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In Italia 8 aziende automotive su 10 guardano con fiducia all’auto elettrica

I risultati dell’indagine dell’Osservatorio TEA: l’83,2% delle imprese si aspetta riflessi nulli o positivi sull’occupazione e il 79,3% pensa lo stesso per gli effetti sul portafoglio prodotti. Tra le priorità della filiera automotive una politica industriale mirata e più attenzione a formazione e nuove competenze
La filiera automotive italiana guarda con fiducia alla transizione verso la mobilità elettrica e si sta già attrezzando per cogliere le nuove opportunità e creare posti di lavoro, ma troppo spesso le aziende riscontrano ancora difficoltà a reperire le professionalità di cui avrebbero bisogno. È quanto emerge dall’analisi presentata oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy dall’Osservatorio TEA, l’osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano guidato da CAMI (Center for Automotive & Mobility Innovation) del Dipartimento di Management – Università Ca’ Foscari Venezia e CNR-IRCrES, nell’ambito dell’evento “Presente e futuro delle filiera automotive italiana”, promosso da Motus-E.

IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO TEA SULL’AUTOMOTIVE

La survey 2023 che ha prodotto queste evidenze rappresenta un importante momento di confronto con le imprese e approfondimento qualitativo dei dati per l’Osservatorio TEA, che vede il cuore delle sue attività nel continuo aggiornamento del database della filiera costruito e messo a disposizione di Istituzioni e stakeholder, per valutare politiche industriali e piani strategici sulla base di informazioni puntuali e affidabili. Non una semplice istantanea dell’industria, ma un monitoraggio dinamico in grado di percepire in tempo reale le reazioni del settore al variare di un contesto in profonda evoluzione.

La nuova analisi, frutto dell’indagine condotta su un campione di 217 aziende rappresentativo delle 2.152 imprese mappate dall’Osservatorio TEA, indica che per la maggioranza delle aziende (il 48,4%) le trasformazioni dell’ecosistema automotive non avranno alcun effetto sul portafoglio prodotti e per il 30,9% avranno addirittura un impatto positivo, a fronte di un 20,7% che non esclude invece potenziali riflessi negativi.

Netta prevalenza della fiducia anche guardando al sentiment sugli effetti strettamente occupazionali della transizione, con la maggioranza assoluta delle aziende (il 55,5%) che prevede un impatto nullo sul numero dei propri dipendenti e quasi un’impresa su 3 (il 27,7%) che si dice convinta di poter aumentare i livelli occupazionali, proprio in virtù della trasformazione in atto, che vede nell’elettrificazione del powertrain il suo elemento centrale. In questo caso, scende al 16,8% la quota del campione che teme eventuali riflessi negativi.

infografica automotive Italia

LE RISPOSTE DELLE AZIENDE E L’IMPATTO SULL’OCCUPAZIONE

Se l’incrocio di questi dati evidenzia come 8 aziende della filiera su 10 si muovano con confidenza verso la transizione, grazie alla clusterizzazione del campione è possibile andare ancora più in profondità e osservare che tendenzialmente le imprese più fiduciose sui riflessi sul proprio portafoglio prodotti sono quelle dei raggruppamenti “media” e “micro”, con l’83,6% e l’80% dei rispondenti che si aspetta un impatto della transizione positivo o nullo.

Quanto al lavoro, le micro imprese sono quelle che più delle altre ritengono di poter aumentare il numero degli occupati (il 51,7% degli intervistati), davanti alle aziende piccole (il 33,3%) e a quelle più grandi (il 31,3%), in un contesto che vede la gran parte della filiera aspettarsi una sostanziale stabilità dei livelli occupazionali: nel caso delle aziende di medie dimensioni l’impatto sui posti di lavoro sarà nullo secondo il 67,6% degli intervistati. Il risultato delle risposte al questionario, quindi, conferma quanto valutato già lo scorso anno dall’Osservatorio TEA partendo dall’analisi del portafoglio prodotti delle imprese: la maggioranza delle aziende della filiera automotive italiana fornisce prodotti o servizi invarianti rispetto all’alimentazione dei veicoli.

