Tuttavia, il direttore esecutivo Fatih Birol ha assicurato che il rilascio delle riserve di petrolio “ha avuto un forte impatto sui mercati”
La guerra in Iran sta causando turbolenze senza precedenti nei mercati petroliferi, colpendo il 7,5% dell’offerta globale e una quota ancora maggiore di esportazioni. È quanto afferma l’Agenzia Internazionale per l’Energia. “La guerra in Medio Oriente sta creando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”. E’ quanto afferma l’AIE nel suo rapporto mensile sui mercati petroliferi, pubblicato oggi.
IL RILASCIO DI 400 MILIONI DI BARILI DALLE RISERVE DI EMERGENZA
Per contrastare il caos, nella giornata di ieri i Paesi membri dell’AIE hanno concordato di svincolare 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza. Oggi il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, ha spiegato che la decisione di rilasciare petrolio dalle riserve strategiche globali ha già avuto “un forte impatto” sui mercati energetici, che si trovano “in un periodo estremamente critico”, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’azione coordinata dell’Agenzia Internazionale per l’Energia di fronte alla guerra con l’Iran “mirava a stabilizzare i mercati petroliferi”, ha dichiarato Birol in una conferenza stampa a Istanbul, senza rispondere a una domanda sul ritmo giornaliero del rilascio dalle scorte.
“Stiamo già assistendo a un forte impatto di questa decisione”, ha spiegato Birol, definendo la decisione dell’AIE “uno sviluppo estremamente significativo. I mercati energetici globali stanno attraversando un periodo estremamente critico a causa degli sviluppi in Medio Oriente. In particolare, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha causato gravi perturbazioni nei mercati globali del petrolio e del gas naturale”, ha detto, aggiungendo che la decisione è stata presa in risposta a questo evento.
LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ
L’impatto più immediato della guerra sui mercati energetici è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che blocca i flussi di petrolio e gas attraverso l’arteria commerciale. Con i giganti produttori del Golfo costretti a ridurre la produzione, perché non possono esportare dalla regione, il conflitto sta erodendo un eccesso di offerta globale di petrolio, e gli effetti si faranno sentire ben oltre la riapertura del canale.
L’AIE stima che a marzo la guerra taglierà l’offerta globale di petrolio di 8 milioni di barili al giorno, pari a quasi 250 milioni di barili in totale. Secondo le stime dell’agenzia, i flussi attraverso lo stretto, attraverso il quale lo scorso anno sono transitati 20 milioni di barili di greggio e prodotti derivati, sono diminuiti di oltre il 90%.
GLI EFFETTI SULLA DOMANDA DI PETROLIO
L’impennata dei prezzi, le cancellazioni dei voli e l’incertezza economica stanno incidendo negativamente anche sulla domanda, ha affermato l’AIE, riducendo le sue stime di crescita dei consumi globali quest’anno di circa il 25%, portandole a 640.000 barili al giorno. Si tratta del livello più basso da quando ha introdotto le previsioni per il 2026, lo scorso aprile.
Il greggio Brent oggi è risalito sopra i 100 dollari al barile a Londra, dopo che due petroliere sono state colpite in acque irachene e l’Oman ha evacuato il suo principale terminal per l’esportazione. Dall’inizio della guerra, si sono verificati continui attacchi alle navi mercantili nella regione.
LE SCORTE GLOBALI DI GREGGIO E PRODOTTI DERIVATI
Come ricorda l’IAE nel suo report, i Paesi consumatori dispongono di ingenti quantità di petrolio in deposito per colmare perdite temporanee di approvvigionamento. Le scorte globali di greggio e prodotti derivati sono attualmente stimate a oltre 8,2 miliardi di barili, il livello più alto da febbraio 2021. Circa la metà di queste scorte è detenuta nei Paesi OCSE, di cui 1,25 miliardi di barili dai governi per scopi di emergenza, con ulteriori 600 milioni di barili di scorte industriali detenute in base a obblighi governativi.
LE STRATEGIE DEI PAESI PRODUTTORI
Secondo l’agenzia, mentre l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti possono dirottare parte dei loro barili su rotte alternative, l’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz ha costretto i produttori del Golfo a chiudere complessivamente circa 10 milioni di barili di produzione giornaliera.
Lo shock dell’offerta ha ridotto di poco più di un terzo le proiezioni AIE per un surplus globale nel 2026, attestandosi a circa 2,4 milioni di barili al giorno. Prima della crisi, l’ente con sede a Parigi prevedeva un eccesso record di petrolio per quest’anno, poiché l’aumento dell’offerta da tutte le Americhe – trainata da Stati Uniti, Canada, Guyana e Brasile – ha superato la crescita dei consumi.
I PAESI NON OPEC AUMENTANO LA PRODUZIONE
Le perdite di produzione in Medio Oriente sono compensate da una maggiore produzione da parte di produttori esterni all’OPEC e ai suoi partner, nonché dagli aumenti dei membri dell’OPEC+, Kazakistan e Russia.
L’effettiva chiusura di Hormuz mette inoltre a repentaglio circa 4 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione regionale. I vincoli alla disponibilità di materie prime limitano la capacità di altre regioni di compensare la stretta, ponendo rischi particolari per le forniture di diesel e carburante per aerei.
L’AIE: “TUTTO DIPENDERÀ DALLA CHIUSURA STRETTO DI HORMUZ”
L’agenzia ha spiegato che “il rilascio coordinato delle scorte di emergenza fornisce un cuscinetto significativo e gradito ma, in assenza di una rapida risoluzione del conflitto, resta una misura tampone.
L’impatto finale del conflitto sui mercati del petrolio e del gas e sull’economia in generale dipenderà non solo dall’intensità degli attacchi militari e da eventuali danni alle risorse energetiche, ma anche, soprattutto, dalla durata delle interruzioni del trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.
Adeguati meccanismi assicurativi e protezione fisica per il trasporto marittimo sono fondamentali per la ripresa dei flussi, che è di fondamentale importanza per il mercato petrolifero”.


