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Nomine, il dopo voto in Emilia e Calabria fa ripartire il toto-nomi

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Si profila la continuità, ma tutto ruota intorno alla conferma di Descalzi per le nomine delle partecipate

“La ‘fase due’ del governo avrà come prova di forza tra le principali la nomina di circa 400 amministratori di società partecipate dal Tesoro. Calibri come Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Mps, Enav, una fetta di Piazza Affari con oltre 165 miliardi di valore e più di ricavi, dopo flussi d’affari a 10 zeri. Si inizia solo ora, in ritardo perché il governo non ha potuto aprire il vaso di Pandora delle nomine prima delle Regionali”. Lo scrive La Repubblica precisando che “i risultati in Emilia Romagna, che rinsaldano l’esecutivo e il Pd nella maggioranza, potrebbero indurre a mosse più audaci gli “Orazi” di Nicola Zingaretti, che per due mesi negozieranno con M5s, Iv e Leu le liste dei nomi”.

GLI M5S VOGLIONO DIMOSTRARE CHE CONTANO ANCORA

Tuttavia, prosegue il quotidiano romano, “i M5s, decimati nell’urna, tengono moltissimo alle nomine, per mostrare agli elettori che contano ancora; e la frammentazione del potere nel Movimento rende meno governabile il processo”.

AI NASTRI DI PARTENZA IL BANDO PER LE CANDIDATURE AUSPICATO DA GUALTIERI

“Ma il fischio di inizio c’è stato: al Tesoro sembra ai nastri di partenza il bando pubblico per raccogliere le candidature, auspicato dal ministro Roberto Gualtieri l’autunno scorso; non risulta però assegnato un mandato ai cacciatori di teste esterni. Tra le retrovie dei partiti s’iniziano a raccogliere strategie e figurine, che verso metà febbraio finiranno sui primi tavoli negoziali”, racconta La Repubblica.

ENI IL TASSELLO PRINCIPALE

“Al momento molti osservatori concordano sul fatto che il tassello da cui molto discenderà riguarda la massima carica dell’Eni. Dal 2014 è in capo a Claudio Descalzi, uomo di scuola Agip in azienda dal 1981. In sei anni, iniziati con il crollo dei prezzi petroliferi, Descalzi ha saputo ristrutturare l’Eni, che pur rimpicciolite non ha smesso di produrre barili, fare scoperte e trasformarle in utili. Tuttavia le nuvole giudiziarie sul capo del dirigente milanese sono dense”, aggiunge il quotidiano romano.

“Non è comunque facile sostituire il capo della più strategica azienda italiana: nell’Eni non si vedono “delfini”, mentre fuori il Pd potrebbe gradire i curricula degli ex Stefano Cao (ad di Saipem che mancò per un pelo la guida Eni nel 2008) e Marco Alverà, pupillo di Paolo Scaroni ora ad Snam”.

CAMBIO ALLA PRESIDENZA DI ENEL ED ENEL

“Pare invece più probabile il cambio della presidente Emma Marcegaglia dopo sei anni. All’Enel, colosso statale che ormai quasi doppia Eni in Borsa, l’ad Francesco Starace gode di appoggi trasversali nella maggioranza, e s’è detto intenzionato a restare, per proseguire la transizione verso le energie rinnovabili. Anche qui la presidente Maria Patrizia Grieco sembra meno inamovibile: pur se il Tesoro è intenzionato a rispettare i più cogenti vincoli previsti dalle nuove modifiche alla legge sulle “quote rosa”, per cui i nuovi cda vedranno le donne al 40%”, sottolinea La Repubblica.

IN TERNA FERRARIS POTREBBE AVERE LA RICONFERMA

“In Terna l’ad Luigi Ferraris ha dalla sua la costante crescita dell’azione, a fronte di buoni risultati che potrebbero valere la conferma”.