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Le bollette degli italiani? Non sono le più care d’Europa

Elettricità

Siamo al primo posto per gli incentivi alle rinnovabili mentre per i consumi industriali i prezzi sono superiori alla media dell’eurozona.

 

In Italia paghiamo le tariffe per la corrente elettrica più alte d’Europa. È un mantra che si sente ripetere spesso, specialmente quando ci si ritrova in fila alla posta per pagare le bollette. In realtà stando ai dati ufficiali non è così, almeno per i clienti domestici.

Nel 2016 prezzi inferiori a quelli medi dell’eurozona

Secondo i dati del rapporto di monitoraggio dei mercati al dettaglio dell’energia di Acer e Ceer riferiti al 2016 ma pubblicato a ottobre il costo medio retail del kWh nell’Ue, compresa la Norvegia, si è attestato sui 20,53 centesimi di euro con l’Italia che si è collocata al sesto posto rispetto ai partner del Vecchio Continente sorpassata da Danimarca, Germania, Portogallo, Belgio e Spagna. Il dato è confermato dai numeri dei prezzi finali pagati dai consumatori domestici riportati dall’ultimo rapporto dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas elaborati sulla base dati dei Eurostat: i prezzi si confermano, infatti, inferiori a quelli mediamente praticati nell’eurozona almeno fino a consumi inferiori a 2.500 kWh/anno, vale a dire il valore nel quale si colloca il 74% dei clienti italiani che consuma il 52% dell’energia elettrica venduta in Italia nell’ambito domestico. In sostanza, la stragrande maggioranza dei clienti domestici italiani nel 2016 ha pagato prezzi inferiori a quelli medi dei clienti finali dei paesi che come noi pagano le bollette in euro. Considerando il costo lordo per i clienti con consumo inferiore a 1000 kWh, il dato si è attestato a 31,57 centesimi di euro per kWh mentre tra i 1000 e i 2.500 il lordo è stato pari a 21,73 centesimi di euro per kWh.

Peggio di noi Germania, Irlanda, Danimarca, Belgio, Austria, Malta Portogallo, Spagna, Svezia, e Norvegia. Se si  analizza  nel  dettaglio  la  prima  classe  di   consumo (sotto i 1.000 kWh/anno), il prezzo italiano dello scorso anno, pari a  21,95 centesimi di euro per kWh, è risultato del 15% più basso rispetto alla media dei prezzi dei Paesi dell’eurozona sia al netto sia al lordo di oneri e imposte (la differenza nel 2015 era pari a -18% e -21%, rispettivamente, al lordo e al netto). Se si guada alla seconda fascia di consumo (1.000-2.500 kWh/anno), la differenza tra il prezzo nazionale, pari a 14,36 centesimi di euro per kWh, e quello medio dell’Area euro è diminuito, sia pure di poco, rispetto all’anno precedente, registrando un -9% al lordo e un -7% al netto nel 2016 contro i valori corrispondenti nel 2015 del -11% sia al lordo sia al netto. Diverso il discorso per le altre classi di consumo cioè quelli da oltre i 2.500 kWh/anno dove invece il differenziale si fa sentire anche se si registra una diminuzione tra il 2015 e il 2016. In particolare, l’ultima classe di consumo quella oltre i 15.000 kWh/anno registra prezzi al lordo superiori in Italia del 60%.

