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Venezuela

L’industria petrolifera del Venezuela passa dalle nuove piattaforme di perforazione

Il Venezuela detiene le maggiori riserve accertate di petrolio al mondo, ma la sua produzione attuale si attesta a circa un milione di barili al giorno, un terzo dei livelli raggiunti in passato

Ad ottobre 11 nuovi impianti di workover (manutenzione e ripristino pozzi) da 550 cavalli entreranno in funzione nei giacimenti petroliferi del Venezuela. Secondo la North American Blue Energy Partners (NABEP) – che ha annunciato l’impiego dei macchinari lo scorso 13 ottobre – si tratta delle prime nuove unità mobili di riparazione e manutenzione a giungere nei giacimenti del Paese dopo oltre 15 anni.

Come riporta Oilprice, il 7 ottobre sono arrivati ​​anche due impianti di perforazione da 1.500 cavalli, cui seguiranno ulteriori attrezzature. L’azienda dichiara di aver acquistato complessivamente 60 impianti, 30 caldaie a vapore e 70 macchinari pesanti, costituendo quella che definisce la più grande flotta di attrezzature pesanti nel Venezuela.

LA PRODUZIONE DELLA NABEP È PASSATA DA 18.000 A 200.000 BARILI AL GIORNO

Di per sé, la consegna di un impianto è un evento di portata limitata; il suo vero significato risiede nel contesto a cui è legato. La NABEP afferma che, nel giro di due anni, la sua produzione è passata da 18.000 a oltre 200.000 barili al giorno, grazie a investimenti per circa un miliardo di dollari finanziati dalla stessa azienda.

“La NABEP sta compiendo progressi seri e costanti nell’incremento della produzione petrolifera”, ha dichiarato Alejandro Betancourt, fondatore e amministratore delegato della società. I ​​nuovi impianti rappresentano lo strumento concreto attraverso il quale si punta a far crescere ulteriormente questo volume.

LE SFIDE DEL MERCATO PETROLIFERO GLOBALE

Il tempismo è fondamentale: i mercati petroliferi soffrono per la carenza di forniture su cui poter contare; il prezzo del Brent si mantiene sopra i 100 dollari, proseguono gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre i costi di trasporto e assicurazione hanno raggiunto livelli record.

Le raffinerie, dalla costa statunitense del Golfo del Messico fino all’India, ricercano greggio pesante che non debba transitare attraverso punti di strozzatura strategici; non a caso, le importazioni indiane di petrolio venezuelano hanno appena toccato il massimo degli ultimi sette anni.

Il Venezuela detiene le maggiori riserve accertate al mondo, ma la sua produzione attuale si attesta a circa un milione di barili al giorno, un terzo dei livelli raggiunti in passato. Per tutti gli operatori che oggi affollano Caracas, la domanda resta la stessa: con quale rapidità è possibile trasformare la capacità inutilizzata in barili di petrolio?

LE ATTIVITÀ DELLA NABEP IN VENEZUELA

NABEP è la società al centro dell’accordo con i Dipartimenti di Stato e della Guerra degli Stati Uniti, annunciato il 31 agosto, che riguarda 17 giacimenti e, secondo quanto dichiarato dall’azienda, conferisce i diritti di commercializzazione di oltre 65 miliardi di barili di riserve di categoria P1.

Gran parte del dibattito successivo si è concentrato sulla struttura dell’accordo: il 1° ottobre i membri di spicco del Partito Democratico in cinque commissioni e sottocommissioni della Camera dei Rappresentanti hanno richiesto ulteriori chiarimenti in merito. Si tratta di interrogativi legittimi che riguardano la governance, ma che restano distinti dalla questione operativa di fondo: l’effettiva esistenza di queste riserve.

I DATI SULLA PRODUZIONE PETROLIFERA

Su questo punto, due diverse fonti convergono nella stessa direzione. Secondo i dati diffusi dalla stessa società – annunciati il ​​31 agosto e ribaditi il ​​13 ottobre – la produzione è passata, nel giro di due anni, da circa 18.000 a oltre 200.000 barili al giorno. L’azienda fissa il punto di partenza a gennaio 2024, includendo i giacimenti di PetroZamora, situati sul lago di Maracaibo, già sotto il suo controllo prima dell’assunzione formale della gestione operativa, avvenuta nell’aprile dello stesso anno.

Parallelamente, la società di analisi Rystad Energy stima che la produzione complessiva delle attività riconducibili a NABEP sia passata dai 90.000 barili al giorno di fine 2024 agli attuali 200.000.