LE PREVISIONI SULL’AUTOMOTIVE A LIVELLO GEOGRAFICO

E a livello geografico, quali sono le previsioni delle aziende? In questo caso, a mettersi particolarmente in luce è la Lombardia, dove – grazie allo sviluppo di un ecosistema automotive molto orientato alla transizione – le risposte aggregate delle aziende consentono di stimare al 2027 un incremento occupazionale nel settore automotive del 6,3%. A livello nazionale, alla stessa data, la proiezione che emerge dall’indagine è di un +0,6% degli occupati totali della filiera, con lo sprint lombardo – accompagnato dal +3,1% del Centro – mitigato dalle previsioni su Nord-Est (-4,3%) e Sud (-3,5%), aree che rispettivamente dipendono in modo più stretto dalla produzione di veicoli endotermici e presentano tassi di esportazione inferiori.

Il tema occupazionale si incrocia poi fatalmente con quello delle competenze, e qui le imprese suonano l’allarme. A fronte della diffusa intenzione di procedere con nuove assunzioni, infatti, a seconda dei ruoli dei dipendenti, una quota dal 40 al 50% del campione denuncia grandi difficoltà nel reperimento delle professionalità richieste. In questo senso, le maggiori preoccupazioni sono quelle segnalate dalle grandi imprese, quelle attive in Italia ma a controllo estero e quelle del Sud, per un problema che investe parimenti i ruoli operativi, quelli specialistici e gestionali, quelli tecnici specifici e quelli di gestione del cambiamento e innovazione.

IL PROBLEMA DELLA CARENZA DELLE FIGURE PROFESSIONALI NELL’AUTOMOTIVE

Accanto alla diffusa ricerca di nuove competenze da inserire in azienda, le stesse imprese della filiera manifestano una richiesta di supporto e guida da parte del Governo in questa trasformazione. Non sorprende quindi che in cima alle priorità di intervento segnalate alla politica ci siano la defiscalizzazione delle assunzioni di personale giovane (il 65,4% la ritiene importante o molto importante) ed esperto (64,4%). Misure che sul fronte dei giovani potrebbero essere corroborate da una più stretta cooperazione tra le aziende, gli Istituti tecnici professionali e gli ITS, per avvicinare il mondo del lavoro alle scuole, ma anche per contribuire a definire percorsi formativi più coerenti con le nuove competenze ricercate dall’industria. E ancora, allargando il campo, il 58% delle imprese della filiera attribuisce grande importanza ai bonus per l’acquisizione di tecnologie e la riconversione produttiva e il 54,3% pone l’accento sulle agevolazioni per la formazione dei lavoratori.

Per concludere, l’Osservatorio TEA ha costruito anche una mappa per identificare, a seconda della tipologia di azienda, quanto le trasformazioni dell’ecosistema automotive potranno incidere sull’evoluzione del portafoglio prodotti e delle competenze dei lavoratori. In questo caso la richiesta al campione non era finalizzata a ottenere un valore “positivo”, “nullo” o “negativo”, ma a comprendere la rilevanza percepita dei cambiamenti in atto in base alla tipologia di impresa.

L’analisi congiunta delle dimensioni produttive e occupazionali evidenzia che tendenzialmente sono le grandi imprese, quelle che impiegano un maggior numero di lavoratori con livello di istruzione universitaria e quelle operanti sulle infrastrutture di rete ad essere più sensibili alla transizione, aspettandosi le modifiche più rilevanti al business e alle competenze di cui necessiteranno in futuro.

MORETTI (OSS. TEA): FILIERA ITALIANA POCO PROATTIVA SU INNOVAZIONE

“Nella filiera italiana dell’automotive i componenti prodotti non sono impattati in modo radicale dal processo di elettrificazione. Dalle nostre ricerche emerge però che il nostro sistema Paese ha delle difficoltà nella transizione tecnologica: nei tier 2 e 3 la filiera è connotata tradizionalmente da una scarsa proattività rispetto all’innovazione, che provoca una riduzione della produzione”. Lo ha dichiarato Anna Moretti, Membro del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio TEA.

DE BELLIS (ABB E-MOBILITY): INNOVAZIONE DEVE PORTARE A PRODURRE SU SCALA MONDIALE

“Finora abbiamo visto solo l’avvisaglia dello tsunami. La trasformazione richiede di affrontare in modo molto flessibile delle sfide non da poco. Per svolgere un ruolo da protagonista in una competizione mondiale bisogna sì fare innovazione, ma la grande sfida è portare l’innovazione ad essere domata ed essere in grado di produrre industrialmente su scala mondiale”. Così Antonio De Bellis, Lead Manager di ABB E-Mobility.

