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Messico, Obrador verso riforma del settore energetico

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Il presidente del Messico Obrador punta a ristabilire un maggiore controllo dello stato sulle risorse naturali

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador non esclude l’idea di una nuova riforma del settore energetico – dopo quella del 2013 che l’ha liberalizzato, mettendo fine al monopolio pubblico – per ristabilire un maggiore controllo dello stato sulle risorse naturali.

In un memorandum firmato il 22 luglio scorso – la cui autenticità è stata confermata in questi giorni – si parla infatti della necessità di una modifica costituzionale così da poter portare avanti il piano di “salvataggio” della PEMEX e della CFE, che l’amministrazione López Obrador considera una priorità.

IL PUNTO SU PEMEX E CFE

PEMEX (Petróleos Mexicanos) è la compagnia petrolifera statale messicana. Versa in condizioni critiche: è l’azienda petrolifera più indebitata al mondo, i suoi livelli produttivi sono in declino da anni e i suoi processi operativi sono in larga parte inefficienti, anche a causa della diffusa corruzione.

La CFE è la Commissione federale dell’elettricità, l’azienda statale che si occupa della generazione, della trasmissione e della messa in commercio dell’energia elettrica sul territorio messicano. Oltre un terzo della capacità di generazione elettrica della CFE proviene da impianti vecchi e poco efficienti. La CFE gestisce delle centrali idroelettriche, ma molte altre centrali sono alimentate a gas naturale e ad olio combustibile. Come ad esempio la centrale termoelettrica di Tula, una delle più grandi del Messico: secondo un’inchiesta di Reuters, dal 2016 al 2019 nella centrale è stato bruciato dell’olio di combustibile con una percentuale di zolfo quasi doppia rispetto a quella consentita dalla legge.

L’OBIETTIVO DEL GOVERNO MESSICANO

Il governo López Obrador vuole riportare PEMEX agli antichi fasti: a quando cioè la compagnia – quasi un simbolo di orgoglio nazionale, in Messico – era sinonimo di crescita economica e di occupazione. Per la CFE, invece, l’obiettivo è che l’azienda mantenga la quota di generazione elettrica del 54 per cento. I due obiettivi sono legati: rafforzando la CFE, le cui centrali sono alimentate soprattutto ad olio combustibile, il governo garantisce uno sbocco al distillato prodotto in eccesso da PEMEX.

IL NUOVO MANIFESTO ENERGETICO

López Obrador ha assicurato che i contratti già stipulati saranno rispettati e che i privati potranno continuare a partecipare al settore energetico come appaltatori di PEMEX e CFE (con una percentuale massima di generazione di elettricità del 46 per cento). I principi che animano la politica energetica del governo messicano, però, scrive il quotidiano El Economista, “hanno come denominatore comune la limitazione dell’attività privata a beneficio di PEMEX e CFE”.

Il memorandum si articola in sedici punti. Per il settore petrolifero, ad esempio, viene fissato l’obiettivo di raggiungere un output di 1,8 milioni di barili di greggio al giorno per il 2020, di 1,9 milioni nel 2021 e così via, fino ai 2,2 milioni nel 2024. Il governo punta all’autosufficienza energetica: per questo, il petrolio non dovrà essere esportato e dovrà esserne estratta solo la quantità necessaria alle raffinerie domestiche.

Il piano di riabilitazione delle sei raffinerie esistenti dovrà permettere di raggiungere, nel 2022, un livello di raffinazione di 1,2 milioni di barili al giorno. Per quest’anno dovrà inoltre essere completata la costruzione di una nuova raffineria a Dos Bocas, nel sud del Messico, con una capacità di 340mila barili al giorno.

Per il settore dell’elettricità, invece, l’amministrazione López Obrador vuole che il sistema nazionale venga alimentato in primis con l’energia idroelettrica, poi con quella prodotta nelle altre centrali della CFE, poi dagli impianti eolici e solari e infine dalle centrali a ciclo combinato.

Nel memorandum viene anche espressa la necessità di fornire sostegno alla PEMEX e alla CFE “per evitare che continuino a perdere quote di partecipazione nel mercato nazionale”.