La struttura dei costi della bolletta: Italia al top per componente A3

bolletteQuanto alla struttura dei costi all’interno della bolletta, i dati Acer-Ceer evidenziano che i costi relativi alla rete di distribuzione più elevati sono per esempio in Norvegia con il 48% del prezzo standard dell’operatore storico, seguita da Lussemburgo 43% e Danimarca 38%. I costi di trasmissione più alti sono invece in Croazia con il 9% mentre i mercati al dettaglio con l’Iva più elevata sono Ungheria, Danimarca, Norvegia, Polonia e Svezia. In Italia paghiamo invece meno che nel resto d’Europa per oneri di trasmissione e distribuzione, che da noi pesano per il 19%: percentuale superiore solo a quella di Grecia (16%) e Malta (17%) e corrispondente a meno della metà dei Paesi più cari. La componente energia delle bollette elettriche invece va dal 78% di Malta al 13% della Danimarca, con l’Italia a metà classifica con il 38%. La Danimarca è invece in testa per peso fiscale (tasse più Iva) con il 57%. Seguono Svezia (38%), Belgio (34%) e Norvegia (32%, appena l’1% sopra a Germania e Finlandia). L’Italia è anche qui nella media con il 20%. Al Belpaese, invece, spetta il primato del più alto prezzo in bolletta per l’incentivazione delle Fonti energetiche rinnovabili (componente A3) che rappresenta il 22% sempre secondo i dai Acer Ceer contro, ad esempio, lo 0,4% della Polonia. Tanto che complessivamente, per l’anno 2016 stima l’Aeegsi, a consuntivo, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano stati pari a circa 13,6 miliardi di euro (12,5 nel 2015). Secondo le stime Gse, tuttavia, la graduale uscita dal periodo incentivato degli impianti, porterà a calare fino a raggiungere gli 11,7 miliardi nel 2020, i 7 miliardi nel 2030 e i 2,1 miliardi nel 2032.

Sui consumi industriali prezzi più alti in media del 20%

Giuste invece la considerazioni quando parliamo di prezzi lordi dell’energia elettrica per i consumatori industriali: in questo caso l’Italia si attesta anche per il 2016, su valori significativamente  superiori a quelli medi dell’Area euro, per tutte le classi di consumo. I prezzi industriali italiani risultano più alti in media di un valore intorno al 20%, prossimo a quello registrato nel 2015. Uno scarto  minore (+8%) è rintracciabile solo per l’ultima classe a più elevati  consumi (70.000-150.000 MWh/anno), mentre il picco (+31%) è  per la prima classe di consumo (<20 MWh/anno).

I prezzi del gas si confermano superiori alla media sia per i privati sia le imprese

bolletteNel settore gas il discorso cambia. I prezzi  del  gas  naturale  comprensivi  di  imposte  per  i consumatori domestici italiani risultano sensibilmente più alti  della  media  dei  prezzi  dell’eurozona nel 2016,  a  eccezione  della  prima  classe di consumo (< 525 m3 , perlopiù usi per cottura e acqua calda) dove i prezzi (114,75 centesimi di euro per m3) risultano lievemente inferiori (-1%) alla media eurozona, sia al netto sia al lordo delle imposte. Per contro, la classe intermedia  (525-5.254  m3),  che  ha  la  quota  maggiore  sul  totale  dei   consumi  domestici  (73,2%),  presenta  un  livello  al  netto  delle   imposte  lievemente  superiore  alla  media  (+3%),  mentre  al  lordo  delle imposte lo scostamento è nettamente più rilevante (+12%). La  classe  più  elevata  (oltre  5.254  m3,  per  lo  più  riscaldamenti  centralizzati) presenta un prezzo netto inferiore alla media (-3%), mentre l’incidenza delle imposte risulta, in questo caso, significativa, determinando un prezzo complessivo superiore del 14% alla media dell’Area euro. Male anche le imprese italiane più piccole (con consumi annui fino a 263.000 m3) che pagano per il gas i prezzi più elevati della media dei Paesi dell’area euro, mentre quelle più grandi pagano prezzi più convenienti: nella prima classe di consumo (sotto i 26mila m3) il differenziale nel prezzo comprensivo di imposte è del +13,7%, (era del +14,2% nel 2015), mentre per la seconda classe (tra 26mila e 263mila m3)  è pari al +6,8% (+5,3% nel 2015). A partire dalla terza classe (263.000-2.627.000 m3) il differenziale diventa negativo con prezzi più bassi della media dell’Area euro ed è compreso tra il -14% della terza classe e il -4,5% dell’ultima classe. Le differenze tra il nostro Paese e gli altri Paesi europei sono dovute alla diversa articolazione dell’imposizione fiscale, rileva l’Aeegsi. Le imprese più piccole sono gravate da imposte più elevate rispetto alla media dell’eurozona, mentre quelle più grandi (con consumi oltre 263.000 m3) beneficiano della condizione opposta.