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Gas

Crisi del Mar Rosso, ex Ilva e idroelettrico: cosa dicono i quotidiani

Un Mar (Rosso) di preoccupazioni, il debito dell’ex Ilva con Snam da 109 milioni e per l’idroelettrico esclusa la proroga delle concessioni. Le notizie di oggi pubblicate dai quotidiani nazionali

L’Europa e l’Italia tra preoccupazioni e incertezze. La crisi nel Mar Rosso inizia a preoccupare seriamente l’Europa per l’impatto diretto che potrebbe avere sulle forniture di energia. Sul fronte ex Ilva arriva la decisione del Tar della Lombardia che respinge ricorso presentato da Acciaierie d’Italia decretando che Snam ha piena facoltà di sospendere l’erogazione del gas. Infine, gli emendamenti al decreto energia per la proroga delle concessioni idroelettriche non potranno essere sostenuti dal Governo, in quanto contrastano con gli impegni assunti nel Pnrr.

CRISI DEL MAR ROSSO: CRESCONO LE PREOCCUPAZIONI DELL’EUROPA SULLE FORNITURE DI ENERGIA

Secondo quanto riportato ieri da Energia Oltre, “il Qatar ha sospeso l’invio di petroliere di GNL attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, dopo che gli attacchi aerei degli Stati Uniti contro obiettivi Houthi nello Yemen hanno sollevato rischi nell’area del mar Rosso, una rotta cruciale per il commercio internazionale”.

La crisi nel Mar Rosso, in particolare, spaventa l’Europa per l’impatto diretto che potrebbe sulle forniture di energia.

Il Sole 24 Ore, oggi, spiega che: “il mercato non riflette ancora uno scenario di allarme: le quotazioni del combustibili sono anzi scese, quasi incredibilmente, nella giornata di ieri. Il gas addirittura è arretrato di oltre il 6% al Ttf, con una breve puntata sotto la soglia dei 30 euro per Megawattora, che era inviolata da agosto. Il petrolio ha concluso in ribasso di circa mezzo punto percentuale, vicino a 77 dollari al barile nel caso del Brent. Una reazione che mal si concilia con gli sviluppi degli ultimi giorni e che in gran parte dipende da movimenti speculativi (che possono anche essere ribassisti, anche se si tende a dimenticarlo). I fondi guardano alle banche centrali, convinti che l’inflazione non faccia più paura. E guardano all’offerta di gas e petrolio, che nonostante tutto – almeno sulla carta – risulta ancora sufficiente”.

Secondo i dati di tracciamento delle navi compilati da Bloomberg sono ferme da venerdì scorso almeno 5 navi GNL gestite dal Qatar che si stavano dirigendo verso il passaggio all’estremità meridionale del Mar Rosso.

In generale il traffico delle metaniere nel Mar Rosso è crollato: da Suez (in entrambe le direzioni) ne sono passate solo 5 nei primi dodici giorni di quest’anno secondo Icis, a fronte di 30-40 carichi mensili in transito in periodi normali.

Sul fronte del petrolio e dei carburanti – secondo il Sole 24 Ore – si rischia grosso: “le navi cisterna si stanno fermando a decine e sempre più spesso cambiano rotta, in quella che ormai sembra una vera e propria fuga, simile a quella già compiuta dalle portacontainer. Il fenomeno si è intensificato con l’escalation determinata dai raid angloamericani nello Yemen. E la situazione sta peggiorando di giorno in giorno. Dal 23 dicembre, stima Citi, le forniture “bloccate” in mare sono aumentate di oltre 30 milioni di barili nel caso del greggio e quasi 20 milioni nel caso dei prodotti raffinati”.

«Dal Mar Rosso non passa praticamente più nessuno», commenta con Il Sole 24 Ore Paolo d’Amico, nella veste di presidente di Intertanko, l’associazione internazionale di riferimento degli armatori di navi cisterna. «La situazione è diventata così precaria e rischiosa che dal punto di vista legale gli obblighi contrattuali con i clienti sono cambiati. E comunque le compagnie petrolifere si guardano bene dal chiedere agli armatori di transitare nella zona».

Anche per il nostro Paese – come spiega La Repubblica –  si prepara un periodo problematico. «Il danno economico è già iniziato per i nostri porti, soprattutto quelli del Sud, ma anche quello di Genova», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Il 40% del nostro commercio marittimo — ha sottolineato il titolare della Difesa Guido Crosetto — passa attraverso Suez, è una parte fondamentale della nostra ricchezza: vale oltre 140 miliardi di euro. L’Italia ha distaccato una delle fregate che era all’interno della missione europea Atalanta a protezione dei nostri mercantili. Ma non basta, gli attacchi sono sempre più frequenti».

