l’adozione della legge sono state introdotte nuove restrizioni. Inoltre, la metà dei decreti attuativi della legge del 2015 sulla concorrenza deve ancora essere adottata, mentre la graduale eliminazione delle tariffe regolamentate nel settore dell’energia è stata rinviata dal 2019 alla metà del 2020”, conclude la Commissione Ue.