Sostenibilità

Il fotovoltaico è la risposta all’emergenza climatica. Il convegno di Italia Solare

fotovoltaico

Il rilancio del solare fotovoltaico come driver permanente del mercato elettrico italiano ed europeo per creare il modello di sistema capace di far fronte all’emergenza climatica del Pianeta

Nell’appuntamento annuale dell’Associazione “Italia Solare”, la centralità del dibattito è stata focalizzata sulle misure economiche e normative necessarie a rilanciare l’installazione di impianti fotovoltaici, e poter così consentire all’Italia di raggiungere i parametri europei del 2030 e, più in generale di promuovere un modello di generazione che ci accompagni fino alla metà del secolo.

CRISI CLIMATICA: QUALI POLITICHE PER IL SOLARE FOTOVOLTAICO E LA TRANSIZIONE ENERGETICA?

Ad aprire i lavori è stato il Presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini, che ha ricordato come il fotovoltaico crei lavoro: la stima per il 2019 è di un fatturato di 1,5 mld di euro, con circa 13.000 addetti, fra personale diretto e dell’indotto. Ma se la realizzazione attesa nel lungo periodo fosse di 5GW di installato, i numeri crescerebbero moltissimo con 200.000 occupati e 35 miliardi attesi (una simile proiezione presupporrebbe la conversione totale del sistema, obiettivo ultimo intorno al 2050). Tuttavia, è confortante sapere che in un ambiente economico a tecnologia crescente, repressivo dell’occupazione, il solare, invece, resti fortemente labor intensive.

VISCONTINI: L’ITALIA È FERMA

“Il problema – ha continuato il presidente – è che l’Italia è ferma nella sua spinta, con un installato per anno di 384 MW annui dal 2015, mentre la Germania è passata dai 2900 MWp del 2018 a ben 3300 MWP fino a ottobre del 2019”. Una simile crescita è frutto di una convergenza politica e industriale che vede un perenne e metodico rinnovamento delle tecnologie, un confronto non distorsivo sulle piattaforme di mercato per le diverse fonti, e la mancanza di predilezione di una fonte su altre come invece accade in Italia col gas. E con le rinnovabili ferme da anni, la CO2 è in aumento.

SERVE UN ORGANO TRASVERSALE PER LA DECARBONIZZAZIONE DELL’ECONOMIA A PALAZZO CHIGI

Il fotovoltaico è il petrolio del 21esimo secolo che va sfruttato e implementato. Si chiede allora un organo trasversale per la decarbonizzazione dell’economia che dipenda dalla Presidenza del consiglio dei Ministri. Ma che cosa serve per raggiungere la transizione energetica? Fra le molte proposte avanzate alcune appaiono particolarmente rilevanti: lo sblocco delle autorizzazione impianti FER, che sono rilasciate in numero troppo esiguo; l’implementazione dei sistemi di autoconsumo dell’energia e condivisione fra gli utenti di una comunità o di un condominio; la riforma del meccanismo della cessione del credito per detrazioni fiscali che penalizza i piccoli operatori, trasformando la detrazione fiscale del cliente in credito d’imposta di un soggetto terzo, se questi da un contributo al cliente per l’acquisto dell’impianto; e la riorganizzazione delle piattaforme di mercato affinché ci sia un’effettiva parità fra le fonti fossile e le rinnovabili.

LOMBROSO: RINNOVABILI UNICA ANCORA DI SALVEZZA

Rincara la dose il climatologo Luca Lombroso che ha sottolineato come le rinnovabili siano “l’unica ancora di salvezza per un mondo che nella sua ansia di crescita sta tornando alle fossili, incluso il carbone”. La problematica dell’inquinamento era già nota nell’ormai lontanissimo 1992, al ‘Earth Summit’ di Rio de Janeiro, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il documento di allora prevedeva un contenimento delle emissioni, contenuti nella convenzione di 350 ppm. Oggi siamo ai 410ppm: “L’obiettivo dell’Onu non è stato raggiunto; anzi si va in senso opposto” ha tuonato lo scienziato.

OLTRE I 2 GRADI, SITUAZIONE INGESTIBILE PER LE SOCIETA’ UMANE

L’unica consolazione è che stato fugato ogni possibile dubbio scientifico nel 2007 nel IPPC, sulla responsabilità delle attività umane, quale causa esclusiva nel processo di surriscaldamento globale. Al riguardo Parigi prevede un tetto di 1,5 gradi rispetto l’era preindustriale e 2 gradi è il massimo tollerabile per la struttura della società umana. Oltre i livelli sono catastrofici, perché 4 gradi sono ingestibili per le nostre società, poiché si attiverebbero per far fronte ai dissesti climatici e agli eventi estremi, comportamenti singoli non coordinati fra loro su scala di milioni di utenze, comportamenti che si rivelerebbero distruttivi per le comunità, specialmente in società povere, connotate da Megalopoli afflitte da sterminate baraccopoli: la battaglia per il clima è innanzitutto una questione sociale.

AL 2030 DOVREMO RECUPERARE 15 MLD DI CO2 EMESSI IN ECCESSO

Il problema a livello internazionale è che dopo il fallimento di Kyoto la partecipazione alle varie politiche è di tipo volontaristico nel senso che non c’è un protocollo vincolante che porti ad un impegno di rispetto internazionale il singolo stato firmatario. Al 2030 dovremo recuperare 15 mld di Co2 emessi in eccesso, ed il settore principale di inquinamento è il settore energetico. E la sola risposta praticabile è l’elettrificazione di tutti consumi e di tutti gli impieghi