La volatilità dei prezzi dell’energia, unita alla pressione degli obiettivi di riduzione delle emissioni imposti dall’UE nell’ambito dell’ambizioso Green Deal, ha dato alle aziende italiane un forte incentivo a decarbonizzare, nel tentativo di aumentare la propria competitività
Negli ultimi anni i Paesi europei hanno subito molteplici shock sui prezzi dell’energia, a partire dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, e ora dal conflitto in Medio Oriente. Questi eventi hanno colpito in modo particolarmente duro l’Italia, dove i prezzi dell’energia sono già superiori del 30% rispetto alla media europea a causa della nostra dipendenza dal gas importato e della diffusione relativamente lenta delle energie rinnovabili.
LA VOLATILITÀ DEI PREZZI ENERGETICI SPINGE LE IMPRESE A DECARBONIZZARE
Tuttavia, questa volatilità dei prezzi dell’energia, unita alla pressione degli obiettivi di riduzione delle emissioni imposti dall’UE nell’ambito dell’ambizioso Green Deal, ha dato alle aziende italiane un forte incentivo a decarbonizzare, nel tentativo di aumentare la propria competitività.
“L’Italia è un Paese in cui il costo complessivo dell’energia è sempre stato molto elevato rispetto ad altri Paesi europei. Quando il costo dell’energia è alto, bisogna migliorare l’efficienza”, afferma Stefano Pogutz, professore di sostenibilità aziendale all’Università Bocconi di Milano.
LE AZIENDE ITALIANE FANNO PRESSIONE SULLE CATENE DI FORNITURA PER DECARBONIZZARE
Il governo italiano ha sostenuto le aziende nel loro intento di ridurre il consumo energetico con diversi programmi, tra cui incentivi fiscali per investimenti in nuove attrezzature, digitalizzazione o installazione di energie rinnovabili. Molti di questi programmi sono stati finanziati direttamente con fondi UE.
Le aziende si trovano inoltre ad affrontare una crescente richiesta di riduzione delle emissioni da parte dei propri clienti, tra cui altre imprese che cercano di decarbonizzare e consumatori finali attenti al clima. “Alcuni dei grandi clienti che sviluppano programmi a zero emissioni nette o basati su criteri scientifici stanno esercitando pressione sulle loro catene di fornitura”, spiega Pogutz.
Secondo Lucia Silva, responsabile sostenibilità di Generali, il settore aziendale italiano ora sta passando dalla retorica alla decarbonizzazione come parte integrante della strategia aziendale, come riporta il Financial Times. Si tratta di un cambiamento che, paradossalmente, in parte è stato determinato dalla reazione populista contro l’agenda verde. “I detrattori ci hanno davvero aiutato a ripensare o a concentrarci nuovamente sulla sostenibilità in modo serio: qual è il business case, perché lo stiamo facendo e quale direzione vogliamo perseguire”.
L’IMPIANTO SOLARE ALL’AEROPORTO DI FIUMICINO
Fabio Massoli, direttore finanziario di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) afferma che in materia di sostenibilità le aziende italiane “oggi sono meno loquaci e più pragmatiche”. Aeroporti di Roma, divisione di Mundys, lo scorso anno ha inaugurato un impianto solare su un tratto di terreno di 2,5 km adiacente a una delle tre piste dell’aeroporto.
Con 55.000 pannelli fotovoltaici e una potenza di picco di 22 MW, l’impianto solare è destinato ad essere gradualmente ampliato fino a raggiungere una potenza di picco di 60 MW, sufficiente a coprire metà del fabbisogno energetico dell’aeroporto o ad alimentare circa 30.000 abitazioni.
Mundys – che gestisce anche aeroporti in Francia e autostrade in Europa e Sudamerica – sta incoraggiando i propri fornitori e clienti a ridurre anche le proprie emissioni di CO2. “Questa è la parte difficile della storia, dobbiamo essere più creativi”, afferma un dirigente di Mundys. Tra le iniziative dell’azienda vi sono offrire tariffe aeroportuali scontate alle compagnie aeree con piani di decarbonizzazione chiari e promuovere carburanti sostenibili per l’aviazione.
LE INIZIATIVE DI WEBUILD, GENERALI E INTESA SANPAOLO
Webuild, azienda di ingegneria e infrastrutture con sede a Roma, ha ridotto le sue emissioni principali in parte riesaminando il processo di costruzione, eliminando il trasporto di veicoli per affidarsi a treni o nastri trasportatori in cantiere.
L’azienda utilizza anche macchine perforatrici per gallerie che, a suo dire, consumano il 20% in meno di energia rispetto alle loro controparti convenzionali. “Siamo sempre alla ricerca di nuove soluzioni che siano fattibili, implementabili e replicabili”, afferma Elizabeth Salini, direttrice responsabilità sociale d’impresa di Webuild, aggiungendo che nel biennio 2024-2025 l’azienda ha investito 586 milioni di euro in tecnologie pulite.
Società di servizi finanziari come Generali e Intesa Sanpaolo stanno lavorando per decarbonizzare i portafogli finanziari oltre che le attività fisiche, ed entrambe legano la remunerazione dei dirigenti al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. “Supportiamo i nostri clienti nella loro strategia di transizione. Solo fornendo loro i finanziamenti necessari possono permettersi gli investimenti per ridurre le proprie emissioni”, afferma Paola Angeletti, responsabile sostenibilità di Intesa, che mira a destinare il 30% dei nuovi finanziamenti ad aiutare i propri clienti a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
PER ALCUNE AZIENDE LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI È UN ONERE BUROCRATICO
Mentre le principali aziende italiane integrano gli obiettivi di decarbonizzazione nei loro piani strategici a lungo termine, altre, soprattutto le Pmi, considerano ancora la riduzione delle emissioni di gas serra un onere burocratico, piuttosto che un vantaggio strategico. “La dicotomia è estremamente reale e molto forte”, afferma Pogutz.
Secondo Masoli di CDP, tali divergenze di atteggiamento riflettono un diverso accesso ai fondi per la transizione verde, poiché le grandi aziende trovano “molto facile” raccogliere capitali da investitori istituzionali che cercano di raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità. “C’è una forte domanda in termini di asset verdi”. CDP, però, sta lavorando per colmare questo divario finanziario con strumenti specifici per le PMI. “Non crediamo nell’esclusione. In qualche modo dovremmo creare incentivi, piuttosto che penalizzazioni”, conclude.