FONTANA (BITRON): BISOGNA SVILUPPARE PRODOTTI QUALITATIVAMENTE AFFIDABILI

“Noi nell’auto elettrica abbiamo visto sin da subito un elemento di diversificazione fin dal 2013, quando iniziammo con la prima stazione di ricarica”, ha spiegato Riccardo Fontana, Head Global Sales & Marketing Charging System di Bitron, che ha aggiunto: “ora lavoriamo principalmente sulla ricarica AC. Oltre all’innovazione bisogna sviluppare prodotti qualitativamente affidabili, perché la struttura di un’auto elettrica deve funzionare bene e sempre”.

CIRIO (PIEMONTE): DOBBIAMO AUMENTARE PRODUZIONE DI STELLANTIS E QUINDI DELLA ITALIA

“Il Piemonte e il mondo dell’automobile sono strettamente legati – ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio -. Il valore tra la nostra regione e l’automotive è inscindibile e guarda ad un futuro con l’obiettivo di far sì che l’industria dell’auto sia un elemento trainante per la nostra regione. I tempi cambiano e cambiano anche i modi di costruire le auto, perciò abbiamo dovuto cambiare le tecnologie e i metodi di lavoro. Oggi stiamo lavorando per far sì che l’automotive continui ad essere radicato sul nostro territorio, anche per gli uomini e le donne che lavoravano in Fiat e che oggi lavorano in Stellantis”.

“Noi – ha aggiunto Cirio – abbiamo la necessitò di aumentare la produzione di auto in Italia e, dal momento che nel nostro Paese le auto le produce Stellantis, dobbiamo aumentare la produzione di Stellantis.  Dobbiamo lavorare per avere nuovi modelli, il che porterà più occupazione e aiuterà tutto l’indotto che sta dietro il mondo dell’auto”.

NASO (MOTUS-E): SERVE UNA DIMENSIONE EUROPEA DEGLI AIUTI UNIFORME

“Il tema degli aiuti e dei supporti è complesso perché si declina in vari ambiti, tra cui quello dell’Unione europea. Una dimensione europea degli aiuti che sia uniforme è, infatti, importate anche nell’ottica delle prossime elezioni europee. C’è poi il tema di rivedere le regole sugli aiuti di Stato, affinché non impattino su quelle regioni che sono già industrializzate”. Lo ha dichiarato Francesco Naso, Membro del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio TEA, che ha aggiunto: “sui 6 miliardi di euro del fondo automotive per l’industria, l’Osservatorio TEA cerca di dare uno strumento in più ai decisori, alle imprese e alle parti sociali per utilizzare i fondi nel miglior modo possibile”.

MORONI (MIMIT): AZIENDE CHE INVESTONO IN ITALIA ACCEDONO A BACINO DI OLTRE 700 MLN EURO

“Accedere al mercato Italia per un’azienda di componentistica significa un bacino di oltre 700 milioni di euro. La nostra sfida è cercare di bilanciare l’aumento della produzione con l’ecosistema industriale, tutto ciò garantendo sempre la trasparenza nei confronti degli investitori”. Lo ha dichiarato Alessandro Moroni, Delegato Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

RIZZETTO: STIAMO LAVORANDO A PROBLEMA DI CARENZA DI FIGURE PROFESSIONALI

Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, ha sottolineato come “oggi nel settore automotive si parla di un’elettrificazione spinta, ma anche di idrogeno. Ci sono 3 fattori importanti su cui lavorare: rispetto al tema della concorrenza, dobbiamo guardare ad est. Investire in ricerca e sviluppo per innovare sempre più rapidamente ed investire sulla crescita dimensionale delle nostre aziende. C’è poi il tema del costo delle materie prime: se abbiamo praticamente superato la crisi dei chip e dei semiconduttori, ci sono delle criticità molto altalenanti sul mercato, come i prezzi di acciaio, plastica, gas, gomma etc. Infine, l’impatto dell’intelligenza artificiale, che può portare nuovi posti di lavoro. Oggi, però, c’è una carenza di figure professionali qualificate a cui stiamo cercando di provvedere, anche grazie agli ITS, e investiremo nel fondo per le competenze”.

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