Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso per oltre un mese, secondo Morgan Stanley l’Unione Europea potrebbe consentire ad alcuni Paesi di derogare temporaneamente alle norme, prevedendo una spesa fino allo 0,6% della produzione annua per finanziare misure mirate
L’impennata dei prezzi dell’energia innescata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran sta mettendo sotto pressione i governi europei affinché aiutino famiglie e imprese, ma le difficoltà finanziarie di alcune delle principali economie limitano la loro capacità di intervento.
Ciò rende improbabile che possano eguagliare l’ampio sostegno fornito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia tre anni fa, quando sussidi e altri aiuti ammontarono a centinaia di miliardi di euro.
LA CRISI ENERGETICA SCUOTE L’EUROPA
Consapevoli della crisi energetica del 2022, che ha inasprito le preoccupazioni relative al costo della vita e suscitato l’ira degli elettori, i governi stanno iniziando a reagire, anche con un rilascio record di riserve petrolifere. Francia, Grecia e Polonia hanno introdotto dei tetti massimi ai prezzi del petrolio, restrizioni sui margini di profitto e sconti, mentre anche la Germania intende regolamentare i prezzi al distributore, ma potrebbe dover fare di più.
“Se si verificasse un’interruzione delle forniture di gas dal Qatar per diverse settimane e i prezzi del gas aumentassero, è probabile che i governi intervengano reintroducendo alcuni sussidi”, ha affermato Frank Gill, analista per l’area EMEA di S&P Global Ratings.
GLI ANALISTI RIVEDONO AL RIBASSO LE PREVISIONI SUI PREZZI DEL PETROLIO
Le principali società di intermediazione, tra cui Goldman Sachs e Bank of America, hanno rivisto al ribasso le loro previsioni sui prezzi medi del petrolio per il 2026, mentre la guerra in Iran si avvicina oggi alla seconda settimana.
Gli analisti prevedono che i prezzi del petrolio resteranno elevati nel breve termine, mentre valutano l’impatto delle interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, il canale che vale oltre il 20% dei flussi globali di petrolio. Tuttavia, in generale, prevedono una stabilizzazione dei prezzi nel corso dell’anno. I futures sul Brent e sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense questa settimana hanno raggiunto i massimi da giugno 2022, e si avviano a registrare aumenti settimanali rispettivamente di oltre il 10% e il 7%.
Il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ieri ha promesso di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz come strumento di pressione contro gli Stati Uniti e Israele, nel contesto di un conflitto in Medio Oriente che continua a sconvolgere la vita di milioni di persone e a scuotere i mercati energetici e finanziari di tutto il mondo.
IL PREZZO DEL BRENT
Goldman Sachs prevede che il prezzo del greggio Brent tornerà gradualmente a livelli intorno ai 70 dollari entro la fine dell’anno; tuttavia, se l’interruzione dei flussi petroliferi dovesse protrarsi più a lungo, i prezzi del petrolio potrebbero raggiungere picchi più elevati e chiudere l’anno a livelli superiori.
Secondo Goldman, un’interruzione di due mesi dello Stretto di Hormuz spingerebbe la sua stima del prezzo medio del Brent per il quarto trimestre da 71 dollari al barile a 93 dollari al barile. Ieri Goldman Sachs ha alzato le sue previsioni sui prezzi del Brent e del WTI per il quarto trimestre 2026, da 66 a 71 dollari al barile per il Brent e da 62 a 67 dollari al barile per il WTI.
LE DIFFERENZE RISPETTO ALLA CRISI DELL’ENERGIA DEL 2022
I governi non possono ancora prevedere l’andamento dei prezzi dell’energia, caratterizzati da forti oscillazioni. Tuttavia, è chiaro che adottano un atteggiamento cauto riguardo alle misure fiscali.
Il Regno Unito ha dichiarato che è troppo presto per congelare le accise sui carburanti, mentre il governo francese ha respinto le richieste dell’opposizione di ridurre l’IVA sulla benzina. L’Italia sta valutando la possibilità di utilizzare le entrate IVA generate dall’aumento dei prezzi per finanziare una riduzione delle accise sui carburanti.
Secondo Gill, “la differenza rispetto al 2022 è che la pandemia Covid e la conseguente crisi energetica portarono i deficit di bilancio delle economie europee a un livello superiore di quasi 3 punti percentuali rispetto al 2019”.
L’IMPATTO SULLA CRESCITA ECONOMICA DEI PAESI EUROPEI
La crescita economica è più debole rispetto a quattro anni fa e i costi degli interessi sono più elevati, mentre i governi europei stanno già aumentando la spesa per la difesa. La Germania sta incrementando l’indebitamento per un massiccio piano di stimolo.
Nell’Europa centrale, S&P ha affermato che il rating investment grade dell’Ungheria rischia di subire danni, dati i già generosi provvedimenti di sostegno in vista delle elezioni di aprile. Spagna, Portogallo e Grecia hanno finanze più solide, ma l’aumento della spesa potrebbe compromettere la loro ripresa.
Per quanto riguarda l’Italia – che ha fatto molto per risanare la propria reputazione fiscale – Scope Ratings ha avvertito che il rallentamento della crescita potrebbe complicare la sua uscita dalle misure di disciplina di bilancio dell’Unione Europea.
SERVONO MISURE MIRATE
Considerato lo spazio di manovra limitato, “le misure di sostegno – che nel 2022 i governi mantennero ampie – questa volta dovranno essere limitate e più mirate”, hanno affermato gli economisti di Barclays. Gran Bretagna e Germania hanno già ribadito questo concetto.
