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La Nigeria punta sulle mini raffinerie di petrolio

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La Nigeria è il più grande produttore di petrolio dell’Africa ma importa quasi tutto il combustibile che consuma. Le mini-raffinerie potrebbero aiutare il paese a risolvere il problema

La Nigeria, il più grande produttore di petrolio dell’Africa e membro dell’OPEC, sta cercando di reinventare la propria industria della raffinazione per ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibile.

QUANTO IMPORTA LA NIGERIA

La Nigeria infatti importa quasi tutto il combustibile che consuma, per un costo di circa 7 miliardi di dollari all’anno.

Vista anche la rapida crescita della popolazione, il paese sta cercando da tempo di modernizzare le quattro raffinerie statali, costruite decenni fa e ormai antiquate, dalla capacità complessiva di 445mila barili al giorno. Ma l’intenzione potrebbe non portare da nessuna parte – Bloomberg, anzi, scrive che la situazione si è “arenata” –, vista la mancanza di risorse.

UN CAMBIO DI PARADIGMA

La Nigeria ha allora iniziato a propendere per un cambio di paradigma nel settore: dotarsi di raffinerie modulari, più piccole e meno costose da realizzare. L’obiettivo è che entro il 2025 questi impianti riescano a soddisfare almeno il 10 per cento della domanda nazionale di combustibile.

LA RAFFINERIA DI WATERSMITH

La prima raffineria modulare è stata costruita dalla compagnia nigeriana Waltersmith ed ha iniziato le attività questo mese, nello stato meridionale di Imo.

L’impianto ha una capacità di 5mila barili al giorno, circa l’1 per cento delle importazioni nigeriane di combustibile, e produrrà inizialmente diesel, cherosene e nafta. Waltersmith possiede una quota del 70 per cento, mentre la restante parte è nelle mani del governo.

Lo stabilimento di Waltersmith non basterà certamente a risolvere la dipendenza della Nigeria dalle importazioni. La compagnia ha però detto di voler aumentare l’output di dieci volte entro i prossimi tre anni, producendo più benzina.

Il governo nigeriano, inoltre, ha autorizzato la costruzione di 40 mini-raffinerie, che dovrebbero dotare il paese di una capacità di raffinazione di almeno 80mila barili al giorno in cinque anni.