Sostenibilità

Anche la Lego pensa a investire in rinnovabili

Nel 2017 gli utili derivanti dagli investimenti del fondo di gestione delle energie pulite dell’azienda sono più che triplicati, raggiungendo i 66 milioni di dollari

Il fondo che gestisce la ricchezza miliardaria che si cela dietro il famoso marchio della Lego – quella del magnate danese Kjeld Kirk Kristiansen – prevede di aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili. Quello che era iniziato mezzo decennio fa come un progetto utopistico per eliminare l’impronta di Co2 del produttore di giocattoli, insomma, si sta trasformando in un investimento dal sapore tutto finanziario per la Kirkbi, la società che porta in pancia 16 miliardi di dollari di asset in gestione.

“VEDIAMO LE RINNOVABILI COME UN’AREA DI INVESTIMENTO”

offshore“Vediamo le rinnovabili come un’area di investimento”, ha dichiarato Soren Thorup Sorensen, amministratore delegato di Kirkbi in un’intervista con Bloomberg. “Sono molto contento che dopo aver iniziato nel 2012 ora si comincino a vedere profitti”. Nel 2017 gli utili derivanti dagli investimenti del fondo di gestione delle energie rinnovabili sono più che triplicati, raggiungendo i 66 milioni di dollari. Kirkbi possiede già partecipazioni in parchi eolici offshore tedeschi e britannici, ma Sorensen afferma che potrebbe espandersi in altre aree. “La competizione per i buoni progetti è cresciuta molto – ha detto -. Pertanto possiamo anche guardare ad altre tecnologie, tra cui l’energia solare, che ora è diventata molto più efficiente”.

LA PRODUZIONE DI ELETTRICITÀ DA COMBUSTIBILI FOSSILI STA RAPIDAMENTE DIVENTANDO MENO REDDITIZIA DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO

Come anticipato, Kirkbi gestisce la ricchezza del proprietario del Lego, Kjeld Kirk Kristiansen, il secondo uomo più ricco della Danimarca. Nel 2017 ha raggiunto l’obiettivo di abbinare il consumo energetico di Lego a una produzione equivalente di elettricità verde (e lo ha fatto con tre anni di anticipo rispetto al piano). Secondo un rapporto pubblicato il mese scorso da Bloomberg New Energy Finance, la produzione di elettricità da combustibili fossili sta rapidamente diventando meno redditizia dal punto di vista economico, in quanto la tecnologia delle energie rinnovabili riduce i costi. Secondo il gruppo di ricerca, nella maggior parte dei casi l’energia eolica e quella solare saranno più economiche del carbone entro il 2023. “Abbiamo iniziato molto presto, ma guardando alle energie rinnovabili oggi ci sono molti, ad esempio i fondi pensione, che sono desiderosi di investire – ha detto Sorensen -. In Kirkbi abbiamo acquisito una certa esperienza in questo campo e ora stiamo valutando se questo ci offre l’opportunità di fare ulteriori investimenti”.