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Lukoil chiede aiuto al Cremlino per il petrolio siberiano

Secondo l’azienda il mancato sostegno governativo all’estrazione petrolifera in Siberia occidentale potrebbe generare una carenza di gettito fiscale per circa 20 miliardi di euro in sei anni

Lukoil ha chiesto una serie di misure per stimolare la produzione in Siberia occidentale, impedire il declino della produzione e conseguenze sul settore della raffinazione. Secondo l’azienda, infatti, il mancato sostegno governativo all’estrazione petrolifera in Siberia occidentale potrebbe generare una carenza di gettito fiscale per circa 20 miliardi di euro in sei anni. A lanciare l’allarme è stato il presidente dello stesso colosso russo Vagit Alekperov intervenendo al Consiglio della Federazione.

PRODUZIONE IN CALO NEI GIACIMENTI DELLA SIBERIA OCCIDENTALE

“Per dieci anni, dal 2008 al 2017, la produzione di petrolio nel territorio di Chanty-Mansijsk è diminuita del 15 per cento, ovvero oltre 40 milioni di tonnellate”, ha dichiarato Alekperov. Con gli attuali prezzi del petrolio, il calo dei ricavi di bilancio dovuti alla minor produzione in Siberia occidentale ammonteranno a 20 miliardi di euro in meno “nell’arco di sei anni”, ha dichiarato Alekperov.

RISERVE SEMPRE PIÙ DIFFICILI DA ESTRARRE

Alekperov ha chiesto, in particolare, alle istituzioni russe una modifica alle normative fiscali per stimolare in modo più efficace lo sviluppo dei giacimenti esistenti. La ragione della richiesta risiede nelle difficoltà riscontrate dall’azienda nel gestire alcune enormi riserve petrolifere in suo possesso, collocate nelle profondità della Siberia occidentale. E nell’aumento dei costi di estrazione dovuti alla necessità di estrarre in condizioni sempre più difficili. “Per il loro sviluppo sono necessarie misure costose che, in base all’attuale regime fiscale, non sono sempre redditizie”, ha affermato Alekperov.

PER IL MINISTRO NOVAK SENZA STIMOLI, LA RUSSIA SI POTREBBE TROVARE NELLA CONDIZIONE DI PERDERE QUASI IL 50% DELLA SUA ATTUALE PRODUZIONE ENTRO IL 2035

La richiesta dell’ad di Lukoil non è nuova. Già il ministro dell’Energia russo Alexander Novak aveva evidenziato che senza stimoli, entro il 2035 la Russia si potrebbe trovare nella condizione di perdere quasi il 50% della sua attuale produzione petrolifera: secondo il dicastero si potrebbe passare dalle 555 milioni di tonnellate registrate nel 2018 a 311.