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La transizione parte dai metalli ma decarbonizzare costa 1 trilione di dollari

Clima

L’analisi di Wood Mackenzie: questa cifra è quasi il doppio di quella investita nei 15 anni precedenti dai governi a livello globale per i pacchetti di stimolo realizzati per avviare o accelerare il processo per decarbonizzare

La decarbonizzazione del settore dei metalli chiave, vale a dire alluminio, cobalto, rame, nichel e litio, potrebbe costare qualcosa come 1.000 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi 15 anni. A fare i conti è stata la società di analisi e consulenze Wood Mackenzie.

Secondo WoodMac questa cifra è quasi il doppio di quella investita nei 15 anni precedenti dai governi a livello globale per i pacchetti di stimolo realizzati per avviare o accelerare il processo di decarbonizzazione.

METALLI FONDAMENTALI PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA

Julian Kettle, vice presidente di WoodMac per i metalli e l’industria mineraria, ha dichiarato in un comunicato stampa che questi metalli “sono fondamentali a prescindere dal ritmo e dalla scala di transizione energetica”. “In parole povere, la transizione energetica inizia e finisce con i metalli. Se si vuole generare, trasmettere o immagazzinare energia a basso contenuto di carbonio, sono necessari alluminio, cobalto, rame, nichel e litio”, ha detto Kettle secondo quanto si legge su S&P Global Platts.

FONDAMENTALI ECONOMICI BASSI PER INCENTIVARE LA TRANSIZIONE

Tuttavia, ha osservato la vice presidente di WoodMac, i prezzi della maggior parte di questi metalli si trovano al di sotto dei livelli di incentivo a lungo termine, a causa dei fondamentali bassi e in via di deterioramento, che hanno portato gli investitori ad essere incerti sulla strada della ripresa e non completamente convinti “degli altipiani soleggiati che la transizione energetica rappresenta”.

MOLTI PRODUTTORI PROCEDONO IN AUTONOMIA

Kettle ha comunque ammesso che i produttori di metalli stanno diventando sempre più attenti alle emissioni di carbonio, con molti di loro che fissavano autonomamente obiettivi ‘net zero’ e diversi grandi imprese minerarie di alto profilo che hanno venduto asset ad alto contenuto di Co2 e/o acquisito sostituti a basso contenuto di carbonio.

AUMENTA IL RICICLO DEI MATERIALI MA NON SEMPRE SI POSSONO RIUTILIZZARE

“Non si tratta solo di equilibrio del portafoglio. L’agenda verde avrà un profondo impatto sul modo in cui queste aziende estraggono e rifiniscono i metalli, con le operazioni a basso tenore di carbonio che avranno una priorità crescente”, ha detto Kettle aggiungendo che il processo ha portato a una rinascita dell’interesse per la raccolta e l’uso dei rottami: aumentare l’uso del metallo di ‘seconda mano’ aiuterebbe, infatti, a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, ridurre la domanda di capitale e diminuire l’impronta di carbonio della produzione.

Anche se, ha chiarito sempre, Kettle “vi sono delle limitazioni all’uso dei metalli secondari nella transizione energetica, con diverse applicazioni, come il cablaggio elettrico e i cavi elettrici, che potevano utilizzare solo il metallo primario”.

SCONTRO TRA ESIGENZE DI LUNGO TERMINE E DIVIDENDI

Kettle ha osservato che i rendimenti a lungo termine degli investimenti nell’industria mineraria e nella lavorazione si scontrano con la necessità di garantire la certezza del pagamento regolare dei dividendi o con i guadagni a breve termine che potrebbero essere ottenuti da altre classi di attività: un aspetto che “ostacola gravemente la capacità dei consigli di amministrazione di prendere le necessarie decisioni a lungo termine” necessarie per sviluppare l’offerta che la domanda di materie prime legate alla transizione energetica.

Secondo WoodMac, l’industria mineraria dei metalli si trova ad un bivio, con le prospettive a breve termine generalmente scarse, a causa del deterioramento dei fondamentali di mercato, anche se risultato di una pandemia globale piuttosto che di investimenti eccessivi nell’offerta. Ciò ha sollevato la domanda se i produttori possano posizionarsi per realizzare investimenti in nuove forniture per la crescita nei mercati convenzionali e di transizione energetica e non solo per compensare l’esaurimento delle miniere, e se possano decarbonizzare e navigare nel sempre più complesso campo minato del panorama ambientale, sociale e di governance aziendale fornendo i rendimenti attesi.

MOMENTO CRUCIALE

Kettle ha detto che se i produttori non sono in grado di soddisfare le esigenze più elementari dei consumatori – per una fornitura prevedibile, accessibile ed etica – si potrebbe dire che è arrivato il momento di innovare i componenti grezzi inaffidabili della catena di fornitura. “I minatori sono esperti nel destreggiarsi tra richieste contrastanti. La questione è se sono abbastanza abili da gestire questa perfetta tempesta di problemi e opportunità”, ha detto Kettle.

Kettle ha aggiunto che l’approvvigionamento e la generazione di energia verde è importante e che l’ottimizzazione del portafoglio è ora cruciale per qualsiasi board. “Sembra che il punto di svolta sia imminente. Ci aspettiamo che il carbonio diventi un componente non negoziabile di qualsiasi azienda de settore, come ha fatto la sicurezza negli anni ’90”, ha concluso Kettle.