Energie del futuro

La transizione energetica ha bisogno di litio sostenibile. Anche in Italia

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La transizione energetica ha bisogno del litio, fondamentale per le batterie delle auto elettriche. È però necessario che l’estrazione del metallo diventi più sostenibile

L’elettrificazione dei trasporti sarà centrale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, anche in Italia. Perché si possa parlare a pieno titolo di “mobilità sostenibile”, però, è necessario che i processi di estrazione del litio – materiale fondamentale per le batterie che danno energia alle auto elettriche – vengano resi più “puliti”.

L’estrazione del litio porta infatti con sé notevoli implicazioni socio-ambientali soprattutto in Cile e in particolare nel Salar de Atacama, la più grande piana salina del paese, situata nel nord. Un terzo dell’offerta mondiale di litio viene prodotto qui, da due aziende: Sociedad Química y Minera (SQM) e Albemarle.

L’ESTRAZIONE DEL LITIO NEL SALAR DE ATACAMA

Nel Salar de Atacama il litio è presente nelle acque salate che si trovano sotto la crosta solida del deserto. Per estrarre il metallo, si procede prima con il pompaggio dell’acqua salata e il suo deposito in grandi vasche di evaporazione; i residui dell’evaporazione, poi, vengono lavorati per eliminare le impunità e ottenere il litio.

Il problema di questo metodo estrattivo è che impatta sulle già scarse riserve d’acqua del deserto di Atacama, uno dei più aridi al mondo, minacciando l’equilibrio di un ecosistema piuttosto fragile. Ma la questione è sia ambientale che sociale, perché le comunità che vivono nella regione si oppongono alle attività di SQM.

È (ANCHE) UN PROBLEMA DI BUSINESS

Un articolo del Financial Times spiega inoltre che un calo troppo rapido dei livelli di acqua salata nel Salar de Atacama sarà anche un problema economico per le due compagnie che vi operano.

SQM e Albemarle, sostengono gli autori dell’articolo, hanno allora due possibilità.

La prima è ridurre la quantità di acqua pompata e migliorare le tecniche di trattamento per favorire il recupero dei livelli idrici, continuando a produrre la stessa quantità di litio. Il problema è che non ci sono certezze che il recupero dei livelli d’acqua salata sarà sufficiente.

La seconda possibilità consiste nell’iniettare nuovamente l’acqua salata nel sottosuolo una volta terminata l’estrazione del litio: il processo è chiamato estrazione diretta (DLE). È forse l’opzione migliore, perché permetterebbe di gestire in maniera migliore il rischio di un abbassamento eccessivo dei livelli d’acqua.

E IN ITALIA?

La transizione energetica ha bisogno del litio. Un articolo de La Stampa sostiene che l’Italia potrebbe diventarne un produttore.

Secondo Gianfranco Pizzuto, esperto di mobilità elettrica intervistato dal quotidiano, sarebbe possibile estrarre litio dalle saline italiane, anche se il processo si rivelerebbe più lungo e costoso di quello nel Salar de Atacama.

I costi di produzione, però – afferma Pizzuto –, calerebbero se si utilizzasse energia rinnovabile prodotta da impianti fotovoltaici, visto il grande potenziale solare della Sicilia.