Chiusi i termini del bando voluto da MEF e Mimit, ma a partecipare è stato soltanto il Fondo Italiano d’Investimento, controllato da CDP. Perché?
Il bando per il Fondo Materie Prime è chiuso, ma solo una Sgr si è fatta avanti per gestire il miliardo di euro. I termini del bando si sono chiusi ieri, ma l’unico a partecipare al “dialogo (poco) competitivo” è stato il Fondo Italiano d’Investimento, controllato per il 55% da Cassa Depositi e Prestiti attraverso Cdp Equity, secondo quanto riporta Milano Finanza. Perché la gara è andata quasi deserta?
VIA LIBERA AL FONDO MATERIE PRIME
A febbraio il Mef e il Mimit hanno dato il via libera al Fondo Materie prime. Sul piatto c’è 1 miliardo di euro per rafforzare l’approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche (litio, cobalto, terre rare, etc.) necessarie per la transizione, sostenendo progetti di estrazione, raffinazione e riciclo.
Risorse che saranno gestite dalla Società di Gestione del Risparmio “Fondo Italiano d’Investimento”, unica partecipante al “dialogo competitivo” che si è chiuso ieri, strumento preferito dal Governo ufficialmente per la complessità tecnica dell’operazione in un settore altamente strategico e volatile. Il gestore dovrà operare secondo logiche di mercato per supportare l’estrazione e il riciclo di materiali critici, per garantire l’autonomia strategica dell’industria italiana e attrarre potenzialmente co-investimenti da parte di investitori privati, esclusi dalla gestione diretta del fondo primario. La struttura del bando di gara, però, solleva diversi dubbi.
IL BANDO PER LA GESTIONE DEL FONDO MATERIE PRIME
Il miliardo di euro avrebbe fatto gola alle grandi Sgr private italiane ed internazionali. Tuttavia, la procedura pubblicata dalla stazione appaltante Consip (“Selezione di un Gestore del veicolo di investimento denominato Fondo Imprese Fondo FI) il 29 gennaio ha fissato criteri molto rigidi per accedere alle risorse. Infatti, il bacino dei potenziali partecipanti si limitava alle società di gestione del risparmio partecipate, anche indirettamente, dal ministero dell’Economia. La clausola ha escluso automaticamente tutte le grandi SGR private (italiane ed estere) che hanno esperienza nel settore delle commodities e del private equity, spalancando la strada per la vittoria del Fondo Italiano d’Investimento.
IL GOVERNO CONTROLLERÀ LE RISORSE DEL FONDO MATERIE PRIME
La compagine societaria del gestore del Fondo Materie Prime vede come azionista di riferimento la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che detiene il 55% del capitale per il tramite di CDP Equity. L’aggiudicazione rende il soggetto l’interlocutore naturale per le grandi operazioni di politica industriale dello Stato. Il Governo mantiene così il controllo strategico sul miliardo di euro attraverso il circuito MEF-CDP-Fondo Italiano d’Investimento. Ma a quale prezzo per la concorrenza?
LA RIFORMA DEL CONSIGLIO UE SULLE MATERIE PRIME
Intanto, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato oggi la propria posizione ufficiale sulla modifica del Critical Raw Materials Act (CRMA), il regolamento europeo sulle materie prime critiche. Un aggiornamento normativo che propone un cambio di passo: la responsabilità di individuare le grandi aziende che impiegano materiali rari passerà dai singoli Stati membri alla Commissione Europea. Questa dovrà informare tempestivamente gli Stati membri e l’European Critical Raw Materials Board in merito a queste imprese e alle loro specifiche vulnerabilità. La Commissione Ue avrà anche il potere di suggerire alle grandi imprese azioni concrete per fronteggiare potenziali interruzioni nelle forniture. Il Comitato europeo per le materie prime critiche continuerà a sorvegliare sui progetti strategici e sulla resilienza complessiva delle catene del valore.
L’obiettivo di questa riforma è duplice: prevenire blocchi produttivi attraverso una gestione proattiva delle crisi e migliorare la trasparenza e la responsabilità dei colossi industriali lungo tutta la catena di approvvigionamento, accelerando al tempo stesso verso l’economia circolare.