EX ILVA, IL TAR ELLA LOMBARDIA DA’ RAGIONE A SNAM

Non c’è pace per Acciaierie d’Italia. Il Tar della Lombardia ha, infatti, respinto il ricorso presentato dal gruppo siderurgico italiano decretando che Snam ha piena facoltà di sospendere l’erogazione del gas all’ex Ilva a causa del mancato pagamento delle bollette. Secondo quanto evidenziato oggi dal Corriere della Sera – per il Tar della Lombardia “non c’è più spazio per sospendere l’efficacia della decisione con cui Snam Rete Gas aveva annunciato a fine 2023 di voler interrompere la fornitura del gas all’ex Ilva mettendo in programma le operazioni di discatura dei punti di riconsegna”.

Acciaierie d’Italia – secondo quanto riporta il quotidiano “aveva ottenuto dall’Arera, l’Autorità per le reti e l’energia, la fornitura del gas sino al 30 settembre scorso, e poi un’ulteriore estensione sino al 18 ottobre, e durante il ricorso al Tar lombardo ha continuato a ricevere il gas da Snam Rete Gas appunto attraverso il servizio di default”.

Il debito ammonta a 109 milioni di euro, e altri 69 milioni sono maturati in novembre e dicembre durante la sospensiva inizialmente concessa dal Tar.

Acciaierie d’Italia impugnato la scadenza di fronte al Tar lombardo, annunciando il ricorso al Consiglio di Stato “per non far diventare operativa la decisione e impedire lo stacco della fornitura, guadagnando una residua frazione di tempi supplementari sulla questione cruciale per la prosecuzione dell’attività degli stabilimenti”; scrive il Corriere della Sera.

Riguardo alla trattativa tra i legali di ArcelorMittal e Invitalia, la disponibilità dei franco-indiani ad accontentarsi di un indennizzo a “conto” per l’uscita non è risultata ancora decisiva. Secondo quanto evidenzia il quotidiano “a fronte di un valore contabile di circa 420 milioni (ovvero il 40% della valutazione della società al momento dell’ingresso di Invitalia nel 2020), ArcelorMittal si accontenterebbe di una buonuscita di 250-300 milioni. Attualmente ArcelorMittal detiene il 62% di Acciaierie d’Italia a fronte del 38% di Invitalia. Ma il veicolo pubblico è destinato a salire al 60% (e il socio privato a diluirsi al 40%, da cui la valutazione contabile di 420 milioni) con la conversione del prestito obbligazionario da 680 milioni di un anno fa”.

Il governo – che starebbe trattando sul prezzo – ha “fissato come deadline mercoledì 17 gennaio per comunicare il giorno successivo ai sindacati la strada intrapresa: divorzio consensuale o rottura e conseguente amministrazione straordinaria”.

IDROELETTRICO: IL GOVERNO ESCLUDE LA PROROGA DELLE CONCESSIONI

“Gli emendamenti al decreto energia all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera per la proroga delle concessioni idroelettriche non potranno essere sostenuti dal Governo perché contrastano con gli impegni assunti nel Pnrr e mettono a rischio l’erogazione della quinta rata. Il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto lo ha detto (e scritto) esplicitamente tant’è che la maggioranza ha ritirato le proposte di modifica”, riporta oggi Il Sole 24 Ore.

Riccardo Zucconi responsabile energia di Fratelli d’Italia, secondo quanto riporta il quotidiano, segnala che «c’è comunque da mettere in sicurezza le concessioni già scadute alla fine del 2023» che sono circa una quarantina su oltre 4.400. Una norma ad hoc da inserire nel decreto Milleproroghe, anticipa ancora Zucconi che non esclude in prospettiva anche di «rinegoziare» con Bruxelles visto che «in nessuna nazione europea è imposta la messa a gara in termini così stringenti».

Secondo il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto mettere in discussione la messa a gara delle concessioni rischia di bloccare o ridurre l’erogazione e l’importo della quinta rata che vale oltre 10 miliardi. “Di qui – scrive il Sole 24 Ore – il ritiro anche degli emendamenti che puntavano a reintrodurre il doppio binario per le concessioni idroelettriche: a fianco dell’iter per le gare, previste come milestone del Pnrr, era stata introdotta la possibilità di riassegnare all’operatore uscente la concessione a fronte di impegni per consistenti nuovi investimenti. Improbabile, però, ottenere un via libera della Ue su questa norma senza prima negoziare la modifica della previsione del Pnrr. Un negoziato che difficilmente potrà prendere corpo prima delle elezioni europee e prima del pagamento della quinta rata del Pnrr”.

 

 

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