Scenari

La rivoluzione del Gnl: ora i prezzi sono legati al carbone

Shell introduce la novità in un contratto con i giapponesi di Tokyo Gas ma è il boom dell’offerta della commodity a guidare le novità nel trading

C’era un tempo in cui i prezzi del gas erano collegati in modo quasi simbiotico a quelli del petrolio. Al fluttuare dell’uno verso l’alto o il basso anche l’altra commodity variava di prezzo. Questo perché molte compagnie che producevano greggio producevano anche gas. Questa relazione, tuttavia, ha finito con l’attenuarsi negli ultimi anni, soprattutto dopo le scoperte shale in Nordamerica che hanno finito per disaccoppiare il tradizionale rapporto tra i due prodotti energetici. Ma ora si preannuncia un nuovo “matrimonio” tra due commodity, del tutto inatteso: quello tra gas e prezzi del carbone, una novità portata avanti da Shell.

SHELL HA INDICIZZATO I COSTI DEL GNL A QUELLI DEL CARBONE: È LA PRIMA VOLTA

Royal Dutch Shell ha infatti accettato di vendere il gas naturale liquefatto ad un’azienda giapponese a prezzi che includono un collegamento al carbone, l’ultima innovazione di un mercato del Gnl in piena espansione in cui gli acquirenti cercano di diversificare i rischi. A raccontare di questa novità è Bloomberg, sottolineando che quello tra Shell e Tokyo Gas è il primo contratto di questo tipo al mondo: un accordo decennale che include una formula di prezzo basata sull’indicizzazione del carbone. Diversificando la sua esposizione al prezzo del Gnl, storicamente legato al petrolio, i costi del combustibile si stabilizzeranno, ha dichiarato Toshio Kawamura, direttore generale di Tokyo Gas, in un briefing.

STRATEGIA DI GESTIONE DEL RISCHIO PER CHI È IN COMPETIZIONE CON LA GENERAZIONE A CARBONE NEL MERCATO INTERNO

Ma come mai si è giunti a questa soluzione? Di fatto, ha evidenziato a Bloomberg Christopher Goncalves, presidente di pratica energetica al Berkeley Research Group, questo tipo di accordo permette ad un’utility “di allineare la valutazione del Gnl con i cambiamenti nel mercato del carbone e quindi di competere di più e meglio nel relativo mercato dell’energia”. Si tratta di una “strategia di gestione del rischio per chi è in competizione con la generazione a carbone nel mercato interno – ha detto Goncalves -. Si tratta di un intervento interessante in luoghi che hanno una grande produzione di carbone, come la Cina, l’India e il Giappone”.

LA SFIDA TRA GAS E CARBONE È SU TUTTI I MERCATI

Il carbone e il gas naturale si affrontano come combustibili per la produzione di energia elettrica in diversi mercati. Negli Stati Uniti, il gas, economico e abbondante, ha decimato la quota del carbone da oltre il 50% nel 2008 a meno del 25% lo scorso anno, secondo l’Energy Information Administration. In Europa, le utilities devono aggiungere il costo delle emissioni di carbonio, che pesa di più sugli utilizzatori di carbone perché emette quasi il doppio di anidride carbonica rispetto al gas.

LA RIVALITÀ DEI PREZZI gnl

La rivalità tra le due commodity non è mai stata così diffusa, invece, in Asia, dove il carbone è tipicamente il combustibile fossile più economico e la maggior parte delle aziende della regione non ha la possibilità di passare rapidamente al gas. Acquirenti come il Giappone, la Corea del Sud e la Cina di solito pagano un premio per il gas liquefatto e spedito su navi cisterna. Tanto che il prezzo del Gnl spot all’inizio del 2014 è costato quasi 80 dollari/boe (barili di petrolio equivalenti, ndr) in più del carbone, ma secondo i calcoli di Bloomberg tale livello è sceso di 12 dollari il mese scorso.

ALTRE OPZIONI SI AFFACCIANO ALLA FINESTRA

L’operazione evidenzia, in ogni caso, anche un altro aspetto importante e cioè la crescente diversità di opzioni di prezzo nel mercato del Gnl, che il boom dell’offerta e della domanda ha reso ormai competitivo innescando profonde trasformazioni del settore. Questa settimana, solo per fare un esempio, tra i contratti siglati a margine del convegno Lng2019 a Shanghai, si registrano anche le prime forniture di Gnl statunitense a prezzi sganciati dall’Henry Hub. La stessa Shell ha infatti annunciato un accordo con NextDecade Corp. per l’acquisto di Gnl statunitense, che di solito è legato al benchmark americano Henry Hub, basato sul Brent.

MODELLI DI VENDITA SEMPRE PIU’ FLESSIBILI

CARBONE-cinaNon solo. Come ricorda il Sole 24 Ore “Tellurian, che sta costruendo l’impianto Driftwood Lng in Louisiana, cederà alla francese Total 1,5 milioni di tonnellate l’anno prezzate sul Japan Korea Marker (Jkm), benchmark di Platts che riflette il valore dei carichi spot in Asia. Anche Vitol ha ottenuto di acquistare da Tellurian con la stessa formula di prezzo. Del resto oggi gli acquirenti hanno il coltello dalla parte del manico: l’offerta di Gnl, già superiore alla domanda, promette di crescere ancora in modo vertiginoso nei prossimi anni. L’evoluzione del settore – che ha ricevuto una scossa decisiva con la discesa in campo degli Usa, esportatori solo dal 2016 – oggi sta accelerando, non solo attraverso nuove formule di prezzo, ma anche con modelli di vendita sempre più flessibili, che aumentano la liquidità del mercato. La durata dei contratti di fornitura ad esempio si sta accorciando e le clausole di destinazione, che impediscono di rivendere i carichi, non sono più la norma”.

NEL 2018 UN QUARTO DELLE VENDITE DI GNL SONO AVVENUTE SPOT

“Nel 2018 un quarto delle vendite di Gnl sono avvenute spot, ossia con consegna entro tre mesi dalla transazione, secondo l’associazione internazionale degli importatori (Giignl). La quota sale al 32% se si contano anche i contratti di durata fino a 4 anni (contro il 27% del 2017). In totale le vendite di Gnl sono cresciute dell’8,3% a 314 milioni di tonnellate, più del triplo rispetto al 2000”, conclude il quotidiano di Confindustria.