Scenari

Iran, quale impatto su gas e petrolio per l’Italia

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I recenti avvenimenti in iran e Iraq dovrebbero discostarsi da un simile scenario e dovrebbero configurarsi come pressioni sul breve periodo (prossimi mesi) per il quale il mercato italiano è ben strutturato.

Non poteva capitare in un periodo peggiore dell’anno termico l’uccisione del capo dei servizi segreti in iraniani in Iraq, Qassam Soleimani, ad opera di un drone americano: ad inizio gennaio, in pieno inverno, con scorte energetiche già non più integre.

IL RINCARO DEL PETROLIO

Il petrolio, più per paure delle minacce iraniane che per reali stress fra domanda e offerta è rincarato sensibilmente, raggiungendo i massimi da maggio scorso. Vedremo come reagiranno i mercati in corso di settimana e quanto pomperà la speculazione. Se effettivamente la crescita di prezzo dovesse dimostrarsi sostenuta e duratura, è da attendersi che i paesi dell’Opec non filo iraniani e, quelli non Opec, intervengano per calmierare i prezzi e scongiurare una crisi che si andrebbe a sommare alle turbolenze Usa- Cina e, recentemente, anche a quella tra Usa e Russia per il gasdotto Nord Stream 2, che dovrebbe rifornire direttamente la Germania.

IL GAS COME VETTORE RIFUGIO

In effetti il gas, anche in questo inizio decennio si afferma come vettore energetico “rifugio” dalle turbolenze del petrolio e dalle sue limitazioni ambientali, ma anche ottimo vettore “ponte” per realizzare la transizione energetica verso 100% Fer. Ma allora, il combinato disposto dei due eventi potrebbe riflettersi sui corsi dei prezzi del gas, facendoli impennare per i prossimi mesi? Del resto Snam ha confermato le crescite italiane nei consumi, attestatesi nel 2019 intorno ai 72 mld di metri cubi.

IL PREZZO DEL GAS ITALIANO È ANCORATO ALLA BORSA OLANDESE

Già da diversi anni, per il gas, il mercato borsistico italiano è collegato a quello olandese del TTF, proprio al fine di evitare ripercussioni sul prezzo, derivanti dal petrolio che fungeva da commodity di riferimento. Tuttavia, oltre la metà di tutto il gas consumato in Italia proviene da compravendite OTC, cioè fuori borsa, realizzate per lo più con contratti take-or-pay. E per quanto questi siano stabili nel tempo (anni) non possono essere indifferenti a variazioni significative promosse da situazioni di crisi, come fu per il petrolio il 2008.

ATTENIONE ALLE FORNITURE DI GAS LIBICO

Fortunatamente, i recenti avvenimenti internazionali dovrebbero discostarsi da un simile scenario e dovrebbero configurarsi come pressioni sul breve periodo (prossimi mesi) per il quale il mercato italiano è ben strutturato. Tuttavia, se l’azione iraniana si combinasse con quella turca per far esplodere la Libia, molto probabilmente ne verrebbero a soffrire i nostri prelievi di gas e la nostra pipeline Greenstream, alimentata proprio dal gas libico, resterebbe a secco. È già successo in passato, prevalentemente per ragioni tecniche, quali la rottura di una stazione di compressione a Mellitah. Ma oggi le ragioni sarebbero diverse e, forse, non occasionali, visto che l’Iran è potenzialmente il paese con le maggiori riserve di gas del mondo. Iran