Secondo Morgan Stanley, le misure di sostegno energetico adottate dai governi dell’eurozona hanno contribuito al 3,6% della produzione nel biennio 2022-2023, periodo in cui le norme UE che limitano i deficit sono state sospese durante la pandemia. Ora, invece, si stima che, pur rispettando le norme UE, tali misure potrebbero fornire un sostegno pari solo allo 0,3% circa della produzione annua.
Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso per oltre un mese e si manifestassero segnali di rallentamento della crescita, secondo Morgan Stanley l’Unione Europea potrebbe consentire ad alcuni Paesi di derogare temporaneamente alle norme, prevedendo una spesa fino allo 0,6% della produzione annua per finanziare misure mirate.
I COSTI CHE I GOVERNI DOVRANNO SOSTENERE
La sostenibilità di qualsiasi misura di sostegno dipenderà dalla quota di costi che i governi saranno in grado di coprire. Una strategia consiste nell’imporre tasse straordinarie alle società energetiche, una misura già adottata da molti Paesi europei la volta scorsa e che l’Italia ha già preannunciato.
Tuttavia, Gill di S&P ha osservato che le entrate della volta scorsa non sono riuscite a coprire il costo dei sussidi. I critici sostengono che i sussidi e i tetti massimi di prezzo aumenterebbero la domanda di energia e metterebbero sotto pressione i prezzi già elevati.
PERCHÉ IL VERO VINCITORE DEL CONFLITTO È LA RUSSIA
La Russia sta guadagnando fino a 150 milioni di dollari al giorno in entrate di bilancio extra grazie alla vendita di petrolio, risultando il principale beneficiario del conflitto in Medio Oriente. Mosca finora ha incassato una cifra stimata tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari dalle tasse sulle esportazioni di petrolio, dopo che la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha portato a un aumento della domanda di greggio russo da parte di India e Cina.
Gli Stati Uniti hanno inoltre allentato le sanzioni contro la Russia e la pressione sull’India affinché non acquistasse petrolio russo, spingendo un numero significativo di petroliere a dirigersi verso l’Oceano Indiano.
Secondo i calcoli del Financial Times, basati su dati di settore e valutazioni di diversi analisti, entro la fine di marzo il governo russo potrebbe ricevere tra 3,3 e 4,9 miliardi di dollari di entrate aggiuntive complessive. Questo presuppone che il prezzo del greggio russo Urals si attesti in media intorno ai 70-80 dollari al barile questo mese, anziché rimanere a un livello vicino alla media dei due mesi precedenti di 52 dollari.
Secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia pubblicato ieri, le esportazioni russe di greggio e prodotti petroliferi a febbraio sono crollate dell’11,4% a 6,6 milioni di barili al giorno, il livello più basso dall’invasione dell’Ucraina del 2022.
IL RUOLO DELLA GUERRA IN MEDIO ORIENTE SULLE ENTRATRE DI MOSCA
Molto ora dipende dalla durata del conflitto in Medio Oriente, ma gli attuali prezzi elevati “aiuteranno la Russia a raggiungere gli obiettivi di bilancio in questo trimestre e persino a iniziare a risparmiare”, ha affermato Borys Dodonov, responsabile degli studi sull’energia e sul clima presso la Kyiv School of Economics.
La guerra con l’Iran offre alla Russia l’opportunità di rafforzare la sua presa sui mercati energetici a scapito degli Stati del Golfo, che non sono in grado di esportare i propri prodotti. Mosca spera di sfruttare questo slancio.
Il presidente russo Vladimir Putin lunedì scorso ha affermato che i mercati energetici si stanno muovendo “verso una nuova realtà dei prezzi” e ha ventilato l’idea di riprendere le esportazioni di energia verso l’Europa. Poche ore dopo, il Cremlino ha annunciato “una conversazione molto produttiva” tra Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha poi accennato alla possibilità di “revocare le sanzioni” contro alcuni Paesi non specificati per ridurre i prezzi, “fino a quando la situazione non si sarà normalizzata”.
IL DIVIETO ALLE IMPORTAZIONI DI GNL RUSSO
La situazione ha destato allarme tra gli alleati degli Stati Uniti. Uno studio di una delle principali società energetiche ha avvertito che i governi europei subirebbero pressioni per ritardare l’imminente divieto di importazione di GNL russo, se l’interruzione delle forniture dal Medio Oriente dovesse persistere, vanificando anni di sforzi per isolare Mosca.
Lo studio ha inoltre raccomandato agli Stati del Golfo di agire rapidamente per assumere un ruolo guida nella de-escalation della crisi e contribuire a difendere la propria quota di mercato in Europa.
IL PETROLIO RUSSO VIA MARE CONTINUA A SOLCARE I MARI
I dati di tracciamento delle spedizioni di Kpler hanno mostrato che una “quantità considerevole” di carichi di greggio russo si trovava attualmente in mare, gran parte dei quali in transito attraverso l’Oceano Indiano verso i porti indiani. Le importazioni indiane di petrolio russo mercoledì scorso si attestavano a 1,5 milioni di barili al giorno, con un aumento del 50% rispetto ad inizio febbraio.
“Se gli attuali programmi di spedizione, le informazioni di mercato e i movimenti di merci dovessero restare invariati, gli arrivi totali di greggio russo per l’intero mese potrebbero raggiungere quasi 2 milioni di barili al giorno. La Russia è la grande vincitrice di questo conflitto”, ha commentato Sumit Ritolia, analista di Kpler a Nuova Delhi.


