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Iran: i primi effetti delle sanzioni si fanno sentire sul greggio

iran nucleare

Ma all’orizzonte si profila un colpo di scena che potrebbe cambiare le carte in tavola vista l’apertura di Teheran a un possibile “abbandono” dell’accordo nucleare che potrebbe riaprire la partita energetica.

Esportazioni petrolifere iraniane in calo in vista dell’avvicinarsi delle sanzioni statunitensi che cominceranno a sortire i loro effetti a partire dal prossimo 4 novembre. Ma si profila un colpo di scena che potrebbe cambiare le carte in tavola vista l’apertura di Teheran a un possibile “abbandono” dell’accordo nucleare che potrebbe riaprire la partita energetica.

IRAN PRONTO AD ABBANDONARE L’ACCORDO NUCLEARE

iranL’Iran si è detto, infatti, “pronto ad abbandonare l’accordo sul nucleare” se Teheran “arriverà alla conclusione che non favorisce gli interessi nazionali”. Lo ha detto la Guida suprema iraniana Ali Khamenei incontrando il presidente Hassan Rohani secondo quanto riportato dai media iraniani. Khamenei ha comunque precisato che la Repubblica islamica non negozierà con gli Usa definendo “irriverenti e spudorati” i funzionari americani, e accusandoli di aver “pubblicamente minacciano gli iraniani”.

EXPORT PETROLIFERO IRANIANO IN PICCHIATA AD AGOSTO

In vista della piena operatività delle sanzioni, le esportazioni iraniane di greggio e condensato ad agosto dovrebbero scendere sotto i 70 milioni di barili per la prima volta dall’aprile 2017, ben prima del 4 novembre. La ragione risiede nel fatto che gli Stati Uniti hanno chiesto agli acquirenti di petrolio iraniano di ridurre a zero le importazioni a partire da novembre per costringere Teheran a negoziare un nuovo accordo nucleare e a limitare la sua influenza in Medio Oriente. Il volume totale di greggio e condensato, è stimato in 64 milioni di barili, pari a 2,06 milioni di barili al giorno (bpd), contro un picco di 92,8 milioni di barili, pari a 3,09 milioni di bpd, registrato nel mese di aprile secondo i dati di Thomson Reuters Eikon. Per cercare di correre ai ripari, la National Iranian Oil Co ha ridotto i prezzi del greggio tanto che secondo Reuters, lo sconto fissato per settembre è il più alto dal 2004.

RIDOTTI I CARICHI VERSO CINA, INDIA, GIAPPONE ED EUROPA

I carichi destinati al primo cliente iraniano, cioè la Cina, dovrebbero scendere ad agosto a 18,4 milioni di barili dai 24 milioni di barili di luglio che rappresenta anche il record di quest’anno. Stesso discorso per i volumi destinati all’India che hanno raggiunto gli 8,2 milioni di barili, in calo rispetto agli oltre 20 milioni di barili registrati in ciascun mese a partire da aprile. I carichi destinati al Giappone sono stati ridotti a 3,4 milioni di barili ad agosto per il secondo mese consecutivo. Le raffinerie giapponesi dovrebbero caricare il loro ultimo petrolio iraniano entro la metà di settembre per arrivare in Giappone prima di novembre. In netto calo anche l’export verso l’Europa che è passato dai 22,2 milioni di barili di marzo ai circa 12 milioni di agosto.

L’INDIA SI ASPETTA CHIAREZZA SUL TAGLIO DEL PETROLIO IRANIANO DOPO L’INCONTRO CON GLI USA

L’India ha annunciato che non fermerà completamente le importazioni di petrolio iraniane prima di aver fatto chiarezza sulla vicenda durante l’incontro con alcuni funzionari degli Stati Uniti che avverrà la settimana prossima. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo e il Segretario alla Difesa Jim Mattis terranno, infatti, una serie di colloqui ad alto livello con il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj e con il Ministro della Difesa indiano Nirmala Sitharaman il 6 settembre, in quello che è noto come un dialogo 2+2. L’India, nel frattempo, ha già chiesto alle sue raffinerie di prepararsi a una drastica riduzione delle importazioni di greggio da Teheran a partire da novembre, secondo alcune fonti citate da Reuters. In ogni caso Nuova Delhi è pronta a tagliare le importazioni di petrolio iraniano per proteggere la sua ampia esposizione al sistema finanziario statunitense.

È IMPROBABILE CHE LE SANZIONI FERMINO COMPLETAMENTE LE ESPORTAZIONI DI PETROLIO DALL’IRAN

LibiaLe attuali sanzioni degli Stati Uniti sull’Iran non dovrebbero comunque fermare completamente le esportazioni di petrolio iraniano, almeno secondo Ibrahim al-Muhanna consigliere di lunga data del ministero dell’Energia dell’Arabia Saudita, secondo il quale l’Iran non sarebbe in grado di chiudere lo stretto di Hormuz e Bab al-Mandab nemmeno parzialmente. Parlando ad una conferenza petrolifera nella città norvegese di Stavanger, al-Muhanna, riferisce Reuters, ha detto che l’Iran sarebbe la prima a perdere da un blocco delle rotte di navigazione. “È improbabile che le attuali sanzioni fermino completamente le esportazioni di petrolio iraniano, come quasi tutti gli esperti concordano. Voglio dire, continueranno ad esportare circa 1 milione di barili al giorno. In questo modo la chiusura dello Stretto di Hormuz finirebbe per danneggiare gli iraniani tanto quanto gli altri”, ha detto al-Muhanna. Attualmente nelle acque del Golfo passano all’incirca i due terzi del commercio marittimo mondiale di petrolio, cioè 18 milioni di barili al giorno.

PETROLIO AI MASSIMI PER EFFETTO DELLE SCORTE USA E DELLE SANZIONI ALL’IRAN

Nel frattempo i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre l’1 per cento con il Brent al suo massimo in sette settimane e il Wti al picco delle ultime tre settimane, supportato dalle scorte Usa e dalla sanzioni contro l’Iran. In serata le quotazione del petrolio sono risultate in rialzo a New York: il prezzo del barile di Wti è salito al Nymex dell’1,4% a 69,51 dollari. Mentre a Londra il barile di Brent ha chiuso a 77,16 dollari, l’1,59% più della seduta precedente.