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Ilva, Arcelor Mittal è interessata alle quote di CO2?

Mittal

Il dubbio è sollevato dalla redazione de Le Iene nel trailer in onda questa sera dal quale emergerebbe che Mittal rivende in borsa le quote di emissione

“Arcelor Mittal, la multinazionale dell’acciaio che ha appena annunciato di voler licenziare 4700 operai dell’Ilva di Taranto, lo sta facendo per una speculazione finanziaria?”. È il dubbio che, come scrive la redazione de Le Iene nel trailer in onda questa sera, emergerebbe dalla scoperta di Gaetano Pecoraro, nel servizio in onda nel programma televisivo.

LE IENE VOLANO IN BELGIO

“Proprio nei giorni in cui decine di migliaia di persone sono scese in piazza per lo sciopero generale contro i licenziamenti annunciati a Taranto – scrivono nelle anticipazioni del programma – Le Iene volano in Belgio, per raccogliere le testimonianze di chi è già passato dal dramma della perdita del posto di lavoro in Arcelor-Mittal. E uno di quegli operai belgi licenziati, racconta a Gaetano Pecoraro una storia incredibile: ‘Hanno regalato a Mittal le quote di CO2 per produrre, ovvero i permessi per inquinare. E Mittal se le rivende in borsa, perché c’è un mercato di queste quote’”.

COME FUNZIONA IL SISTEMA ETS PER L’ILVA DI TARANTO

Proviamo quindi a ricordare come funziona il sistema ETS e la situazione applicata all’Ilva di Taranto.

Per limitare le emissioni CO2 dal 2005 l’Europa ha stanziato un totale di quote divise per Paese che fissano il tetto massimo europeo di CO2 dell’anno. Ogni anno diminuiscono. Ogni Paese le suddivide tra le varie aziende presenti sul territorio nazionale. Ogni azienda quindi ha a disposizione per quell’anno un budget di quote di CO2 da consumare. Ad esempio Ilva quest’anno ha quote di CO2 per dieci milioni di tonnellate. Il prossimo anno ne avrà il 2% in meno. Se supera questo livello di CO2 deve comprare quote da qualche altra azienda che ne ha in eccedenza avendone prodotte meno del suo tetto massimo a disposizione. Infatti, se non arriva al tetto massimo, può scambiarle con altre aziende, in cambio di denaro. Alla fine il totale massimo di produzione di CO2 consentito nell’anno non deve superare le quote concesse. Quindi o produci CO2 o ti prendi i soldi in cambio di quella che non hai prodotto. L’obiettivo sarebbe quello di venderne di più incentivando a produrre meno CO2. Naturalmente è chiaro che ciò non lo si realizza licenziando, altrimenti converrebbe chiudere l’azienda. Ma ammodernando gli impianti con nuove tecnologie in grado di ridurre la CO2 prodotta (ad esempio a Linz sostituiscono parte di carbon coke con la plastica end of waste).

IN BELGIO LA MITTAL LICENZIA PER PRODURRE MENO CO2 E VENDERE LE QUOTE

L’operaio licenziato da Mittal in Belgio e intervistato da Le Iene dice che Mittal sta licenziando per produrre meno CO2 e quindi per vendere le quote corrispondenti a ciò che non ha prodotto, in cambio di denaro. Potrebbe essere anche vera questa ipotesi che licenziando gli operai si produca meno CO2, salvo considerare che produrre meno prodotto finito significa anche ottenere meno ricavi.

COSA SUCCEDE A TARANTO

Ora vediamo la situazione di Ilva. È dal 2012 che lo stabilimento di Taranto produce la metà delle quote che ha a disposizione. Non perché ha licenziato gli operai (da 2012 a 2018 zero esuberi), ma perché ha prodotto un terzo della quantità di acciaio che quello stabilimento consente (e che faceva fino al 2012). Le Iene direbbero che “le scambia a soldi da tempo”.

A questo punto se la CO2 fosse un inquinante locale, come il pm2.5 per esempio, dovremmo giovarci del fatto che Ilva venda le sue quote in cambio di denaro facendola produrre a un’altra azienda europea. Ma la CO2 non danneggia il singolo territorio. Assodato che non sia questo il caso, proprio perché come si vede dal grafico Ilva ha quote in eccesso ad abundantiam, anche senza licenziare, e che comunque i futuri licenziamenti non prevedono ulteriori riduzioni di produzione di acciaio, Le Iene però a questo punto dovrebbero decidere: denunciare il climate Monster o il fatto che licenzia per produrre meno CO2?