Le due fonti misurano parametri differenti su archi temporali diversi: il dato aziendale parte da gennaio 2024, una fase in cui il portafoglio attuale non era ancora pienamente costituito; la stima di Rystad prende invece le mosse dalla fine di quell’anno e comprende l’intero perimetro delle attività associate alla società, non limitandosi a quelle gestite direttamente.

Di conseguenza, i due dati non vanno intesi come contrapposti. Ciò che conferisce particolare rilevanza a questo trend è il fatto che sia una stima indipendente, sia i registri dell’operatore conducano al medesimo risultato: circa 200.000 barili al giorno, un volume più che raddoppiato rispetto ai livelli registrati all’inizio del 2025.

I PROBLEMI DEL SETTORE PETROLIFERO DEL VENEZUELA

Il declino del settore è stato così profondo che, per ottenere anche solo un barile di produzione aggiuntiva, occorrerebbero una generazione di tempo e decine di miliardi di dollari. Tuttavia, i fatti suggeriscono una soluzione più pragmatica: gran parte della produzione venezuelana andata perduta si trova in giacimenti già esistenti, di cui è nota la geologia.

Laddove un operatore ha investito capitale, attrezzature e manodopera esperta, la produzione ha risposto nel giro di pochi mesi. Si tratta di una via più rapida ed economica per incrementare l’offerta rispetto a qualsiasi progetto greenfield (nuovo impianto), ed è inoltre la strada oggi percorribile da ogni operatore che decida di tornare nel Paese.

I DETTAGLI DELL’ACCORDO TRA LA NABEP E GLI STATI UNITI

Ciò non significa che il percorso sarà privo di ostacoli. L’accordo siglato ad agosto prevede – stando a quanto dichiarato dall’azienda – investimenti per 100 miliardi di dollari in capacità produttiva e infrastrutture; l’obiettivo a breve termine di NABEP è portare la produzione oltre il milione di barili al giorno.

La cifra indicata per gli investimenti si riferisce a un programma da finanziare per fasi, non a capitali già impiegati; quanto all’obiettivo produttivo, esso richiederebbe di estendere a 17 siti – inclusi i blocchi greenfield nella fascia dell’Orinoco – quanto già realizzato su un ristretto numero di asset. Si tratta di una sfida ingegneristica ben diversa dal ripristino dei pozzi nel lago di Maracaibo. Inoltre, la produzione di petrolio pesante dipende dalla disponibilità di diluenti, energia e logistica per l’esportazione e l’andamento della produzione mensile non seguirà necessariamente una linea retta.

NABEP non rappresenta l’intera ripresa del Venezuela e non dovrebbe essere presentata come tale. Anche altri operatori stanno incrementando la produzione, sia nell’area occidentale che nella fascia dell’Orinoco; le modifiche alle politiche di Caracas e Washington, che hanno riaperto il settore, riguardano tutti loro.

NABEP mette in campo un’esperienza consolidata a livello di singolo giacimento – a dimostrazione che il metodo funziona – e dispone di un parco attrezzature che consente di estendere tale approccio su scala più ampia.

I GIACIMENTI PETROLIFERI E LE RIPERCUSSIONI SUL TERRITORIO

Una maggiore produzione trasforma anche l’economia che ruota attorno ai giacimenti. Secondo NABEP, in Venezuela l’attività garantisce un’occupazione diretta a oltre 5.000 persone e ne sostiene più di 10.000 tramite contratti di collaborazione. Ogni impianto di compressione rimesso in funzione e ogni pozzo riattivato richiedono appaltatori, servizi di trasporto, squadre di manutenzione, catering e pezzi di ricambio.

Sulla sponda orientale del lago di Maracaibo – dove centri come Lagunillas e Bachaquero erano nati attorno all’industria petrolifera, per poi declinare insieme ad essa – questo fermento giunge alle imprese locali molto prima che le statistiche nazionali ne registrino gli effetti. Si tratta di quegli ingegneri, tecnici e addetti ai servizi di cui il Venezuela avrà bisogno affinché la ripresa possa durare nel tempo.

Per un mercato che paga il petrolio oltre 100 dollari al barile e tiene il conto di ogni petroliera in transito nello stretto di Hormuz, la conclusione è di natura pratica: i barili aggiuntivi che il Venezuela può offrire non dipendono da nuove scoperte o da rivoluzioni tecnologiche, ma dalla capacità degli operatori di replicare in altri giacimenti quanto già realizzato sul lago di Maracaibo, disponendo al contempo degli impianti di perforazione necessari allo scopo.

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