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La bolletta che non ti aspetti: perché l’energia costa così tanto, anche quando il prezzo del petrolio scende

In Italia il combustibile fossile che conta maggiormente per determinare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è il gas naturale

Lo scorso 29 settembre Arera ha comunicato che, nel quarto trimestre 2026, la bolletta elettrica per il “cliente tipo” vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente. L’aggiornamento riguarda unicamente i circa 3 milioni di clienti vulnerabili attualmente serviti in Maggior Tutela.

L’aumento è dovuto all’incremento dei costi di acquisto dell’energia elettrica, che riflette le attese di crescita del prezzo all’ingrosso (PUN) nel prossimo trimestre nonché la formazione, nel trimestre appena terminato, di prezzi all’ingrosso più elevati di quelli stimabili a giugno scorso.

Continua infatti a pesare l’instabilità del quadro geopolitico internazionale, che incide sui prezzi delle materie prime energetiche e, in particolare, del gas naturale a cui i valori all’ingrosso dell’elettricità restano ancora strettamente legati.

La spesa annuale per l’utente tipo vulnerabile in regime di Maggior Tutela si attesterà a 665,38 euro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026, in aumento del 9,3% rispetto ai 608,72 euro registrati nel periodo precedente (1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025).

PREZZI DEL PETROLIO E BOLLETTE ENERGETICHE

Ma perché, nonostante il prezzo del petrolio nelle ultime settimane abbia registrato una fase di calo e di forte volatilità – scendendo verso quota 88-90 dollari al barile per il WTI, dopo aver toccato picchi più alti a inizio settembre -, le bollette energetiche sono ancora così alte?

La risposta è che il prezzo del petrolio e il prezzo dell’energia che paghiamo non sono la stessa cosa. In Italia, soprattutto per l’elettricità, il collegamento è indiretto, e oggi passa soprattutto attraverso gas naturale, mercato elettrico, rete, fiscalità e struttura delle tariffe.

PER L’ELETTRICITÀ, IL PETROLIO CONTA MENO DI QUANTO SI PENSI

Per produrre elettricità in Italia il petrolio ha ormai un ruolo molto limitato. Il combustibile fossile che conta maggiormente per determinare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è il gas naturale.

Il meccanismo è quello del marginal pricing: le centrali vengono chiamate in ordine crescente di costo e, in determinate ore, è l’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda (spesso una centrale a gas) a determinare il prezzo per tutta l’elettricità venduta sul mercato. ACER ha osservato che, ancora nel 2026, i prezzi dell’elettricità all’ingrosso europei restano fortemente condizionati dal gas, soprattutto nelle ore serali, quando cala la produzione fotovoltaica.

IL MERCATO DEL PETROLIO È LIQUIDO

Il petrolio è un mercato globale molto liquido: il prezzo può scendere rapidamente quando aumenta l’offerta o diminuisce la domanda. Il gas europeo, invece, risente molto di disponibilità di GNL, livelli degli stoccaggi, domanda stagionale, capacità dei terminal e delle infrastrutture, situazione geopolitica, concorrenza asiatica per il GNL e aspettative degli operatori.

Ed è proprio il gas che continua a trasmettersi al prezzo dell’elettricità italiana. ARERA, nell’ultimo aggiornamento, sottolinea esplicitamente che i prezzi all’ingrosso dell’elettricità restano strettamente legati al gas naturale.

IL “RITARDO” TRA MERCATI ALL’INGROSSO E BOLLETTE

Un consumatore può avere un contratto a prezzo fisso o un contratto indicizzato a formule che utilizzano prezzi all’ingrosso relativi a periodi precedenti. Perciò può accadere che il petrolio scenda oggi, quindi il gas scenda, il mercato elettrico scenda e la bolletta diminuisca solo successivamente.

E il contrario vale quando i prezzi salgono. Questo è uno dei motivi per cui guardare semplicemente il Brent per capire quanto pagheremo in bolletta può essere fuorviante.

IL PROBLEMA DEL COSTO DELL’ELETTRICITÀ

Inoltre, l’Italia ha un problema strutturale di costo dell’elettricità. Il nostro Paese importa una parte significativa dell’energia primaria e ha una struttura di generazione nella quale il gas continua ad avere un ruolo importante.

Contemporaneamente, le rinnovabili stanno aumentando rapidamente. Questo però produce un fenomeno interessante: nelle ore di grande produzione solare il prezzo può crollare, mentre nelle ore serali il solare scompare rapidamente e il gas può tornare determinante.

L’ACER segnala proprio questo aumento della volatilità: la maggiore produzione solare abbassa i prezzi nelle ore centrali, ma amplia la differenza tra ore a basso prezzo e ore di picco; il gas fornisce parte della flessibilità necessaria nelle ore serali. Ciò significa che avere molta energia rinnovabile non equivale ancora ad avere energia a basso prezzo in ogni ora.

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