Il rincaro delle importazioni tocca il record di 185 miliardi di dollari mentre la domanda regionale vola. Fatih Birol invita i paesi ASEAN a puntare su rinnovabili, efficienza e cooperazione transfrontaliera.
Le recenti interruzioni dei flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz hanno messo a nudo le profonde vulnerabilità strutturali del settore energetico nel Sud-est asiatico. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), intitolato Southeast Asia Energy Outlook 2026, la regione necessita di interventi immediati e coraggiosi per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità economica in un momento di fortissima crescita dei consumi.
L’analisi condotta sugli undici paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) evidenzia come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente abbiano trasformato le preoccupazioni energetiche nella priorità assoluta dell’agenda politica regionale, imponendo una revisione profonda delle strategie di investimento e delle politiche nazionali.
L’IMPATTO DELLA CRISI DI HORMUZ SUI MERCATI REGIONALI
L’esposizione del Sud-est asiatico rispetto all’attuale crisi mediorientale appare drastica nei numeri forniti dall’AIE. Il Medio Oriente garantisce infatti il 60% delle importazioni di petrolio greggio della regione, e quasi la metà dei prodotti petroliferi raffinati o consumati localmente deriva da questa direttrice. Il blocco quasi totale dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz ha generato ripercussioni a catena, provocando gravi carenze di materie prime petrolchimiche, prodotti chimici e, soprattutto, di gas di petrolio liquefatto (GPL), risorsa vitale per la cottura dei cibi in milioni di famiglie.
Al momento, i governi locali sono impegnati nel contenimento degli impatti a breve termine tramite misure di emergenza, come l’incentivazione del lavoro da casa e l’uso massiccio dei trasporti pubblici per limitare la domanda interna di carburante.
I COSTI DELL’IMPORT E LA NECESSITÀ DI DIVERSIFICARE
Oltre l’emergenza, il rapporto sottolinea l’importanza di affrontare le debolezze strutturali del sistema. La fattura per le importazioni energetiche del Sud-est asiatico è destinata a toccare quest’anno la cifra record di 185 miliardi di dollari. Se le attuali politiche non subiranno variazioni, questo costo potrebbe salire a 400 miliardi di dollari entro la metà del secolo,arrivando a pesare per il 5% sull’intero prodotto interno lordo regionale.
“Il Sud-est asiatico è una regione cruciale che modella le tendenze energetiche globali e rappresenterà il 20% della crescita della domanda mondiale nel prossimo decennio, seconda solo all’India. La crisi ha esposto debolezze strutturali che devono essere affrontate in modo rapido e robusto”, ha dichiarato il Direttore Esecutivo dell’AIE, Fatih Birol. Secondo il numero uno dell’Agenzia, la diversificazione delle fonti e delle rotte è ora una priorità centrale, con l’elettrificazione e l’efficienza che agiscono come leve fondamentali per ridurre l’esposizione all’import.
IL RUOLO DELLE RINNOVABILI E DEL NUCLEARE NEL FUTURO
Dallo studio emerge una chiara tendenza verso la valorizzazione delle risorse energetiche disponibili a livello domestico, sebbene le opzioni variino sensibilmente tra i diversi stati. Mentre alcuni paesi potrebbero decidere di sfruttare giacimenti nazionali di idrocarburi ancora intatti, la maggior parte degli investimenti sembra orientata verso soluzioni alternative. La capacità di energia rinnovabile è destinata a triplicare entro dieci anni grazie alle politiche attuali, con un dinamismo particolare nel settore solare.
Un caso emblematico è quello delle Filippine, diventate nel primo trimestre del 2026 la seconda destinazione mondiale per le esportazioni solari cinesi, con volumi triplicati rispetto all’anno precedente. Anche il carbone continua a mantenere un ruolo rilevante e potrebbe ricevere ulteriore sostegno proprio in ottica di sicurezza nazionale. Sul lungo periodo, cresce l’interesse per l’energia nucleare, anche se il suo effettivo contributo dipenderà dalla capacità di accelerare i tempi di costruzione e implementazione tecnologica.
L’ELETTRIFICAZIONE E LA SFIDA DELLA COOPERAZIONE REGIONALE
Il futuro energetico della regione sarà sempre più dominato dall’elettricità, la cui domanda sta crescendo al doppio della velocità rispetto all’uso energetico totale. Entro il 2050, l’incremento previsto sarà pari all’attuale generazione elettrica totale del Giappone nel solo prossimo decennio. Questa impennata è alimentata dall’espansione demografica ed economica, dallo sviluppo dell’industria leggera e da una domanda di raffrescamento senza precedenti: si stima che il numero di condizionatori d’aria residenziali triplicherà entro il 2035.
Anche la mobilità elettrica sta facendo la sua parte: oggi un’auto su cinque venduta nella regione è elettrica, e la crisi attuale sta spingendo molti governi a introdurre nuovi incentivi per il settore. In questo scenario, l’AIE insiste sulla necessità di una risposta regionale coordinata, citando il progetto ASEAN Power Grid come strumento essenziale per abbattere i costi e rafforzare la resilienza collettiva attraverso il dialogo industriale e la condivisione delle infrastrutture.


